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Quando la Chiesa perseguitava Padre Pio

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In questi giorni di presenza a Roma di Padre San Pio, al secolo Francesco Forgione da Pietrelcina, si ha un clima di esaltazione che sempre accompagna i fatti mistici o supposti tali.Padre Pio è stato un cappuccino che ha raggiunto la santità grazie a Papa Wojtyla nel 2002.Ma forse non tutti sanno che proprio un  Papa, Santo anch’esso (dal 2014),  Giovanni XXIII,  fu un fiero avversario di Padre Pio e che ne dedusse un giudizio molto negativo avendo avuto “prove” di comportamenti non corretti.La storia è nota e se è occupò anche il Corriere della Sera con Aldo Cazzullo nel 2007; questo il link all’articolo originale:

http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_25/padrepio.shtml

Riporto un brano dell’articolo  di Cazzullo in cui chi scrive, nel 1960, è Papa (San) Giovanni XXIII dopo aver letto una informativa riservatissima di Monsignor Pietro Parente, assessore al Sant’ Uffizio:

«Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente» annota il Pontefice. «L’accaduto—cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona— fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti».

Ma quale era questo “disastro di anime”?

Un altro brano ce lo indica:

“Una delle «tentazioni» con cui il Signore ci mette alla prova. Espressioni durissime. Che però non si riferiscono alla complessa questione delle stigmate, su cui si sono concentrate le prime reazioni al saggio di Luzzatto, «Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento», in uscita la prossima settimana da Einaudi. All’inizio dell’estate 1960, Papa Giovanni è appena stato informato da monsignor Pietro Parente, assessore del Sant’Uffizio, del contenuto delle bobine registrate a San Giovanni Rotondo. Da mesi Roncalli assume informazioni sulla cerchia delle donne intorno a Padre Pio, si è appuntato i nomi di «tre fedelissime: Cleonilde Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci», più una misteriosa contessa che induce il Pontefice a chiedere se il suo sia «un vero titolo oppure un nomignolo». Nel sospetto—cui il Papa presta fede—che la devozione delle donne nei confronti del cappuccino non sia soltanto spirituale, Roncalli vede la conferma di un giudizio che aveva formulato con decenni di anticipo”.

Come tutti i documenti e i fatti della storia occorre sempre essere garantisti e non essendoci stato alcun vero processo tali scritti hanno più che altro valore documentale.

Questi fatti, riportati sommariamente, fanno riferimento a “fatti di donne”, come si chiamavano allora e non toccano l’altra grande polemica che lo stesso Vaticano alimentò, sebbene a corrente alternata, sul Santo di Pietrelcina, e cioè sulla vera natura delle sue stigmate.

A tal riguardo riporto un altro articolo del Corriere  della Sera, sempre del 1997:

http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_24/luzzatto.shtml

Questo secondo articolo tratta di una storia abbastanza nota e cioè la richiesta segreta ad un farmacista da parte di Padre Pio di acido fenico e veratrina, sostanze che nel 1919 il Sant’Uffizio pensò potesse essere stata utilizzata per procurarsi le stigmate.

Qui, una perizia, tratta dal medesimo articolo, di Padre Agostino Gemelli non molto tenera con il Santo:

“Il cerchio intorno a padre Pio aveva cominciato a stringersi fra giugno e luglio del 1920: poco dopo che era pervenuta al Sant'Uffizio la lettera- perizia di padre Gemelli sull'«uomo a ristretto campo di coscienza», «soggetto malato», mistico da clinica psichiatrica. Giurate nelle mani del vescovo di Foggia, monsignor Salvatore Bella, e da questi inoltrate, le testimonianze di due buoni cristiani della diocesi pugliese avevano proiettato sul corpo dolorante del cappuccino un'ombra sinistra. Più che profumo di mammole o di violette, odore di santità, dalla cella di padre Pio erano sembrati sprigionarsi effluvi di acidi e di veleni, odore di impostura”.

I brani riportati negli articoli sono stati tratti, come del resto già riportato nelle citazioni integrali,  da un libro dello storico e professore all’Università di Torino Sergio Luzzatto, «Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento», uscito appunto nel 1997 per Longanesi.

Per, par condicio, riporto anche un articolo di Andrea Tornielli, vaticanista e  giornalista, di un articolo su Il Giornale in risposta all’articolo del Corriere e al libro di Luzzatto in cui si difende la credibilità del Santo:

http://www.ilgiornale.it/news/nuovo-attacco-padre-pio-stimmate-false.html

Ne riporto un brano:

“Le stimmate di Padre Pio furono esaminate attentamente dal professor Festa, che il 28 ottobre 1919 scrisse una dettagliatissima relazione accertando che esse «non sono il prodotto di un traumatismo di origine esterna, e che neppure sono dovute all’applicazione di sostanze chimiche potentemente irritanti». Anche il dottor Bignami fece un esperimento sulle mani di Padre Pio, sigillando le sue piaghe per due settimane, con tanto di firme di controllo. Alla riapertura delle bende, sanguinavano come il primo giorno e non si erano né rimarginate né infettate. La prova dell’inconsistenza dell’accusa sta proprio in questo: se il frate si fosse procurato con l’acido le piaghe, queste si sarebbero chiuse oppure sarebbero andate in suppurazione. Per cinquant’anni, invece, sono rimaste inspiegabilmente aperte e sanguinanti”.Insomma, San Pio, come si chiama ora è stata una figura sempre discussa  e, caso strano (ma questo va a suo onore), proprio dalla Chiesa Cattolica che, come spesso avviene, è stata nel passato molto cauta nei confronti del Cappuccino e a volte decisamente ostile.

Infatti Padre Pio ha diviso anche  i Papi: Pio XI, Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo I lo osteggiarono, mentre Pio XII, Paolo VI , Giovanni Paolo II  e Benedetto XVI ne furono affascinati, come del resto Papa Francesco che lo ha voluto a Roma per il Giubileo.

Il carattere di San Pio volgeva facilmente all’ira e di questo vi sono molte testimonianze; se vedeva un peccatore in Chiesa gli urlava contro di uscire in maniera burbera e diretta.

Tuttavia questo non ha mai rappresentato un ostacolo all’adorazione popolare che ne aveva decretato la santità ben prima delle decisione ufficiale della Chiesa Cattolica.

Con questo articolo ho solo voluto richiamare uno dei lati meno luminosi del “Santo delle Folle”, parafrasando il titolo dell’apostolo Paolo “Santo delle genti”, in opposizione all’imperante agiografia mediatica, senza per questo voler emettere giudizi definitivi che non mi competono, ma fornendo uno spunto alla discussione giornalistica  e uno stimolo alla ricerca storiografica.

 

 

 

 

Tags:
padre pio;giovanni xxiii;papa francesco
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