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La Colonna infame
In Libia facciamo germogliare la massoneria

Nel caos del Paese nordafricano, l’uomo in quanto persona è dimenticato e  completamente lasciato a se stesso. L’unica via di salvezza che egli intravvede è la fuga rinunciando a radici, affetti, appartenenza. È la considerazione con la quale esordisce il massone Pasquale La Pesa (foto), membro della Giunta del Grande Oriente d’Italia con il ruolo di Secondo gran sorvegliante - delegato ai rapporti con l’estero, alla domanda:

La massoneria può essere strumento di composizione tra le controversie?

I massoni del Grande Oriente d’Italia hanno acquisito un metodo che è quello dell’ascolto, anche quale forma di rispetto per chi argomenta. Ascoltare gli altri, parlare uno per volta senza interrompere consentendo che l’interlocutore termini di esprimere il proprio punto di vista, sono valori che mettono al centro della nostra attenzione l’ ‘altro’, che è sempre fonte di arricchimento. Qualunque cosa egli dica.

Relazionarsi in maniera massonica può essere l’antidoto per dirimere le incomprensioni?

Si, agire in modo massonico dà valore al dialogo e riduce al minimo la possibilità di equivoci e malintesi.

In una società dove la televisione sostituisce il dialogo, come vive un massone?

Grazie alla formazione acquisita il massone si circonda di persone dialoganti e buoni libri. Perciò meno tivvù (la combinazione di suoni ed immagini che colpiscono un cervello passivo è letale), più lettura e rapporti interpersonali.

Cosa potrebbe fare la massoneria se fosse presente in Libia?

La massoneria non potrà mai intervenire direttamente nell’agire politico libico, ove fosse presente. Essa non ha una dottrina da inculcare. L’unica azione che potrebbe mettere in campo è intervenire sulla coscienza dell’uomo, formarlo e migliorarlo. La società cambierebbe in meglio. Ne sono convinto!

L’uomo va perciò educato?

Sì, nel senso di ‘educere’: tirar fuori dalla sua coscienza tutto il ‘buono’ che possiede. In un Paese tormentato come la Libia un’opera di educazione massonica delle coscienze potrebbe sortire un miglioramento delle comunità. 

Si spieghi meglio.

Durante gli incontri massonici, nel Rituale c’è una domanda: “A che scopo ci riuniamo?”. La risposta è: “per il bene dell’umanità e alla gloria del grande architetto dell’universo”. Questo vuol dire che il lavoro delle Logge è orientato verso una precisa direzione spirituale.

Si vuol far credere che i disordini libici e di altri Paesi mediorientali siano di natura religiosa. Qual è il suo parere?

Le religioni non si interessano di guerre. In realtà sono gli interessi economici e territoriali che utilizzano le religioni come strumento per fare regolamenti di conti. In quei luoghi se ci fosse il rispetto della divinità ci sarebbero migliori equilibri.

Secondo lei bisogna passare dalle rivoluzioni per ristabilire pacifiche convivenze? La massoneria quale ruolo avrebbe nelle diatribe?

Dipende, è successo in Francia sul finire del 1700 dove una massoneria rivoluzionaria ha favorito la nascita della Rivoluzione francese propugnando valori cari all’essere umano come la libertà, la fratellanza e l’uguaglianza. Non sarebbe potuto succedere in Inghilterra dove, tradizionalmente, il re è il capo dello Stato, capo della Chiesa e capo della Massoneria.

Intravvede una persona in Libia in grado di ristabilire l’ordine?

La massoneria insegna a pensare che non può esistere un “uomo della provvidenza”, ma che, probabilmente - in alcuni momenti - può venir fuori una persona che diventi il catalizzatore di una massa critica. Abbiamo certamente presenti gli esempi di Malala Yousafzai, la quattordicenne pachistana ferita perché rivendicava il diritto all'istruzione, o Rosa Louise Parks, attivista statunitense, figura-simbolo del movimento per i diritti civili  passata alla storia per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco, o Martin Luther King che con il suo ‘I have a dream’ ha prodotto dopo decenni un presidente americano nero. I grandi cambiamenti non avvengono in maniera repentina altrimenti producono l’effetto rebound (contraccolpo). La storia ci insegna che ad ogni Rivoluzione segue la Restaurazione, ad ogni Riforma una Controriforma: tutto è transitorio, occorre osservare, ascoltare ed agire lentamente per ristabilire equilibri pacifici.  

La massoneria è intrisa di simboli ricchi di significato ma difficili da affermare dove non c’è cultura ed istruzione. È cosi?

Esatto. Faccio un esempio. Ha comunicato - alle nuove generazioni - molto più Walt Disney (era massone) con i guanti bianchi di Topolino (che richiamano i guanti indossati dai Fratelli massoni) che simboleggiano la lotta del bene contrapposto al male rappresentato da Gambadilegno, di tanti bei discorsi che si possono fare su questi temi.

Secondo lei è veritiera la tesi che tra qualche decennio saremo tutti islamici?

La domanda che mi pongo è: saremo più fratelli?

Nel vociare caotico di quei Paesi martoriati da guerre civili, tumulti e disordini sociali, risulterebbe utile la voce della massoneria?

Sarebbe meglio invitare le persone al silenzio più meditato e riflessivo e trovare la maniera per aiutare chi ci chiede aiuto perché il pericolo non può certo provenire da chi è più povero e disperato di noi.

Uno straniero potrebbe far germogliare il seme della massoneria in Libia?

Ho qualche dubbio perché le tante emergenze umanitarie in quel Paese hanno l’assoluta precedenza. E' impensabile che una persona che sta tentando di far sopravvivere i propri cari prenda un libro e incominci a leggere oppure a pensare ad un pensiero filosofico o spirituale che lo migliori. Ho sempre sostenuto che bisogna essere “liberi da … per essere liberi di ...”. Nella nostra società può essere interpretato come essere liberi dai pregiudizi per essere liberi di arrivare alla verità, ma in quei Paesi bisogna essere liberi dal bisogno.

Cosa suggerisce?

La massoneria potrebbe scendere in campo ed impegnarsi per aiutare a far superare le tragedie immani dei libici e di altri popoli che versano nel caos, attraverso azioni solidaristiche che devono essere realizzate senza troppo clamore perché altrimenti servono solo a gratificare l’ego, ad appuntarsi medaglie sul petto.  In passato ci sono stati massoni  come Totò, per fare un esempio, il quale - al mattino molto presto - si faceva accompagnare nei bassi dei quartieri spagnoli di Napoli dal suo autista e faceva infilare sotto le porte delle banconote senza che si dovesse sapere che era stato lui. Questa è la solidarietà più autentica.

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

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