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La Colonna infame
Lavoro e welfare aziendale post Covid: quali tappe superare?

Dopo l’emergenza sanitaria che ha colpito al cuore il nostro Paese in termini di perdite umane, economiche ed occupazionali, si torna a ripensare il lavoro e l’organizzazione dell’impresa puntando sul welfare aziendale, ‘leve dalle quali ripartire’, sottolinea ad AFFARI Emanuela Megli, scrittrice, imprenditrice ed esperta di comunicazione e welfare aziendale, la quale aggiunge che ‘se non si innesca il cambiamento difficilmente ci si evolve e il risultato sperato si consegue investendo sulla persona. Questo modus operandi aziendale influenza positivamente la sfera professionale - è letteratura – eleva la produttività grazie al clima positivo che si instaura e migliora la qualità della vita’.

Per raggiungere questi risultati occorre adottare un nuovo e innovativo modello di organizzazione aziendale che concili vita e lavoro. Come?

ufficio
 

L’approccio culturale è alla base del cambiamento. Bisogna ripartire dai valori per creare merito per sé e per gli altri. Al datore conviene archiviare il modello autoritario, quello della comunicazione verticale, e scegliere l’esempio, il dialogo e la comunicazione assertiva o comunicazione orizzontale, dove il ‘conflitto’ è accolto e gestito senza ‘rompere’ la relazione, ma come momento di crescita e com-prensione reciproca. In pratica, si tratta di motivare i dipendenti coinvolgendoli nel progetto aziendale, di lavoro e decisionale, affinché possano sentirsi soddisfatti di aver contributo per la buona riuscita. Anche la ‘delega’ è un percorso efficace perché garantisce la responsabilità dei risultati e crea proattività e autonomia, come se l’azienda fosse di tutti, dipendenti e datore, insieme. Le relazioni costruite sulla fiducia superano la logica della tutela e del tornaconto contrattuale.

Presenza sul posto di lavoro, si o no?

C’è bisogno di una inversione culturale che non consideri la presenza sul posto di lavoro come valutazione di risultato. Si può essere presenti sul posto di lavoro e non produrre a causa, per esempio, della scarsa motivazione.

Il modello europeo di conciliazione (leggi 125/91 e 53/2000) è stato introdotto per superare i conflitti datore/dipendente. È applicato nella moderna gestione aziendale?

Creato inizialmente per tutelare le fasce più interessate dalla discriminazione di genere e dal carico familiare, oggi avrebbe bisogno di essere integrato con la contrattazione win/win (indica la presenza di soli vincitori in una data situazione) che punta meno sui diritti e più sulla produttività ed i bisogni dei lavoratori, che possono essere coniugati.

Esiste un modello che concilia il benessere organizzativo con l’efficacia dei servizi?

La produttività si migliora dimostrando attenzione per le esigenze dei lavoratori con il corretto bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro: flessibilità in entrata e in uscita, elasticità oraria per la pausa pranzo, banca delle ore/lavoro, isole di lavoro e lavoro agile (o smart working). Tutto questo porta vantaggi: riduce l’assenteismo, favorisce la conciliazione, promuove il benessere organizzativo, incentiva la motivazione.

Come si applica il lavoro agile (o smart working)?

smart working tuttoggi 650x350(foto Tuttoggi)
 

Innanzitutto si analizzano le possibilità di applicazione, si indagano i bisogni, si  condividono gli obiettivi di miglioramento della performance aziendale in equilibrio con gli stili di vita dei dipendenti, ai quali fanno seguito: un adeguato processo di condivisione e comunicazione e percorsi formativi rivolti ai responsabili delle aree che devono assicurare la condivisione della gestione del nuovo processo organizzativo messo in atto evitando l’effetto boomerang (es. resistenze al cambiamento, ritrosie). Le modalità di svolgimento dello smart working vanno concordate tra datore di lavoro e dipendente/collaboratore ed il principio su cui si fonda è la volontarietà delle parti che raggiungono un accordo soddisfacente per entrambi. Il lavoro agile promuove la cultura della valutazione della prestazione lavorativa e supporta una modalità di concepire il lavoro più attenta alla qualità anche della vita del lavoratore orientata agli obiettivi, per cui non importa dove e quando, ma con quali risultati. Si richiede una cultura manageriale ed aziendale non ‘presenzialista’, ma orientata alla valorizzazione dell’efficienza organizzativa e del lavoro per progetti/obiettivi che prevede vantaggi anche sotto forma di beni e servizi.

Esiste un modello vincente di welfare aziendale?

Vinatrani OlivettiAdriano Olivetti in fabbrica
 

Esiste da decenni ed è quello adottato dal compianto Adriano Olivetti. Solo che questo era un welfare patriarcale secondo cui il datore di lavoro erogava a pioggia e a seconda della propria volontà e discrezionalità benefici e orari standardizzati ai dipendenti. Ancora oggi, accade - nelle Pmi e nelle aziende a dimensione familiare - di credere che siano sufficienti orari flessibili per far fronte ai bisogni delle persone. Con il welfare aziendale del modello di Conciliazione europeo, invece, l’azienda si fa carico e si prende cura dei bisogni dei dipendenti e dei loro familiari, incrociandoli con le opportunità di de/standardizzazione degli orari della produzione e flussi di vendita, concedendo benefit e facilities non tanto in denaro, quanto sotto forma di beni e servizi, di tempo e di opportunità di crescita, modificando la cultura del lavoro.

Cosa intende per beni e servizi?

famiglia lavoro
 

Rispondono ad una funzione di integrazione sussidiaria alle varie esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie mediante la messa a disposizione di risorse private aziendali (art.100 e 52 TUIR). Mediante un accordo tra datore e dipendenti sancito dal contratto nazionale di lavoro, gli interventi orientati all’innovazione, alla conciliazione vita/lavoro e al welfare aziendale, portano i lavoratori e le lavoratrici sullo stesso piano della proprietà rispetto ai bisogni di benessere e qualità di vita, e conservano nel tempo le condizioni dell’accordo anche in caso di successione dei componenti del cda o del management. È evidente quanto tutto ciò possa influenzare il senso di comunità e la coesione aziendale.

(segreteria@mariellacolonna.com)

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