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La Colonna infame
Libia: il governo di unità nazionale è in stallo
Fayez al Serraj - Khalifa Haftar

Sono sempre più serrati gli scontri in Libia tra le milizie che sostengono il governo di unità nazionale (GUN) guidato dal premier Fayez al Serraj ed i seguaci di al-Baghdadi asserragliati nella zona centrale di Sirte occupata dal giugno 2015. L’assedio dura da qualche mese e rientra nell’operazione ‘al-Bunyan al-Marsoos’ volta alla riconquista della città.

 

Fonti della Difesa italiana riferiscono che i bombardamenti delle ultime settimane hanno preso di mira l’ex complesso congressuale Ouagadogou (quartier generale Isis), l’ospedale Ibn Sina, l’università, i quartieri di Ghiza Alaskiriya e Algharbiyat situati a sud della città dove sono state ricacciate le forze di Daesh: circa 900 uomini rispetto ai quasi 3mila stimati prima dell’offensiva.

 

Libia carta geografica
 

Nelle ultime settimane la lotta tra le milizie governative e l’Is si è trasformata in una vera e propria guerriglia urbana combattuta strada per strada, dalla periferia al centro della città, durante la quale le forze del califfato hanno rivelato una incapacità ad attaccare frontalmente le forze nemiche scegliendo attacchi ‘mordi e fuggi’ e l’utilizzo dei cecchini situati sui tetti degli edifici. Finora, nonostante l’arretramento delle forze di al-Baghdadi, la tattica ha inflitto molte perdite tra le fila misuratine (240 caduti e 1.300 feriti).

 

Nel caso l’offensiva per la riconquista definitiva di Sirte dovesse aver successo, è probabile che i militanti Isis sopravvissuti si ritirino verso sud per attaccare gasdotti e oleodotti, e riorganizzarsi in piccole cellule sparse non solo sul territorio libico.

oleodotto1
 

 

Mentre le brigate misuratine e le Forze della guardia petrolifera (PFG), in collaborazione con le Forze speciali italiane e britanniche (SAS), combattono l’Isis a Sirte, le forze fedeli al generale Haftar che non ha simpatia per il governo di Serraj, sono impegnate a snidare le milizie qaediste dai fronti della Cirenaica, in particolare nelle zone di Derna e, soprattutto, Bengasi dove è ancora forte la presenza delle forze appartenenti al Consiglio rivoluzionario della shura guidato da Wissam Ben Hamid, alla Brigata Omar Mukhtar di Ziad Balam e ad Ansar al-Sharia.

 

Gruppi vecchi e nuovi si fronteggiano e animano il fronte libico in sinergia e non  con l’esercito del generale Haftar, coadiuvato quest’ultimo dalle forze speciali francesi, da un contingente americano ed uno britannico (circa 28 uomini) nella base aerea di Benina/Bengasi al fine di dare il necessario supporto logistico e addestramento al suo esercito, ma anche di pianificazione ed attuazione delle operazioni. L’esempio di Haftar conferma che il governo Serraj, per quanto riconosciuto dalla comunità internazionale, non sia ancora riuscito ad unire il Paese né a creare un esercito unico in grado di combattere in maniera efficace Daesh.

 

Martin Kobler OnuMartin Kobler
 

Il suggerimento di Martin Kobler, inviato Onu in Libia, è di creare un esercito nazionale decentralizzato basato su tre Consigli militari su base geografica (Cirenaica, Tripolitania e Fezzan), in modo da placare le rivalità esistenti tra le milizie vicine al governo Serraj, quelle fedeli alle frange più estremiste della capitale e le forze di Haftar. Sebbene l’attuale e indiscriminato embargo sulla fornitura di armamenti renda ancor più arduo il raggiungimento di tale obiettivo. Kobler ha fatto appello al Consiglio di sicurezza Onu affinché fornisca equipaggiamenti ed armi necessarie a chi è impegnato nei combattimenti contro Daesh. Tuttavia, il Consiglio è moto cauto al riguardo per timore che le stesse non finiscano in mani sbagliate.

