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Palazzi & Potere
ITALIA E FRANCIA VERSO UN DESTINO COMUNE
Courtesy of Paolo Cencioni

In un mondo sempre più globalizzato ed in un'Europa che, dopo la Brexit e con la pandemia di coronavirus ancora in corso, è alla ricerca di un nuovo riallineamento e di una nuova politica comune, Italia e Francia devono rinsaldare ancora di più i loro vincoli per diventare il vero motore del rilancio della UE. E' quanto è stato sostenuto da tutti gli intervenuti al convegno "Il Trattato del Quirinale. L'intesa italo-francese per il rilancio dell'integrazione europea", svoltosi a Palazzo Corsini e promosso dalla Fondazione Ducci in collaborazione con l'Accademia dei Lincei e con la sponsorizzazione di Sorgente Group, guidata da Valter Mainetti.

Al convegno sono intervenuti, nell'ordine, Paolo Ducci Ferraro di Castiglione, presidente della Fondazione, Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes e presidente del Comitato scientifico della Fondazione Ducci, Christian Masset, ambasciatore francese in Italia, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, Piero Fassino, presidente della Commissione Esteri della Camera e della Bilaterale parlamentare Italia-Francia, Ferdinando Nelli Feroci, presidente dello Iai e diplomatico di carriera dal 1972 al 2013, Maurizio Serra, diplomatico e scrittore, membro dell'Academie francaise e del Comitato scientifico della Fondazione Ducci. Impossibilitato a partecipare, Gianni Letta, presidente onorario della Fondazione, ha inviato un messaggio.

Prima di tratteggiare ciò che hanno detto gli oratori, è bene spiegare cosa è il Trattato del Quirinale oggetto del convegno. Si tratta di un progetto di accordo bilaterale, in fase di ultima redazione, tra Francia e Italia che mira a fornire un quadro stabile e formalizzato per la cooperazione nelle relazioni dei due Paesi. Nella sostanza, è l'equivalente transalpino del Trattato dell'Eliseo che dal 22 gennaio del 1963 disciplina la cooperazione franco-tedesca per favorire una maggiore integrazione europea, che comunque costituisce un "unicum".

Il Trattato ha preso forma tra il 2017 ed il 2018, quando il nuovo presidente francese, Emmanuel Macron, e l'allora presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, decisero di costituire dei tavoli di lavoro per definire i termini di un documento che avrebbe dovuto sancire una "cooperazione rafforzata" italo-francese su molti temi: dalla crescita economica all'occupazione, dalla politica migratoria all'ambiente, dalla formazione alla difesa comune europea. La firma dell'intesa era attesa per la fine del 2018, ma il cambio di governo in Italia, con l'avvento a Palazzo Chigi di Giuseppe Conte alla guida di un esecutivo M5S-Lega, ha bloccato tutto per questi anni. Ora, con l'avvento di Mario Draghi, si spera che il Trattato possa essere sottoscritto entro la fine dell'anno, anche perché l'Unione Europea sta conoscendo profondi cambiamenti, con la Brexit, già avvenuta, e l'uscita dalla scena politica nel prossimo settembre di Angela Merkel, che non si ripresenterà alle elezioni politiche tedesche che si terranno in quel mese.

Nel suo intervento di introduzione del convegno, Paolo Ducci, ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa, la prima dopo il coronavirus, ed ha letto il messaggio inviato da Gianni Letta nel quale si sottolinea come la collaborazione tra Italia e Francia appaia decisiva per rilanciare il ruolo dell'Europa nel mondo. Lucio  Caracciolo, da parte sua, ha sottolineato come il Trattato che legherà strettamente i due Paesi transalpini produrrà i suoi effetti tra qualche anno. Due, secondo l'oratore, le aree dove l'intesa dovrà soprattutto esplicare i suoi effetti. La prima è propriamente connessa all'Europa. Come dovrà essere la nuova Ue dopo il covid? Dovrà tornare ad essere quella che era prima della pandemia oppure evolvere? Le scelte da fare sono importanti e vanno aldilà dei confini dell'Eurozona. La seconda è l'area mediterranea ed africana dove gli interessi dei nostri Paesi sono stati spesso contrastanti.  Francia ed Italia - ha sostenuto - possono e devono  collaborare strettamente soprattutto ora perché la presenza in Libia di Russia e Turchia richiede una strategia comune ddi Parigi e Roma.

L'ambasciatore Christian Masset ha sottolineato come la recente visita di Stato del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Parigi abbia consolidato gli antichi e profondi rapporti che contraddistinguono da tempo Francia ed Italia. Ci legano soprattutto, la storia, la cultura e l'economia. La nostra relazione - ha sottolineato l'ambasciatore - è un "unicum" nel mondo. I due Paesi hanno una responsabilità comune nel dopo-pandemia nel mondo che cambia. Il nostro futuro è nell'affermazione dell'Europa. C'è bisogno di maggiore integrazione e di una sovranità europea.

Benedetto Della Vedova, sottolineato che il trattato dovrebbe essere firmato prima della fine dell'anno e che è necessario mettersi d'accordo su quelle cose nelle quali i due Paesi non sono allineati, ha affermato che bisogna costruire meccanismi di consultazione e creare sinergie. Ha quindi ricordato che dal prossimo primo gennaio la Francia assumerà la presidenza semestrale del Consiglio europeo. E' importante quindi ha ribadito - che l'intesa tra i nostri Paesi venga siglata prima di quella data.

Piero Fassino ha invece rilevato come alla piena sintonia istituzionale tra Italia e Francia non corrisponda a quello che pensa l'opinione pubblica, soprattutto nel nostro Paese. Ha sottolineato quindi la necessità di sensibilizzare i media che spesso mettono l'accento su presunti "atteggiamenti predatori" delle aziende che mettono piede al di qua e aldilà delle Alpi. Ha concluso dicendo che il metodo di lavoro per l'attuazione del trattato deve prendere esempio dall'accordo franco-tedesco.

Ferdinando Nelli Feroci, dal canto suo, ha messo l'accento sulle difficoltà che hanno finora ritardato la firma del trattato, che metterebbe al sicuro i rapporti bilaterali tra i due Paesi. Comunque - ha rilevato - ci sono temi delicati che vanno trattati con attenzione, dalla fusione tra Psa e Fiat che ha dato vita a Stellantis (non c'è simmetria), a come affrontare le migrazioni, dal Mediterraneo alla LIbia. Ha concluso dicendo che la revisione del patto di stabilità dopo le elezioni tedesche sarà un banco di prova della solidità dell'intesa italo-francese.

Maurizio Serra ha fatto un breve excursus storico sui rapporti transalpini nel dopoguerra, ricordando come Charles De Gaulle, già nel 1959, volesse rinsaldare e rafforzare i rapporti con l'Italia ma trovò l'ostilità da una parte della Dc, la principale forza di governo, e dal Pci. Così come un altro tenativo fu fatto da parte francese nel 1989-1990 dopo la riunificazione tedesca che alterava gli equilibri europei. Anche allora nulla. Oggi, ha detto, i tempi sembrano maturi.

Concludendo il convegno, Ducci ha calorosamente ringraziato Valter Mainetti, presidente di Sorgente Group, per il sostegno all'iniziativa.

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