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La Colonna infame
L'Endometriosi è una malattia sociale

L’endometriosi è una malattia di genere, cronica e poco nota. Tanto poco nota che spesso è soggetta a ritardi diagnostici di 9/10 anni dalla comparsa dei sintomi. E’ una malattia circondata da pregiudizi che hanno un impatto negativo sulla vita della donna che ne soffre. E può essere causa di infertilità.

E' stato il tema del simposio nazionale svoltosi a Bari ed organizzato dal ginecologo Ettore Cicinelli, direttore dell’UOC di ginecologia e ostetricia del Policlinico di Bari in collaborazione con l’Associazione Progetto Endometriosi (APE) onlus.

L’endometriosi colpisce le donne nel fiore degli anni e viene vissuta come un evento catastrofico capace di ribaltare i loro progetti di vita. Sono 17milioni le donne che in Europa ne sono colpite. In Italia se ne contano 3milioni, in Puglia sono ‘molte migliaia’ sottolinea Ettore Cicinelli, direttore dell’UOC di ginecologia e ostetricia del Policlinico di Bari. ‘La stima è imprecisa perché molte donne ne sono affette senza saperlo a causa dei ritardi diagnostici e molta dell’attività chirurgica svolta considera l’endometriosi una patologia molto frequentemente operata spesso in maniera incongrua e tecnicamente non corretta. Il risultato è che molte di queste donne si ritrovano ad essere operate in età giovanile con il rischio di essere ri-operate ed il pericolo di una ridotta riserva ovarica, una menopausa precoce e l’impossibilità di avere una gravidanza’, aggiunge Cicinelli.

 

APE onlus
 

Cos’è l’endometriosi?

‘E’ una malattia originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero (endometrio) in altri organi contigui: ovaie, tube, peritoneo, vagina e talvolta intestino e vescica. Considerato che è una malattia ormono-dipendente si spiega perché tutti i mesi sotto gli effetti del ciclo mestruale il tessuto presente - in sede anomala - sanguini dando origine a cisti, infiammazioni croniche degli organi compromessi con conseguenti cicatrici e aderenze’, spiega Cicinelli.

Ecco spiegato il dolore dell’endometriosi interpretato come dolore mestruale. È solo una coincidenza temporale che fa cadere in errore molti medici che non riescono a diagnosticarla in tempi brevi. La donna affetta da endometriosi (non ancora diagnosticata) crede di avere un’alta soglia del dolore mestruale, un dolore autogestito e non interrogato, affrontato con rimedi casalinghi ed un grande utilizzo di antidolorifici. Finchè non arriva la agognata diagnosi che la scagiona da giudizi provenienti dall’ambiente che la circonda e classificati come esagerate manifestazioni caratteriali che la inquadrano come una ‘persona problematica, non sufficientemente forte,  anormale, esagerata, isterica, ansiosa. Una donna che non è in grado di sopportare un normalissimo dolore mestruale. La diagnosi – quando arriva – è un sollievo per queste donne che si sentono discolpate dall’accusa di essere un problema’, aggiunge la psicologa Federica Facchin, psicologa e psicoterapeuta dell’università Cattolica Sacro Cuore di Milano intervenuta al convegno barese.

Quando la malattia è chiara e manifesta, essa richiede  un cambiamento di prospettiva  perché la logica della guarigione è ancora insufficiente e inadeguata. ‘È talmente dolorosa che inficia la vita di relazione, si ripercuote sulla psiche della donna ed in particolare sulla sua sfera umorale’, continua Federica Facchin.

Quale il suggerimento perché la collettività impari a riconoscere e ad affrontare la malattia?

La creazione di un Osservatorio che monitori la sua insorgenza anche con focus particolareggiati in territori a rischio ambientale perché questa malattia è stata collegata a particolari tipi di inquinamento.  E che studi la sua evoluzione e individui in tempi giusti l’approccio terapeutico. Sarebbe auspicabile questo tipo di attività per completare il percorso incominciato lo scorso settembre 2014 quando l’endometriosi è stata definita malattia sociale’, conclude Ettore Cicinelli. 

(segreteria@mariellacolonna.com)

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