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La Colonna infame
Prove di dialogo tra Russia e Israele

Sono molti i segnali che fanno pensare ad una nuova linea strategica, in Medio Oriente, tra Mosca e Gerusalemme, complici i rapporti non proprio idilliaci tra Obama e Netanyahu aggravati dalle facilonerie Usa/Ue su JCPOA, il trattato sul nucleare civile e militare iraniano criticato da Netanyahu e dall'establishment israeliano.

giancarlo elia valori
 

Giancarlo Elia Valori, manager, economista, professore straordinario alla Peking University di Pechino ed esperto della situazione politico/economica internazionale, spiega ad Affari che l’alleanza Mosca/Gerusalemme porterà a ridisegnare il nuovo Grande Medio Oriente dopo che Putin ha segnato un punto a suo favore vincendo la guerra in Siria, e Netanyahu ha tratto le sue considerazioni geopolitiche dalle primavere arabe e dall'ambiguo sostegno americano ai ribelli siriani anti-Assad. Qualunque cosa accadrà in Siria a partire da oggi, il destino degli States è segnato!

Cosa accadrà?

Gli Usa saranno marginalizzati nelle aree sunnite e sciite e le operazioni militari non avranno più il peso del passato ma sottoposte alla coalizione con Russia, Israele, sauditi e Giordania.

Ci spieghi  il ‘nuovo inizio’ delle relazioni russo/israeliane.

putin netanyahu
 

Tutto è cominciato con la restituzione, da parte di Mosca, di un carro armato israeliano M48 Patton catturato dai siriani nella guerra in Libano del 1982 nei pressi di Sultan Yaakov. Il carro fu spedito a Mosca da Hafez el Assad (presidente della Siria 1971/2000 e padre dell’attuale premier Bashar el Assad) per un legame giovanile con i servizi tecnici sovietici. Il cimelio bellico fu esposto nel Museo di Kubinka.

In seguito, i militari russi e israeliani si sono incontrati durante le operazioni di Mosca in Siria per lo scambio di informazioni e per evitare sovrapposizioni operative. I russi hanno tollerato qualche sconfinamento, regolarmente segnalato, degli aerei di Gerusalemme sulle alture del Golan e nella Siria centrale, lo Stato ebraico ha tollerato, essendone informato, qualche volo russo sul proprio territorio.

Tutto qui?

La trattativa sottotraccia tra Russia e Israele si compone di tre filoni interconnessi. Gerusalemme vuole che la Federazione russa faccia da mediatore credibile tra Israele e l'area palestinese. Non vuole che avvengano trasferimenti di tecnologia militare, informazioni e logistica dalla Russia verso i suoi alleati in Siria, vale a dire: hezbollah, brigate iraniane di Al Qods dei Pasdaran, lo stesso governo di Bashar el Assad, poteri – questi citati – che attualmente non hanno padre né madre e si sono rivelati troppo piccoli ed incapaci di strategie di ampio respiro. 

Secondo lei è giunto il momento che il Medio Oriente si leghi ad un colosso come l'asse Russia/Cina?

Sì, a condizione che Israele faccia da contrappeso.

In quale maniera?

La trattativa Mosca/Gerusalemme è una garanzia per Israele riguardo eventuali operazioni militari dell'Iran, la marginalizzazione del ‘partito di Dio’ dei libanesi sciiti, un nuovo governo di Assad che non si ponga l'obiettivo di distruggere l'entità sionista o di dividere la Siria con il conseguente ridimensionamento delle sue fazioni interne.

Qual è la linea di Washington?

Mosca vuole che tutta la Siria meridionale torni sotto il regime di Bashar el Assad. Mentre Israele, concordi Usa, Arabia Saudita e Giordania, ritiene che un ministato nella Siria del sud sia la chiave per invadere le alture del Golan. Se Israele accettasse la ‘grande Siria’, le forze russe rimarrebbero nell'area occidentale di quel Paese per garantire Gerusalemme contro ogni azione iraniana o del governo di Assad. Per questo motivo, Mosca vuole far riaprire i rapporti politici tra il regime di Assad e Israele al fine di allontanare il governo baathista dalla linea geopolitica dell'Iran e degli sciiti libanesi. Ecco spiegato il motivo strategico del simbolico gesto della restituzione del tank israeliano.

Ma c'è di più nel progetto russo e nella risposta israeliana alla nuova potenza di Mosca in Medio Oriente?

