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Lampi del pensiero
Green pass, serve a poco se col vaccino posso comunque contagiare
Green Pass 
IPA

Leggo che "Landini apre al Green pass" ("Corriere della Sera"), che Feltri lo ritiene "indispensabile" ("Libero") e che l'austero virologo meneghino Fabrizio Pregliasco propone le vaccinazioni a partire dai 2 anni in su ("La Repubblica"). La mia tesi sulla tessera verde già la conoscete: in sintesi, si tratta di una misura politica e ideologica, non medica e scientifica; una misura che, come tutte le altre con cui siamo entrati in contatto da un anno e mezzo a questa parte, nasconde la propria portata sociale e politica dietro l'apparentemente neutro discorso del medico.

Voglio però pacatamente sollevare una domanda, a mo' di riflessione critica: non una certezza granitica, ripeto, ma una socratica problematizzazione della realtà. Sappiamo che nei giovani e, ancor più, nei giovanissimi, il coronavirus tende a manifestarsi nella massima parte dei casi in forma asintomatica. Sappiamo altresì che in questo genere di soggetti, allorché si manifesta in forma non asintomatica, lo fa in forme lievi che solo con percentuali davvero basse culminano nelle terapie Intensive e nella morte. È un tema su cui peraltro si è insistito a più riprese fin dal cominciamento dell'emergenza epidemiologica. Ora, noi sappiamo inconfutabilmente che la variante delta del coronavirus circola anche, in misura tutt'altro che trascurabile, presso i benedetti dal sacro e sempre laudando siero: detto altrimenti, anche i benedetti si contagiano, contagiano e, se non giovanissimi, finiscono in ospedale e in terapia intensiva.

Significa che, come anche ribadito dal dottor Fauci, il siero non frena i contagi. Ma se, come dicevamo, nei giovani i contagi raramente danno luogo a ospedalizzazioni e all'utilizzo delle terapie Intensive, a che serve concretamente sottoporli forzatamente, magari con il ricatto della tessera verde, alla benedizione di massa? Sul piano sanitario pare un puro non sequitur, alla luce di quanto detto. Se poi leggiamo il bugiardino dei vaccini, scopriamo un elemento che non possiamo dispensarci dall'esaminare seriamente. Così leggiamo sul bugiardino Pfizer: «per confermare l’efficacia e la sicurezza di Comirnaty il titolare dell’autorizzazione alla emissione in commercio deve fornire la relazione finale sullo studio clinico» e a lato leggiamo «dicembre 2023». Con tutta evidenza, ciò significa che fino al 2023 il vaccino sarà una terapia sperimentale dagli esiti futuri incerti. E allora la domanda che pongo è la seguente, in maniera pacata e socratica: per quale ragione di preciso, sul piano medico intendo e non su quello puramente ideologico e politico, stiamo sottoponendo le nuove generazioni al rituale della benedizione di massa?

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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