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La Colonna infame
Santità, la riforma della Curia tarda ad arrivare

Santità, tra viaggi, sinodo, giubileo straordinario, scandali e molto altro, il 2015 è stato un anno faticoso. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, altri in itinere, altri ancora da sviluppare. Ma nella tabella di marcia manca la tanto annunciata riforma della Curia. All’alba del terzo anno della sua missione pontificia, cosa osta portare a termine la rivoluzione all’interno della Santa Sede che di fatto è rimasta pressappoco intatta? 

papa francesco ratzinger 800 canonizzaioni
 

Lei è un uomo sì spontaneo, ma non sfugge che ogni sua parola, ogni sua decisione, sia meditata con acume e strategia. Il gesuita che è in lei ha ben chiaro quello che è chiamato a realizzare: lo ha dimostrato proclamando l‘anno giubilare straordinario che nessuno si aspettava. Come non ci si aspettava di vedere al suo fianco il Papa emerito che ha - dalla sua parte - il coraggio di aver fatto un passo indietro quando si è reso conto che non riusciva a farsi più obbedire dalla Curia. Scelta unica nella storia millenaria della Chiesa. 

I concistori celebrati hanno portato una ventata di novità, prima fra tutte il ricambio generazionale dei nuovi cardinali fuori dalle logiche delle sedi cardinalizie perchè, Santità, si è capito che lei anela ad una Chiesa libera dall’idea che una diocesi prevalga sull’altra a seconda del potere costruito sul territorio di appartenenza. Ne è un esempio la scelta del vescovo di Tonga come anche l’attenzione dimostrata per le diocesi (non cardinalizie) di Agrigento ed Ancona. Per l’edizione 2016 mi aspetto un concistoro rivoluzionario nella scelta dei vescovi, prelati non più in carriera ma pastori tra la gente.

Oltre ad essere fuori dagli schemi lei è anche l‘uomo della cultura dell’incontro e del dialogo. Rimane indimenticabile lo storico incontro tra Abu Mazen e Shimon Peres reso possibile grazie alle sua straordinaria diplomazia. Il dialogo ecumenico con la Chiesa luterana di Roma ha prodotto i suoi frutti: i luterani la considerano a loro molto più vicino rispetto ad altri pontefici. La naturalezza con cui dialoga con la Chiesa ortodossa è spiazzante. Il Patriarcato di Costantinopoli si sta facendo promotore di un sinodo pan-ortodosso.

Un cammino non irto di difficoltà, ma a lei – pare - piacciono le sfide ed è molto probabile che riesca a dialogare anche con l’Islam. C’è un 'ma' Santità, il 'no' ad incontrare il Dalai Lama. Questione di equilibri politici? Se è così è un obiettivo rimandato!

Dopo il sinodo, il mondo cattolico aspetta di leggere il documento che faccia la sintesi dei contenuti emersi nell’aula sinodale e prenda una posizione netta che – sono certa – risulterà impopolare. Alla parte più conservatrice, naturalmente! Molti consensi li ha viceversa guadagnati l’enciclica 'Laudato si' che contiene il suo pensiero sul tema dell’ambiente.

L‘appello 'terra, tetto e lavoro per tutti' pronunciato prima in Bolivia e ripetuto a New York davanti al consiglio dell’Onu, ha suscitato – ancora una volta – un grande dibattito sulla natura comunista del suo pensiero. Concordo con la sua replica secondo cui l'amore verso i poveri è una bandiera del Vangelo, non del comunismo.

In fondo Santità, io credo che al di là dell’immagine di rivoluzionario che offre al mondo, sotto sotto lei è molto in linea con la tradizione cattolica soprattutto quando definisce la Chiesa 'santa madre gerarchica' e sottolinea l’importanza di stringersi intorno a Pietro e che fuori della Chiesa 'non vi è salvezza'. 

Insomma, lei lavora per una Chiesa che finanziariamente operi in una casa con le pareti trasparenti, che sia unita nella interculturalità e interreligiosità. Una Chiesa aperta a donne e laici. Non è un caso che nel nord Europa le diocesi siano impegnate ad organizzare sinodi per l'ordinazione diaconale delle donne. E non è un caso che il numero dei seminaristi e dei preti che scelgono le accademie romane per  specializzarsi è in calo a favore delle università ecclesiastiche che sorgono nei loro Paesi di origine. Insomma, una chiesa sempre più universale e meno romanocentrica.


 

Molte altre cose occorre fare Santità: mettere a punto le linee guida per affrontare il dramma della pedofilia nel clero, la comunione ai divorziati, la riforma per le dichiarazioni di nullità matrimoniale. Rimane proritaria la riforma della Curia. Mi perdoni se insisto. Gli uomini che presumibilmente sono ritenuti responsabili degli scandali finanziari e della totale mancanza di governance, sono ancora lì a presiedere, dirigere, eseguire e governare l’amministrazione e la gestione dei patrimoni mobiliari e immobiliari. C’è chi dice che costoro lavorino per nascondere e non per fare chiarezza sul passato sebbene si dichiarino a favore delle riforme che viceversa ostacolerebbero con destrezza.

Santità, non sostituire i responsabili delle malefatte e non punire i colpevoli dei presunti reati è un messaggio sbagliato inviato al mondo. La loro ulteriore permanenza è un pessimo esempio. E lei sa quanto sia importante il valore dell’esempio

(segreteria@mariellacolonna.com)

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