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Palazzi & Potere
Greco: ecco l'impatto che avrà l’aumento del costo dell’energia

Domenico Greco, attraverso la holding Gestioni Industriali raggruppa, presiede e amministra alcune tra le più importanti società che si occupano di produzioni di chimica di base in Italia fornendo centinaia di imprese italiane, in diversi settori produttivi con un fatturato aggregato di circa 150 milioni di euro l’anno e oltre 100 milioni di euro di asset aziendali in gestione. Che impatto avrà l’aumento del costo dell’energia e del gas sulle vostre produzioni?

Le nostre aziende operano attraverso processi elettrolitici che, se da una parte si possono definire “puliti” perché impiegano acqua, sale ed energia elettrica come principali materie prime, dall’altra vedono il loro posizionamento competitivo direttamente connesso al costo dell’energia elettrica e del gas (in quanto materia prima per la produzione della stessa energia elettrica). La nostra strategia di sostenibilità prevede ovviamente l’integrazione delle nostre produzioni con quelle di energia da fonti rinnovabili ed efficienti, ma questo processo è in corso e non è stato quindi completato in tutti i siti. Va da sé che lo shock dei prezzi a cui stiamo assistendo sta generando un incremento di circa il 20% dei costi di produzione dei prodotti elettrolitici.

Qual è l’incidenza della chimica di base nel tessuto imprenditoriale italiano? Se aumentano i vostri prodotti aumenta inevitabilmente anche tutto il resto? Quali sono i settori che fornite?

I prodotti di chimica di base hanno un utilizzo necessario, diffuso e trasversale nella vasta maggioranza dei settori industriali, tanto che l’andamento della loro domanda si approssima statisticamente a quello GDP. Nel nostro caso, trattandosi di chimica di base elettrolitica, stiamo parlando di soda caustica, acido cloridrico, ipoclorito di sodio (la più nota varechina) e clorito di sodio, che quindi trovano impiego sia come materie prime sia come materiali di processo ad esempio nei settori alimentare, della detergenza, della farmaceutica, della metallurgia per non parlare di quello del trattamento e disinfezione delle acque.  Si tratta di generi primari, i cui aumenti dei costi di produzione dovranno essere almeno in parte ribaltati nei rispettivi prezzi di vendita.

Dopo l’emergenza sanitaria ci troviamo ad affrontare un’emergenza economica legata anche alla mancanza di materie prime. Come far fronte a questo problema? Quale l’impatto sulla chimica?

L’unica maniera di far fronte a questa emergenza è di privilegiare il più possibile fornitori locali cercando di costruire una supply chain europea che quindi possa in parte contenere i rischi di discontinuità logistiche e di costo. Questi rischi sono purtroppo anche conseguenza di alcune politiche di delocalizzazione/outsourcing del recente passato per le quali molte produzioni di prodotti chimici intermedi sono migrate in altre regioni del pianeta, anche perché molto impattanti dal punto di vista ambientale. In una prospettiva di medio/lungo periodo quindi l’industria chimica deve investire in ricerca al fine di rimpatriare la parte a maggior valore aggiunto di queste produzioni da realizzare nel mercato locale in maniera sostenibile e coerente quindi con le più aggiornate istanze in termini di rispetto dell’ambiente e di riduzione delle emissioni di CO2. 

Viviamo in una Comunità Europea dove in realtà non c’è omogeneità nei costi dell’energia, penso alla Francia per esempio. Cosa dovrebbe fare il Governo?

I costi dell’energia elettrica dipendono fondamentalmente dalle materie prime e dal processo con cui questa viene prodotta. Lasciando stare quindi il carbone e il nucleare, l’attenzione deve essere rivolta al gas come materia prima che nel nostro Paese, come in tutta l’Unione Europea, viene importato nella quasi totalità dei volumi e in prevalenza dal quadrante Nord Orientale. Credo che prima di tutto sia urgente una azione unitaria a livello Europeo che metta politicamente in campo tutte le risorse necessarie al fine di mettere in sicurezza gli approvvigionamenti di gas, e i relativi costi, nel breve periodo. In parallelo credo anche che, sempre a livello Europeo, sia necessario definire una strategia, con le necessarie politiche, di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, guardando magari al bacino del Mediterraneo, nel medio/lungo, in parallelo con il perseguimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili. Il nostro Paese può fare leva sul proprio posizionamento per coordinare tali azioni a livello Europeo chiedendo allo stesso tempo una politica di mitigazione dei gap di costo tra i diversi Paesi dell’unione.

Come si sposa il tema sostenibilità con la chimica?

Il tema della sostenibilità è strettamente connesso al nostro segmento della chimica di base elettrolitica. Gestendo processi di elettrolisi rappresentiamo già uno dei principali produttori di idrogeno del nostro Paese, che mettiamo in parte a disposizione di progetti di ricerca e sviluppo di filiera finalizzati a massimizzare le possibilità di produzione, applicazione e valorizzazione di una delle principali molecole nell’ambito dei processi di transizione ambientale ed energetica. In aggiunta e proseguendo il discorso sul rimpatrio di alcune produzioni strategiche in maniera sostenibile, il nostro know-how elettrochimico può rappresentare una leva per il raggiungimento di questi obiettivi (per il fatto che l’energia è utilizzata come principale componente del processo), a condizione ovviamente di averne condizioni di approvvigionamento altrettanto competitive e sostenibili nel lungo periodo.

Altro tema fondamentale per il rilancio del Paese è quello delle infrastrutture. Come dovrebbero essere indirizzati i fondi del PNRR?

Per rimanere in tema, credo che le economie dei nostri Paesi e del continente Europeo in generale, nonostante gli obiettivi di reshoring, manterranno un certo livello di interconnessione con altri quadranti/continenti soprattutto con riferimento al segmento delle materie prime. In aggiunta, se si considera che il principale fattore di discontinuità logistica a cui stiamo assistendo riguarda i trasporti marittimi, a mio parere è necessario implementare una strategia di rafforzamento delle infrastrutture portuali, con particolare attenzione a quelle del bacino del Mediterraneo. Nelle azioni di rafforzamento includerei anche quindi la realizzazione di appositi stoccaggi di materie strategiche (anche di carattere energetico) connessi alle strutture portuali e finalizzati ad assorbire i possibili shock di domanda/offerta/logistici ed assicurare la stabilità dei relativi costi di approvvigionamento.    

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