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Il Palazzo delle Meraviglie. Luoghi e genti della società
Quando Moravia mi presentò Eco

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus (" la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi ")

(da, “Il nome della rosa”)

 

Umberto Eco è  da poco scomparso e questo fatto mi spinge a raccontare un breve aneddoto.

Infatti iniziai la mia attività giornalistica proprio con una intervista a lui; si era nel 1988 e da poco era uscito “Il Pendolo di Foucault”, il suo secondo libro di narrativa, dopo il grande successo mondiale de “Il Nome della Rosa”, del 1980.

Mi ero da poco laureato in Fisica ma l’altra mia grande passione, cioè il giornalismo, mi portava a scrivere recensioni, articoli ed interviste soprattutto in campo letterario e cinematografico, ma come spesso avviene all’inizio, per piccoli fogli o riviste semi - sconosciute.

Da poco tempo avevo conosciuto lo scrittore Alberto Moravia e con lui avevo preso l’abitudine di accompagnarlo qualche volta al cinema, visto che si occupava, tra le altre cose, di critica cinematografica per l’ “Espresso”. Il primo film che andammo a vedere insieme, lo ricordo ancora, fu “Quando soffia il vento”, di Jimmy Murakami, del 1986 ad un cinema di Roma che non c’è più e si chiamava “Induno”, a Trastevere; il film era particolare: realizzato con una tecnica mista di animazione e riguarda la vicenda di due coniugi isolati nella campagna inglese durante un attacco nucleare dell’ Unione Sovietica al Regno Unito.

Moravia, sapendo che ero laureato in Fisica, volle sapere da me tutto sulle bombe atomiche e sulle radiazioni; infatti, in quel periodo (siamo in piena guerra fredda), era molto interessato al tema della bomba atomica ed aveva scritto da poco un libro, “L’inverno nucleare” (Bompiani, 1986), in cui descriveva gli effetti terribili delle radiazioni sul nostro pianeta; mi disse inoltre che da Deputato al Parlamento Europeo (nel 1984) aveva fatto una battaglia contro il nucleare.

Questo antefatto per dire che Moravia riuscì, due anni dopo a procurarmi una intervista con Umberto Eco,  durante appunto una presentazione del suo nuovo libro a Roma.

Per me Umberto Eco era un intellettuale irraggiungibile e mitico, visto che avevo letto due volte “Il Nome della rosa” e “Il pendolo di Foucault” e quindi non mi parve vero di poterlo intervistare e così armato di un taccuino e di una biro mi preparai diverse domande per Eco, che vertevano sul suo secondo libro incentrato su una complessa storia di Templari.

Ricordo che Eco fu estremamente gentile e disponibile nei miei riguardi, nonostante (o forse a causa del fatto) che ero alle prime armi, come si suol dire.

Alla fine facemmo una breve disquisizione sull’ Illuminismo e il valore della scienza come strumento di indagine della realtà.

L’intervista durò una ventina di minuti in una saletta riservata e fu pubblicata, sempre grazie a Moravia, su un giornale che non c’è più, e cioè “Paese Sera” (anche se lontano da me ideologicamente).

Questo fu il mio primo articolo che uscì su un “vero” giornale e ricordo l’episodio con particolare piacere.

 

Tags:
eco;moravia;il nome della rosa
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