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La Colonna infame
La rottamazione? Un ergastolo che annichilisce l’uomo

Nel mezzo del cammin della mia avventura politica ho incominciato ad avvertire un certo fastidio per la stessa sia per il livello dei contenuti culturali sia per l’etica diffusa. Entrambi ai minimi storici. Esordisce così Gaetano Veneto, accademico barese, con l’enfasi che gli è propria quando sciorina temi che vanno dalla sua esperienza politica al governo Renzi passando da alcune riflessioni sulla vita.

Ho cercato di darmi una spiegazione sulla degenerazione politico/sociale che riguarda l’Italia ed ho capito che il pensiero classico di Max Weber (tra i padri fondatori dello studio moderno della sociologia e della pubblica amministrazione) insieme all’etica protestante ed allo spirito del capitalismo, non sono mai stati compresi fino in fondo nel nostro Paese. 

Perché?

Le ragioni sono diverse e scaturiscono da un intreccio che parte da una politica della Chiesa tutt’altro che favorevole allo sviluppo della collettività. Il cattolicesimo è stato un buon paravento per l’incultura sociale ed ha dimostrato una doppia anima - pubblica e privata -, la prima decisamente falsa, come un ottimo genitore che viceversa nei rapporti sociali e professionali si dimostra un imbroglione, per fare un esempio. Ovvie le conseguenze: la corruzione italiana, mediamente diffusa, ha condizionato la crescita politica e la sensibilità sociale.

Com’è nata l’esperienza politica?

Per una scommessa. Mi ha conquistato il rinnovamento palesato dall’Ulivo con il quale potevo affermare i valori morali di uomo cattolico e terziario francescano, quale sono. Mi sono candidato in un collegio contro Pinuccio Tatarella, amico da sempre ma in quella occasione sfidante. Quando mi sono reso conto che facevo parte di una squadra di governo (13^ legislatura 1996/2001) con una spiccata propensione verso la mediocrità, ho mollato. Al termine della corsa sono tornato a fare il professore universitario di diritto del lavoro. Molto più gratificante! Con il senno di poi dico che ho lasciato la politica per una mia debolezza: l’incapacità ad adattarmi a quel tipo di ambiente.

Si sente un uomo di sinistra?

Non ho mai negato di essere di sinistra perché non lo sono, mi sento un liberale che in Italia non ha spazio perché il liberalismo è morto con Einaudi o fors’anche con Zanone.

Renzi ha rottamato una classe dirigente del Pd? Ha fatto bene?

Per alcuni versi sì, ma ahimè l’ha fatta male perché non avendo a disposizione un rimpiazzo di valore, ne ha abbassato il livello. Ha sostituito la corruzione di un sistema come quello craxiano con  quello verdiniano.

Cosa apprezza dell’operato di Renzi?

In maniera - sia pur sciatta - qualche giorno fa ha fatto un decreto volto all’utilizzo del cosiddetti rottamati. Ha cioè incrementato un’osmosi tra uscita anticipata e continuazione del rapporto di lavoro che si rifà ad un modello nordeuropeo e giapponese, il quale utilizza risorse riducendo parzialmente il carico pensionistico e sfruttando le potenzialità del rottamato - in particolare le donne - perché sia considerato soggetto produttivo. Tutto ciò permette di ricavare economie da investire nell’occupazione giovanile e soprattutto nell’istruzione, settore trascurato da questo governo. 

Il lavoro creativo (o smart working) è un strumento in grado di rilanciare l’occupazione?

Per fortuna già esiste. Si è affermato malgrado le istituzioni e solo per iniziativa privata. Purtroppo non è valutato come dovrebbe essere. In Barilla – per esempio  - il 20percento è già smart working ed entro il 2020 raggiungerà il 90percento. Il lavoro perché sia produttivo deve lasciar spazio alla riflessione, al pensiero e alla creazione.

La ridotta fiducia degli italiani nel futuro non aiuta. Cosa fare?

Pensare a creare. Rita Levi Montalcini, a 102 anni si recava regolarmente in laboratorio alle 8 del mattino non perché avesse l’obbligo di timbrare il cartellino ma per uno  smart working scelto perché credeva nel lavoro che la rendeva viva e lucida di mente.

Il lavoro creativo allunga la vita. E le pensioni come si pagano se i giovani non lavorano?

Incominciamo a modificare il modello pensionistico, a scrollarci di dosso l’idea che il pensionato è un ‘parassita’ della società e a stabilire un equilibrio tra pensione e produzione puntando sulla capacità di produrre con il pensiero, le mani, con la formazione che trasmette knowhow in cambio di freschezza. Quest’ultima rinnova le menti dei maturi quando sono a contatto con le giovani generazioni, così come avviene in Svezia dove gli over 65 con contratti adhoc sono valorizzati e rientrano nel mondo del lavoro per formare i più giovani.   

Quindi rottamiano la rottamazione?

Se c’è una cattiveria nella pratica della rottamazione è proprio quella di impedire ad un pensionato di nutrirsi di suggerimenti e contatti ‘freschi’. Teniamo bene a mente che anche la critica più insignificante è lievito per la mente. E la rottamazione è un ergastolo che annichilisce l’essere umano.

Oriente docet?

Quando penso all’Oriente mi torna in mente l’immagine del vecchio che pensa ai piedi dell’Himalaya e che trasferisce agli altri il suo sapere.

Cosa manca all’Italia per risalire la china?

Una cultura sociale.

Renzi ripete che la recessione è alle spalle. È vero?

Nient’affatto.

Dobbiamo auspicarci un governo autoritario?

Rischieremmo di sprofondare nell’autoritarismo e non ci farebbe bene perché - la storia lo insegna – bloccherebbe la crescita.

Ergo?

Puntare sulla conoscenza, la cultura, gli investimenti diversificati.

Passerà qualche generazione?

Per carità non scarichiamo sui posteri le nostre responsabilità, tutti – nessuno escluso - dobbiamo sentire il peso del ritardo. Mi piace pensare che sta passando ‘a nuttata.

È forse il sogno dell’utopista?

Forse è la voglia di passare ad altra vita sorridendo.

 

gaetano veneto
 

Gaetano Veneto, avvocato, accademico e politico italiano. Esperto in diritto del lavoro e allievo del giuslavorista Gino Giugni con il quale ha contribuito a scrivere lo statuto dei lavoratori. Laureato in giurisprudenza nel 1963, diventa professore di diritto del lavoro all'università di Bari nel 1975. È stato professore di diritto del lavoro anche in Russia e nell’America del Sud. Inoltre, è stato consulente del lavoro per la FIGC. Nel 1996, è stato eletto deputato con il PDS nella circoscrizione Puglia. Nei cinque anni della legislatura è stato componente delle commissioni Difesa, Finanze e Antimafia.

 

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