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La Colonna infame
L’Occidente non giudichi Israele. È l’esortazione dell’ambasciatore Gilon

Lo Stato di Israele ha aperto a Bari il primo consolato italiano. Ho chiesto il perché all’ambasciatore  israeliano in Italia, Naor Gilon, in visita nella città levantina per inaugurare la sede che sarà guidata da Luigi De Santis, giovane imprenditore barese.

bandiera israele 800
 

La Puglia è tra le regioni italiane che più di altre è simile ad Israele per storia, cultura e modo di vivere, ed è tra quelle meridionali ad avere le maggiori potenzialità economico/commerciali per cooperare con il nostro Stato. Alta tecnologia, aerospazio, chimica, agricoltura, sono i settori che intendiamo incrementare. Vogliamo sviluppare il turismo perché nel 2014, il 5percento della popolazione israeliana (400mila viaggiatori) ha visitato l’Italia ma non tutti sono arrivati in Puglia perché non ben collegata con i voli e per la scarsa promozione verso il mio Paese. Ci interessa infine incrementare i rapporti accademici perchè il Politecnico di Bari esprime competenze di nostro interesse’.

 L’occasione è stata utile per rivolgere all’ambasciatore alcune domande di politica estera.

ambasciatore israele naor gilonAmbasciatore Naor Gilon
 

Come si vince l’Isis riducendo al minimo la perdite? Con un attacco di terra? O dal cielo?

Escludo un attacco dal cielo. Non posso teorizzare soluzioni, ma un’idea ce l’ho. L’Europa deve cercare di vincere l’idea di Isis favorendo l’integrazione di chi sceglie di arruolarsi. A questi giovani - quasi tutti provenienti dal Maghreb e senza un lavoro  – se l’Isis propone un modello teologico che demonizza capitalismo e liberalismo,  I Paesi sotto scacco devono contrapporre un modello di inclusione sociale per consentire a queste persone di avere un motivo per non scegliere Isis.

In Israele ogni spazio pubblico, scuola, centro sportivo, è protetto da guardie armate. Perché vive con il terrore dell’attacco?

Abbiamo avuto tempi durante i quali ogni ristorante era presidiato da un uomo armato per timore dei kamikaze perché il Paese è cresciuto con l’idea che è necessario difendersi. È per questa ragione che tutti, maschi e femmine, fanno il servizio di leva volontario.

La difesa è nel vostro dna?

Israele, sin dalla sua nascita nel 1948 ed anche prima quando era un protettorato inglese, ha subìto attacchi terroristici da parte dei musulmani. E non solo. Questa emergenza continua ci ha portati a sviluppare l’arte della difesa.

C’è chi sostiene che nella repressione del nemico occorre prendere esempio da voi. Cosa vuol dire?

Il nemico va sconfitto duramente per scoraggiarlo a riprendere l’offensiva. Siamo stati criticati di essere esagerati nella nostra difesa. Ma una spiegazione c’è. Eccediamo nella guerra per non ripetere la guerra. Quando si capisce che il prezzo da pagare è molto alto, il tempo tra una crisi e l’altra si allunga. Dico questo perché può capitare che i conflitti con i territori circostanti possano ritornare in quanto sussistono motivi sia religiosi sia politici. Ma la politica israeliana – in termini di sicurezza - è rigorosa perché deve garantire la sopravvivenza di un popolo che è circondato da Stati che hanno insidie al loro interno.

Come sono i rapporti con l’Iran?

La minaccia nucleare iraniana è un pericolo per la nostra esistenza. Perciò siamo sulla difensiva.

Il presidente Netanyahu ha dichiarato fuori legge le associazioni e movimenti islamici. Non è antidemocratico?

È stato messo fuori legge il ramo nord del movimento islamico perché è un gruppo separatista e razzista che mira a  sostituire Israele con un califfato. Non abbiamo nulla contro l’Islam, non abbiamo nulla contro i cittadini musulmani d’Israele, che godono di piena parità di diritti Continueremo ad agire contro gli istigatori e quelli che promuovono il terrorismo.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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