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La Colonna infame
L'abbraccio tra Bergoglio e Kirill ha rotto un silenzio durato mille anni

 

Mille anni non sono pochi per tornare a considerarsi. Cinquantenni fa circa (1964) Paolo VI incontrò a Gerusalemme Atenagora, il patriarca di Costantinopoli, per ripristinare i rapporti tra la Santa Sede e la Chiesa ortodossa russa, ma quell’incontro non portò lontano perché Atenagora, se simbolicamente rappresentava la più antica delle chiese orientali dal punto di vista dei numeri era assolutamente minoritario rispetto al patriarca di Mosca. Successivamente, il papato di Wojtyla ha rappresentato un allontanamento tra i due mondi a causa del suo appoggio alla minoranza cattolica in Ucraina, i cosiddetti Uniati, cristiani seguaci del rito bizantino i quali, pur mantenendo la propria liturgia, hanno accettato la supremazia del vescovo di Roma venendo spesso considerati oppositori di Mosca. Poi è arrivato Bergoglio che si è annunciato come il ‘vescovo di Roma’. Mossa da gesuita e tutta strategica perché – nel mondo – esistono chiese che non riconoscono l’autorità del Papa.

Il mondo religioso è variegato. Se  nella Chiesa cattolica c’è il Papa e lui, in teoria, comanda su tutto e tutti, nella Chiesa ortodossa esistono diverse chiese nazionali e autonome che, pur essendo ufficialmente in comunione tra loro, sono guidate da patriarchi in conflitto gli uni con gli altri. Per fare qualche esempio: al patriarca di Costantinopoli è riconosciuta soltanto una forma di superiorità onorifica. Poi ci sono i Patriarcati di Antiochia, Gerusalemme, Alessandria d’Egitto e Mosca. La Chiesa ortodossa bulgara, georgiana, serba e rumena. Le chiese nazionali in polemica con quelle ufficiali come nel caso del Patriarcato di Kiev non riconosciuto da Mosca, oppure la Chiesa ortodossa del Montenegro e della Macedonia entrambe rivendicate dalla Chiesa ortodossa serba.

Poi c’e la politica. La chiesa russa è la più grande per dimensioni e per numero di fedeli destinato a crescere, quest’ultimo, perché con la nomina di Kirill I^ si è affermata la sua parte più dialogante. Oggi quasi i due terzi degli oltre 200milioni di ortodossi si trovano proprio lì. Con questi numeri è molto probabile che la corsa ad accaparrarsi i fedeli per aumentare l’influenza in aree di interesse comuni oggi è più forte che mai. Perciò non è escluso che dietro la ripresa del dialogo tra Bergoglio e Kirill ci sia lo zampino di Putin la cui intesa con Bergoglio nel 2013 ha evitato che le grandi potenze mondiali intervenissero in Siria scongiurando così un nuovo conflitto bellico mondiale.

Ma non è tutto. Dato che la Chiesa ortodossa russa è allineata con il Cremlino è molto probabile che zar Vladimir avesse spinto per un incontro proprio ora alla luce dell’isolamento internazionale a causa della crisi ucraina. A tutto ciò si aggiunge un’altra ragione, quella ufficiale, come affrontare uniti sul campo gli eccidi (‘ecumenismo del sangue’ così definiti da Bergoglio) che accomunano tutte le chiese cristiane che negli ultimi anni sono state sottoposte a persecuzioni e uccisioni soprattutto in Medio Oriente.

Ancora una volta Bergoglio ha stupito tutti. In men che non si dica ha ripreso a camminare nel solco del dialogo interreligioso con la chiesa ortodossa russa e nel mese di giugno è stata annunciata la sua partecipazione al concilio panortodosso  che vedrà unite le chiese orientali alla presenza dei rappresentati di quelle occidentali. Non accadeva dal 1054, data dello scisma che ne sancì la rottura. Due obiettivi centrati in meno di un anno per una chiesa abituata a sviluppi secolari è rivoluzionario!    

Per quanto sia im­­possibile tracciare una linea di dialogo valida universalmente è anzi possibile crescere nell'apertura allo Spirito Santo per camminare con gli altri in un ‘fraterno viaggio in cui ci accompagniamo vicendevolmente verso la méta che Dio ci pone dinanzi’. (Giovanni Paolo II, Assisi 1986). 

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

 

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