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Lampi del pensiero
Lockdown, popolazione educata a un nuovo autoritarismo repressivo
(fonte Lapresse)

Probabilmente Federico Nietzsche non avrebbe mai immaginato di vedere incarnata la propria dottrina dell'eterno ritorno di tutte le cose in una vicenda pandemica, segnatamente in quella del covid-19 che stiamo vivendo. Eppure, anche a uno sguardo non approfondito, pare evidente come l'andamento dell'emergenza epidemiologica in corso ricalchi perfettamente quello del nietzschiano ritorno di tutte le cose profetizzato dal suo sulfureo vate Zarathustra. A un anno esatto dal cominciamento del nuovo ordine terapeutico, e dunque dalla nuova razionalità politica che si fonda sull'emergenza infinita, possiamo ben dire, con Zarathustra, che le cose tornano eternamente su di sé: l'Italia tutta volge, infatti, al lockdown nazionale, quantunque mascherato dietro il puerile giuoco delle sfumature cromatiche. Per chi sappia avventurarsi al di là della cortina fumosa delle apparenze e del vitreo teatro proditorio della narrazione egemonica, è chiaro come il sole che l'emergenza non finirà, perché su di essa si fonda un nuovo ordine sociale, politico ed economico: il quale, per poter durare, necessita del durare dell'emergenza stessa.

L'arrivo di Mario Draghi, e la conseguente neutralizzazione di ogni residua forma di opposizione politica, rappresenta il compimento dello smembramento neoliberista della nazione, favorito in modo non marginare da una emergenza epidemiologica che, fin da subito, ha assunto una chiara funzione liberista. Lo stesso Mario Draghi, peraltro, ha testualmente precisato che, anche se nociva per l'economia, la stretta è necessaria per tutelare la salute degli italiani: insomma, ancora una volta, a prestar fede alla narrazione egemonica, si dovrebbe ammettere che per i numi tutelari del liberismo, tra i quali ovviamente Mario Draghi, la salute sarebbe più importante rispetto all'economia; si tratta di una fiaba a cui può credere, forse, qualche ingenuo e in buona fede bambino delle scuole elementari.

Agli ierofanti del liberismo, della salute dei popoli non importa precisamente nulla, come del resto è ampiamente suffragato dalle chiare politiche di ristrutturazione della spesa pubblica e di spending review nell'ambito della sanità che hanno sempre con solerzia applicato. La verità è che, ormai, l'emergenza sanitaria è divenuta a tutti gli effetti, come bene ha mostrato Giorgio Agamben, un preciso metodo di governo delle cose e delle persone. Tanto più efficace, quanto più riesce a nascondere la propria reale natura dietro un discorso ideologico di tipo medico. Finché ci si ostinerà a ragionare su ciò che sta accadendo in termini meramente medici, poco o nulla si capirà dei reali rapporti di forza in giuoco, degli effettivi mutamenti socio-politici ed economici che stanno celermente prendendo forma, sfruttando al grado massimo la narrazione dell'emergenza epidemiologica. La verità evidente è che provare a combattere una epidemia con il lockdown, o confinamento domiciliare coatto, risulta assurdo almeno quanto il gesto di chi provasse a fermare un maremoto con un cancello sulla battigia. Per questo, come non mi stanco ormai da un anno di ripetere, la funzione dei lockdown è solo ideologicamente di ordine sanitario: in realtà, la funzione reale del lockdown risulta di ordine squisitamente politico, sociale, economico.

Con il lockdown, si educa la popolazione a un nuovo autoritarismo repressivo, quasi come se la libertà venisse a singhiozzo concessa dal potere, che poi puntualmente se la riprende, calpestando il volto dei sudditi col suo stivale. Si spazzano via per sempre i ceti medi, le piccole imprese, i lavoratori precari e i negozi di prossimità. Infine, viene riplasmata la società in forma piramidale: in alto, i plutocrati della finanza, dell'e-commerce, del Big Pharma, della shut-in Economy; in basso, una nuova plebe sofferente, privata di ogni bene e di ogni diritto, controllata in ogni istante in forma totalitaria dal biopotere.

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).

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