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La Colonna infame
Servizi segreti, ci vuole una politica più competente

 

Ciò che si nasconde e – per ricordare Nietzsche – ‘ciò che è profondo ama la maschera’, è quello che conta. Uno Stato non sopravvive se tutto quello che decide è noto, prevedibile e contrastabile. Da ciò deriva la superiorità dell’analisi dell’intelligence su tutte le altre forme dell’ ‘arte politica’ perché essa connette la Ragion di Stato che va oltre le passioni, gli interessi e le vite degli stessi politici, alle scelte pubbliche che permettono allo Stato la sua sopravvivenza, il suo progredire, la sua affermazione strategica e di potere. Senza intelligence non è possibile valutare nessuna scelta fatta nel tempo da un sistema politico. Senza intelligence non vi è politica né estera né interna.

Parte da queste considerazioni la prima fatica letteraria del generale Mario Mori Servizi e Segreti (editore Lookout e G-Risk) in libreria da qualche settimana e già alla sua seconda ristampa.

mario mori 3
 

L’ho incontrato durante un’affollata tappa barese e alla domanda perché ha sentito l’esigenza di scrivere il libro ha risposto: ‘le tante castronerie dette e scritte da sedicenti esperti di geopolitica e di intelligence mi irritano. Non poco. È una delle ragioni’.  Apparentemente mite e defilato ha grinta da vendere il già direttore del Sisde che - tra le tantissime cose fatte durante la sua vita professionale – si annovera la cattura di Totò Riina e lo smantellamento di Cosa Nostra. 

L’argomento trattato in Servizi e Segreti disegna una parabola che va dai Sumeri ai giorni nostri e descrive lo sviluppo storico del ‘mestiere più antico del mondo’, come il generale Mori ama definire i Servizi segreti.

Come è nata l’idea del libro?

Inizialmente l’ho presa come un gioco. O meglio come una provocazione di qualche amico che mi ha sollecitato qualche articolo per una pubblicazione informatica. Ho raccolto le mie idee – avendo tra l’altro un po’ più di tempo da dedicare a me stesso perché sono in pensione - e mi son detto: ‘perché no?’. È cominciata così quest’avventura che prova a raccontare la storia dei Servizi italiani anche per fare chiarezza – una volta per tutte - su un settore dello Stato gestito da politici che nulla capiscono del suo utilizzo. 

Mi pare di capire che il premier Renzi non ha particolare cultura  di intelligence. E' così?

Esattamente.

È soddisfatto del lavoro fatto?

Quando l’ho consegnato per la pubblicazione mi sono preoccupato di non essere stato completo nella mia narrazione perché fare la storia dei servizi e dell’intelligence è impossibile in quanto bisognerebbe fare la storia dell’umanità poichè camminano di pari passo. Perciò ho fatto aggiungere sulla copertina la dicitura ‘introduzione allo studio dell’intelligence’.

mori in libreria
 

Quindi ci sarà un seguito?   

Per ciascun capitolo si potrebbe scrivere uno o più libri perché è un tema che si può estendere all’infinito. Chissà.

È autobiografico?

No. Ho cercato di essere asettico sebbene questo mestiere sia stato tutta la mia vita.

Come affronterebbe l’attuale questione libica se fosse ancora operativo?

In assenza dei presupposti di conoscenza e informativi di quel territorio con le conseguenti e necessarie correlazioni mi preoccuperei moltissimo e direi di non andarci.

Cosa pensa della strategia del terrore jihadista?

L’Isis è una tigre di carta perché è tenuta in piedi dai Paesi occidentali che a parole dicono di voler combatterla ma nei fatti non lo fanno. Sono convinto che le strutture operative jihadiste con  un impegno serio si smantellano in due mesi al massimo.

Perché non accade?

È difficile trovare un accordo comune quando gli interessi sono diversi e molteplici che coinvolgono più Stati. La stessa Libia non riesce ad eleggere un governo perché – probabilmente – non lo vogliono i Paesi che hanno interessi in quella parte di mondo.

È necessario lo spargimento di sangue per dirimere questi conflitti?

Mi auguro di no. Ma è possibilissimo.

Alla fine della conversazione è emerso un dato incontrovertibile: il Servizio non è un lusso politico ma una funzione dell’Amministrazione di cui lo Stato non può fare a meno. Esistono settori della vita di una Nazione, per esempio quello economico/finanziario, il quale - in assenza di una attività di intelligence mirata che tuteli brevetti, tecnologie, mercati da azioni di dumping - non crescerebbe e minerebbe l’immagine del Paese. Tutto ciò richiede un impiego importante di mezzi, uomini e risorse che l’attuale situazione economica nella quale ci troviamo certo non aiuta. E se a ciò si aggiunge la scarsa cultura di una classe politica meno dotata di quella della ‘prima Repubblica’ il saldo è negativo perchè sottopone le Agenzie ad una pluralità di figure politiche che assumono decisioni che non sempre sono quelle giuste. Le scelte impopolari sono antielettorali.

Cosa ci vorrebbe? Azzardo un’ipotesi. La rinascita dell’interesse nazionale sostenuto dall’azione delle Agenzie che devono tornare ad essere il nucleo vivo dello Stato e per farlo occorre una classe politica che le valorizzi, le migliori, le sviluppi. Le professionalità sul campo ci sono e sono molto qualificate. Francesco Cossiga, grande esperto di Servizi, diceva che solo i gentiluomini possono esserne a capo. Mario Mori è stato uno di quei gentiluomini al quale il nostro Paese deve molto e spero non sia stato l’ultimo.

 

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

mario mori 2
 

Mario Mori, ufficiale nel controspionaggio del SID (Servizio informazioni difesa) italiano durante i difficili anni Settanta, è cresciuto nei nuclei speciali antiterrorismo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ha fondato il Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri ed è stato il promotore di innovative tecniche investigative. E’ stato direttore del Sisde (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica) e prefetto della Repubblica italiana.  

 

 

 

 

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