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Palazzi & Potere
Covid, gli esperti già pronti a richiudere tutto: "Cosa succederà a maggio"
Lockdown esercito a Milano

L'Italia il 26 aprile si prepara a riaprire nelle zone gialle. Da lunedì, scrive ilGiornale.it la maggior parte delle regioni italiane sarà in zona gialla e potrà riaprire i ristoranti anche a cena ma solo fino alle 22, quando scatterà il coprifuoco. Una decisione che per molti è più politica che scientifica, tanto che anche gli esperti del Cts hanno mostrato perplessità sulle riaperture. Un primo scontro tra Mario Draghi e Silvio Brusaferro, presidente del Cts, si è combattuto sullo sport, che per i tecnici non doveva essere riaperto per quelli di contatto. "Suvvia professore, non vorremo mica metterci a fare distinzioni tra il golf e il calcetto", avrebbe detto il presidente del Consiglio a Brusaferro.

L'allarme di Brusaferro e del Cts

Il presidente del Cts è preoccupato per la possibilità di innescare nuove catene di contagi e non lo nasconde: "Lo sport all'aperto poteva anche riprendere, ma non quello di contatto, visti i focolai che si sono contati in serie A". E le differenze tra la serie A e il mondo reale sono evidenti: i contagi nella massima serie calcistica vengono trattati all'interno della bolla, con il massimo isolamento e i controlli costanti per tracciare i contagi. Nel quotidiano, invece, si torna in famiglia e a lavoro, con conseguente rischio di incremento dei contagi. Ma il ruolo del Cts sembra ormai del tutto marginale, come dimostra l'epurazione voluta da Draghi all'inizio del suo mandato, quando ha portato il comitato da 30 elementi ad appena 11, consultati solo una volta prese le decisioni.

Come riporta La Stampa, dal ministero della Salute fanno sapere che Mario Draghi sia ormai solito consultarsi principalmente con Franco Locatelli più che con Roberto Speranza, segno che anche il ruolo del ministro sia ormai marginale (o quasi). E infatti il premier ha parlato con il coordinatore del Cts prima di firmare il decreto sulle riaperture. Una decisione non gradita a moltissimi esperti della prima ora del Cts, che queste stesse misure non le avrebbero attuate ora, al massimo tra un mese. Alcuni esperti avrebbero preferito ancora un mese di chiusure per ripartire a maggio, "perché i numeri che fanno da faro alla scienza epidemiologica dicono che con questi tassi di copertura vaccinale non solo possono riprendere a galoppare i contagi ma anche ricoveri e morti", scrive La Stampa.

Il ragionamento che è stato fatto, sempre secondo il quotidiano di Torino, è semplice. È vero che sono i soggetti meno fragili, nei quali il virus non crea solitamente particolari conseguenze, ma è anche vero che gli under 50 ancora per diverso tempo non avranno accesso al vaccino. Ciò significa che in questa fascia di età potrebbe esserci un aumento della contagiosità: "Lasciando il virus libero di circolare con le riaperture, quelle minori percentuali di decessi e ricoveri finiranno per moltiplicare un denominatore sempre più grande. Con il risultato di tornare punto e a capo". Una voce autorevole del primo Cts, che preferisce restare anonima, ha spiegato a La Stampa: "Con un 30% di vaccinati negli Stati repubblicani che hanno riaperto tutto o quasi sono aumentati morti e intubati, che negli Stati democratici dove si è tenuto sulle chiusure si contano invece sulle dita delle mani".

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