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La Colonna infame
Israele: il primo consolato italiano nasce a Bari
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Il trentunenne Luigi De Santis, ha una laurea in giurisprudenza ed un curriculum da enfant prodige. Per l’Ance è presidente dei giovani costruttori di Bari/Bat. Per la Camera di Commercio di Bari è membro della Consulta giovanile. Per il Fai (Fondo Ambiente Italia) è capo delegazione del gruppo giovani della provincia di Bari. Per Confindustria Bari/Bat è consigliere dei giovani industriali. Rappresenta la terza generazione di una famiglia di costruttori, è impegnato nell’edilizia privata e si accinge ad occuparsi a tempo pieno dello sviluppo dei rapporti tra la Puglia e lo Stato di Israele perché - il giovane De Santis - è stato scelto dal governo israeliano quale primo e unico console onorario in Italia per un ruolo molto impegnativo: incentivare i rapporti tra i due Paesi. Non a caso, la Puglia dopo la Lombardia è la seconda regione italiana ad esportare in Israele intelligenze e competenze.
 
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Perchè lo Stato di Israele lo ha scelto? O lei si è proposto?

Sono stato sperimentato sul campo quando - durante il 2014 - ho preso parte (invitato) ad una missione imprenditoriale organizzata dal ministero degli Esteri israeliano (eravamo circa 38 giovani under 40 provenienti da circa 18 Paesi diversi, io rappresentavo l’Italia meridionale) per sviluppare collaborazioni in base al ruolo professionale. Dopo quest’esperienza ho accompagnato l’ambasciatore Naor Gilon durante la sua recente visita in Puglia alla scoperta delle imprese pugliesi. Dopodichè la nostra conoscenza si è evoluta fino alla proposta di console. Non c’ho messo molto per decidere perché era il mio sogno nel cassetto.

Quali affinità la legano a quel Paese?

Quelle che scaturiscono dalla mia visione geopolitica del mondo, dall’osservazione del loro modo di vivere e rispetto dei diritti umani. Israele è una delle più compiute democrazie esistenti, non fa discriminazioni di carattere religioso e sessuale. E in questo particolare periodo storico funge da stabilizzatore in quella parte di mondo.

Lo conosceva?

Non le nascondo che in quel Paese ci sono stato diverse volte fin da bambino con la mia famiglia perché ho sempre apprezzato le sue bellezze naturali e culturali. Ci sono sempre tornato con molto piacere. Le emozioni che in me ha suscitato Gerusalemme le ho provate poche volte nella mia vita. 

C’entra l’elemento religioso?

Ho ammirazione per un luogo, Gerusalemme per l’appunto, che è al centro della religiosità mondiale.

Nella sua famiglia ci sono radici ebraiche?

Non mi risulta.  Ma non mi sento neanche di escludere di scoprire in futuro contaminazioni generazionali a giustificazione della mia inconscia ammirazione per quel Paese.

Israele è la nazione delle eccellenze. Conta il maggior numero di start up innovative avviate nel mondo, l’intelligence più preparata al mondo, la migliore tecnologia informatica militare applicata nell’àmbito civile, tra i titoli quotati al Nasdaq quelli israeliani sono i più numerosi dopo gli americani. Nel mondo dei brevetti, gli israeliani sono tra i primi in molti settori come la microirrigazione verticale, per fare un esempio, sperimentata durante l’Expo di Milano. Come anche nel comparto biomedicale moltissime aziende leader sono israeliane.

Quale sarà il primo passo della sua attività di console onorario?

Per il prossimo quinquennio (la durata dell’incarico) mi impegnerò ad intensificare sinergie interculturali ad ampio raggio (imprenditoriali, economici, commerciali, accademici) ove già presenti, o crearne di nuove.  Ed assistere gli israeliani presenti nella nostra regione.

Quanti ne conta la Puglia?

Diverse decine. Non esiste ancora un numero preciso perché alcuni di questi non vivono nella nostra regione.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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