 

Nel frattempo, la Comunità internazionale preferisce continuare a seguire due strade parallele: una politica, che prevede il supporto diplomatico nei confronti del GUN di Serraj, ed una militare, volta ad eliminare le milizie islamiche estremiste di matrice daeshista e qaedista. Ciò spiega la presenza di forze speciali a supporto dell’offensiva misuratina per la riconquista di Sirte, delle operazioni guidate da Haftar in Cirenaica (Agedabia, Bengasi, Derna, Tobruk) e quella militare occidentale a Tripoli e Misurata.

 

Intanto, i poteri del governo Serraj, insediatosi a Tripoli lo scorso 31 marzo, appaiono ancora estremamente limitati. All’inizio di luglio ben quattro ministri (Giustizia, Riconciliazione, Finanze ed Economia), originari della Cirenaica in cui è ancora forte l'opposizione al nuovo governo, si sono dimessi. Politicamente pesa sia il mancato riconoscimento del parlamento di Tobruk al GUN sia il continuo rifiuto - da parte delle milizie e potentati tribali presenti sul territorio - di cedere la propria porzione di potere in favore di un rafforzamento del GUN. E lo stesso supporto internazionale di Serraj viene messo in discussione a causa della presenza di distaccamenti appartenenti a forze speciali straniere che supportano le operazioni di Haftar, esponente proprio di quel Parlamento di Tobruk che si è sempre opposto al governo Serraj.

 

libia tunisia bandiere
 

I negoziati in corso in Tunisia tra le due fazioni rivali, al momento, sono focalizzate su questioni più economiche: il Piano energetico che risolva la crisi derivante dal blocco delle esportazioni petrolifere imposto dalle guardie petrolifere di Jadhran e la conseguente carenza di fondi.

 

I tre principali porti petroliferi libici (Ras Lanuf,  Es Sider, Zuwaytinah) restano ancora sotto il controllo di Ibrahim Jadhran, il quale, dopo aver effettuato nel 2013 un blocco petrolifero sulle esportazioni (costato circa 90miliardi di euro alla Libia), ha recentemente dichiarato di accettare l’accordo - criticato dal presidente della National Oil Corporation, Mustafa Sanalla - proposto dal Consiglio presidenziale del GUN per la riapertura dei porti, previo pagamento di indennizzo per lui e i suoi uomini.

 

Strategicamente, l’Isis rappresenta, al momento, il tema principale delle attenzioni militari delle fazioni libiche.

Ecco la presenza numerica dei miliziani del califfato presenti in Libia: circa 6mila unità (provenienti da Libia, Algeria, Tunisia, Marocco, Egitto, Mali, Mauritania), dei quali circa 3mila presenti nella sola zona di Sirte dove, dalla fine del 2015, le unità di Daesh sono state rinforzate da un contingente di circa 200 uomini provenienti dall’Africa sub-sahariana, probabilmente maliani legati al gruppo terroristico nigeriano Boko Haram. A questi numeri vanno aggiunti circa 1.600 libici impegnati nel conflitto in Siraq (Siria e Iraq).

 

La Libia continua ad essere frequentata da diverse organizzazioni jihadiste, non proprio legate/alleate all’Isis. E’ il caso di AQMI (Al-Qaeda nel Maghreb islamico) che continua ad utilizzare il territorio libico come rifugio e base d’appoggio per l’approvvigionamento di armi e munizioni, nonché stretto alleato di Ansar al-Sharia. Ma anche di al-Mourabitoun, il gruppo guidato da Mokhtar Belmokhtar, che si sposta dal Sahel alle zone meridionali della Libia battute anche da Iyad Ag Ghaly, capo di Ansar al-Dine. E di Ansar al-Sharia tunisina i cui miliziani continuano ad utilizzare i campi d’addestramento presenti a ridosso del confine tra Libia e Tunisia.

 

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

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