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Lampi del pensiero
Covid in laboratorio? Pensare criticamente è "infamante complottismo"

Curioso, davvero, il rapporto tra scienza e fake news. Può dirsi scienza quella che liquida come fake news una teoria, senza peritarsi di confrontarsi con essa, secondo il modus operandi del "provando e riprovando" di galileiana memoria? Può, analogamente, propriamente appellarsi scienza quella che minaccia scomuniche a chi non crede in X (dove X sta ora nei vaccini, ora nella genesi del virus a partire dal pipistrello, ora nella inesistenza di cure efficaci per debellare il coronavirus)? 

Torniamo un attimo a Galileo, al quale abbiamo fatto cursorio riferimento poc'anzi. Ebbene, tutti sanno che la sua visione scientifica fu condannata dal potere dominante o, direbbe Foucault, dall'ordine della episteme, vale a dire dall'intreccio al tempo operante tra sapere potere. Peraltro, si tramanda che Bellarmino neppure volesse puntare lo sguardo nel cannocchiale per appurare se la teoria eliocentrica fosse realmente vera o falsa. "Eppur si muove", la frase pronunziata da Galileo dopo l'abiura, venne, in principio, considerata una fake news. Se, anzi, lo scienziato italiano non avesse compiuto suddetta abiura, avrebbe fatto senz'altro la fine di Giordano Bruno, condannato a morte per fake news non ritrattate. 

Accadde in seguito, tuttavia, che la fake news di Galileo si rivelò tesi scientificamente esatta: con l'ovvia conseguenza per cui fake news divennero quelle di chi, paradossalmente, pretendeva di condannare lo scienziato italiano in nome di una verità certificata e non negoziabile. La storia insegna ma non ha scolari: proprio per questo, siamo condannati a riviverla in eterno, con tutti i suoi supplizi e le sue sofferenze. 

E così, secoli dopo Galilei, anche oggi i nuovi Bellarmino si rifiutano di puntare lo sguardo nel cannocchiale: peraltro, per assurdo, i nuovi Bellarmino non sono uomini di Chiesa, o, meglio, sono uomini della nuova chiesa medico-scientifica, vale a dire di una nuova religione particolarmente dogmatica e intollerante, che ha sostituito Dio con la scienza, la fede nel trascendente con la fede nel mito dei dati di fatto. 

Li abbiamo visti fin dal marzo del 2020 negare risolutamente ogni possibilità circa la genesi del coronavirus nel laboratorio di Wuhan: non soltanto negavano la possibilità stessa di quella tesi, rifiutandosi anche solo di discuterla per confutarla, come la scienza dovrebbe pure fare; addirittura, come esponenti di una nuova fanatica inquisizione, perseguitavano senza mezze misure quanti osassero prospettare suddetta tesi, vuoi anche in forma ipotetica. E, così, abbiamo visto uomini in camice bianco richiamarsi alla sacra scienza divinizzata e mutata in feticcio e, insieme, compiere vere e proprie persecuzioni diffamatorie ai danni di scienziati e studiosi non piegati al nuovo culto, ma anzi ostinatamente pronti a cercare la verità, provando e riprovando e mediante il supporto delle sensate esperienze. 

Tutto questo ha trovato un'espressione evidente nella violenza degli algoritmi e della intelligenza artificiale, che ha semplicemente silenziato e chiuso i profili e i canali degli scienziati e degli studiosi dissenzienti rispetto al dogma. A più di un anno di distanza, dunque, lo ripetiamo ancora una volta, soddisfatti del fatto che la nostra tesi, diffamata e perseguitata, sia ora universalmente ammessa: e la nostra tesi dice semplicemente che la genesi del virus può essere di triplice natura. 

Il virus può essere il frutto di una zoonosi, vale a dire di un salto di specie dal pipistrello all'uomo; ma può poi anche essere, secondo cause che chiedono di essere liberamente indagate, l'esito di una fuga dal laboratorio di Wuhan, quando non il prodotto di una operazione bioterroristica, le cui ragioni chiedono egualmente di essere ricercate con pazienza e con metodo. Queste e non altre sono, a mio giudizio, le reali possibilità eziologiche in relazione al Coronavirus. 

La linea divisoria sta dunque tra coloro i quali hanno l'onestà e l'interesse a fare ricerca, interrogandosi scientificamente intorno a queste tre possibilità, e coloro i quali, per ragioni connesse non secondariamente al potere, tutto l'interesse hanno di volta in volta a negare la libera ricerca, peraltro coprendo tale ignobile gesto con la vernice della scienza divinizzata. Non mi stanco di ripeterlo. La nostra è la prima epoca in cui la problematizzazione critica e il domandare socratico sono liquidati in blocco con la categoria infamante di complottismo.

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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