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La Colonna infame
Il sindacato? Non è chiaro cosa sia adesso

I diritti conquistati dai lavoratori  decenni e decenni fa si stanno perdendo per la difficoltà ed in parte per la incapacità dei sindacati di stare al passo con la storia e di gestire al meglio i diritti rinunciando ad alcuni ed acquisendone altri. È piuttosto critico il giuslavorista ed accademico Gaetano Veneto (foto) quando discetta con AFFARI sul ruolo odierno del sindacato italiano.

A cosa dovrebbe rinunciare?

All’idea di posto di lavoro. Attraverso la formazione il sindacato deve trasmettere al lavoratore che non è tanto importante il posto di lavoro quanto il lavoro in sé.

Intende lo smart working?

Intendo un lavoro flessibile, non precario. La flessibilità - nei Paesi nord europei - si coniuga al lavoro come la precarietà si lega alla crisi. E l’Italia è un Paese – ahimè – in crisi. Se in Olanda o in Danimarca è molto più semplice perdere un lavoro per trovarne un altro, nel nostro Paese rimanere disoccupati è perdere la dignità e – in qualche caso – anche la vita.

Il sindacato è stato alla finestra in questi ultimi anni?

È stato lento nel prendere e dare coscienza di un mondo del lavoro  in trasformazione. Il compito di far acquisire cultura al mondo imprenditoriale non è stato adeguatamente svolto, altrimenti l’Italia avrebbe una Confindustria diversa da quella che – evidentemente – si merita.

E lo Stato?

Se il datore di lavoro non è acculturato e lo Stato che ci ritroviamo è il peggiore del mondo, il sindacato in assenza di interlocutori degni si adegua ad una situazione di  degrado. Ed è quello che è successo con la conseguenza di aver perso ruolo e spazio.

Il ruolo e lo spazio sono irrecuperabili?

Non proprio. A differenza dei partiti, il sindacato ha la possibilità di recuperare una funzione primaria, quella di rappresentante naturale delle esigenze sociali e non propriamente di lavoro.

Si spieghi meglio.

Tutti i lavoratori hanno la necessità di affrontare il fisco, per esempio ed il sindacato a tal proposito potrebbe avere un ruolo che finora non ha saputo gestire al meglio,  soprattutto se si considera il degrado della politica, i partiti svuotati e ridotti a lobby di corruzione, l’inadeguatezza dei gestori della cosa pubblica.

Saprà riconquistare l’importanza del passato?

Dipende da come gioca al tavolo delle pensioni, per esempio. Far capire che la pensione è un reddito e che incrementandola di conseguenza aumenta la spesa pubblica, ripartono i consumi, si potenzia la produzione e l’occupazione, servirà a tirare a lucido la sua immagine e a ridare vigore alla sua funzione.

Le maggiori sigle sindacali italiane su cosa sono unite?

Pensioni e sanità sono i maggiori punti critici del bilancio dello Stato. Su questi temi i sindacati sono allineati, per fortuna, perché hanno capito che l’unità di intenti permette di raggiungere risultati soprattutto davanti ad un governo alquanto incerto e ad una Ue molto critica in quanto il governo italiano non è in grado di controllare i costi della previdenza.

Su cosa sono divisi?

Sulla contrattazione collettiva che abbisogna di ruoli ben definiti.

Perché non ricorrere alla contrattazione nazionale che ha ruoli collettivi più unificanti?

Giusto. Se si deve discutere della sopravvivenza della siderurgia in Italia ha poco senso che i metalmeccanici della Fim Cisl abbiano una posizione diversa dalla Fiom. Mentre è più importante fare scelte che tutelino l‘economia industriale italiana. Ci siamo mai chiesti se la siderurgia è trainante per la nostra industria? O è meglio riconoscere che gli africani come i brasiliani o come da anni gli asiatici possono produrre acciaio meglio di noi a costi inferiori? 

È difficile coniugare reddito più alto, diritti e sicurezza sul lavoro?

Su questi fronti il sindacato dovrebbe ritagliarsi spazi per lavorare in maniera unitaria e non ciascuno per sé.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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