Riguarda equilibri politico/territoriali ed energetici. In primis c’è lo sfruttamento del giacimento di gas naturale offshore Leviathan che sarà il vero game changer in Medio Oriente. Se GazProm collaborerà allo sfruttamento e commercializzazione gasiero offshore tra Haifa e la Striscia di Gaza, la Federazione russa garantirà - insieme a Israele - la sicurezza delle comunicazioni, soprattutto in riferimento alle possibili azioni di hezbollah dal Libano o alle pressioni iraniane sul Golan. Questo progetto energetico cambierà i rapporti tra Israele e Turchia, esso diventerà l’hub del gas estratto da Leviathan e consentirà alle imprese petrogasiere russe di entrare nel mercato mediorientale escludendo quelle americane che operano in Turchia e in gran parte del mondo sunnita. Inoltre, il giacimento Leviathan potrebbe far concorrenza all'Iran ed al Qatar che già operano nel mercato del gas naturale, e a molti dei più fieri avversari islamici, sciiti o sunniti, dello Stato ebraico.

Dal punto di vista politico/territoriale, se Gerusalemme sa che l'amministrazione Obama ritiene che alcuni territori conquistati dallo Stato ebraico siano stati annessi illegalmente. Mosca deve mantenere la sua presenza in Ucraina e sostenere, in sede internazionale, l'annessione della Crimea. Nel caso Israele sostenesse la Russia nelle sue richieste, è probabile che Mosca sostenga lo Stato ebraico a tenere i territori palestinesi. Sul piano militare, lo Stato ebraico teme che la presenza di armamenti russi evoluti (missile nuclearizzabile Iskander o le batterie di vettori S-4007 vendute da Mosca anche agli iraniani) renda il territorio siriano pericoloso per la sua sicurezza. Perciò chiede una chiara difesa russa nella direzione del futuro gasdotto Leviathan per rassicurare la comunità israeliana sulle buone intenzioni della Federazione russa.

Si dice che il dislocamento del Triunf S-4007 e di altre armi evolute russe sia una operazione d'immagine da parte di Mosca che ha già una postazione di ascolto nel Golan (almeno dal 2007) che controlla la rete di comunicazioni di Israele e, soprattutto, dei suoi centri decisionali. Anche lo Stato Ebraico ha postazioni d'ascolto sulle alture del Golan ed in altre aree del quadrante mediorientale. In altri termini, Putin e Netanyahu giocano a carte scoperte e si controllano a vicenda sapendo l’uno dell’altro.

Ciò premesso, cosa farebbe Israele alleata con Putin?

putin obama 800
 

Fare a meno degli Usa e considerare la Federazione russa un mediatore stabile e credibile sia nei confronti dei palestinesi sia dell'universo sciita e alawita, e gestire la sua nuova politica di propagazione fuori dal Medio Oriente. È molto probabile che per Israele ci sarà posto, in futuro, nella Belt and Road Initiative cinese, in Asia centrale, in India e perfino in America Latina e in alcune aree dell'Africa. Territori che sono ormai nel mirino russo e cinese, mentre l’Ue arretra (aumenta il tasso di antisemitismo) perfino dal Mediterraneo e sogna, con Washington, una irrazionale rinascita della guerra fredda con le attuali operazioni in Polonia della NATO. Mi auguro che la Crimea e l'Ucraina rimangano in mano russa, almeno de facto,  per scongiurare il rischio di attacchi militari contro le postazioni dell'Alleanza Atlantica ai confini della Federazione russa difficilmente contrastabili dalla NATO.

Fine ingloriosa per gli States?

Gli Usa - in Medio Oriente - hanno giocato le carte della democratizzazione e secolarizzazione di popolazioni e regimi trascurando innegabili differenze culturali, storiche, religiose e politiche. Le loro operazioni psicologiche  (psyops) e di propaganda erano, e sono, modeste e spesso incomprensibili alle masse islamiche del Grande MO. La modernizzazione che ha avuto successo, nell'Islam attuale, è quella del jihad, non l'adattamento all'universo culturale occidentalista e secolarizzato. Nel senso che non tutti gli arabi farebbero gli shahid, i martiri suicidi per Al Qaeda, tuttavia la grande piazza araba ha festeggiato la distruzione delle Torri Gemelle e l'attacco al Pentagono.

È questo l'universo immaginale al quale si ispira l'iranista Henry Corbin quando spiega che l'equilibrio in MO delle grandi potenze è stato sostituito dalle piccole potenze regionali che devono estremizzare la loro ideologia per coprire la loro insufficienza strategica, militare e geopolitica. Gli Usa hanno la responsabilità di aver guardato al quadrante orientale, dalle due guerre iraqene in poi, con gli occhi dell'Occidente o Under western eyes, per citare il romanzo di Joseph Conrad. Una strategia globale di democratizzazione e secolarizzazione oggi fallita alla quale le classi politiche di Washington devono rispondere alla maniera di Thomas Jefferson, no entanglements, nessun legame o, più esattamente, nessun aggrovigliamento.

Può esistere una potenza globale con una moneta globale senza entanglements?

E' un paradosso della politica estera nordamericana che non può essere risolto a breve.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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