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Quelli che i numeri non dicono
Come diversificare il proprio portafoglio azionario

Uno degli errori più comuni commesso dai trader meno esperti sul mercato azionario è quello di costruire un portafoglio poco bilanciato ed eccessivamente legato alle sorti di una sola azienda, di un particolare settore o di un’economia.

Secondo gli esperti finanziari di AbileTrader.com, esistono varie teorie di matematica finanziaria che dimostrano il beneficio netto per un investitore capace di diversificare il proprio portafoglio di investimenti. In altre parole, in genere la differenza tra chi diversifica e chi non lo fa è che, a fronte di un guadagno obiettivo uguale, il primo dei trader citati lo fa con un rischio ben inferiore se confrontato con quello del trader con un portafoglio più concentrato.

Di norma ogni broker finanziario consente ai propri clienti di effettuare scelte di investimento diversificate offrendo un catalogo di asset finanziari più o meno ampio. La scelta di un broker che offra tanti titoli quotati diversi tra loro è, dunque, una prerogativa fondamentale al successo del trader.

Facendo alcune ricerche online, tuttavia, si capisce come tanti trader abbiano opinioni diverse circa il tema della diversificazione degli investimenti finanziari. Anche tra i forti sostenitori di questa pratica, non tutti concordano circa le varie modalità di mettere in atto tale strategia.

Appare dunque importante effettuare una rassegna sul tema in modo da portare un po’ di chiarezza su questo argomento, partiremo da una spiegazione in merito all’utilità della diversificazione degli investimenti, citando poi alcune pratiche comune. In conclusione, sarà interessante vedere l’interessante visione che il guru della finanza Warren Buffett ha proprio su questo tema.

Perché la diversificazione è importante

Il rischio di concentrazione è uno dei principali problemi che portano i trader di tutto il mondo a perdere denaro sui mercati finanziari. Succede con maggiore frequenza di quanto ci si possa aspettare: se i guadagni in Borsa di un trader possono essere erosi completamente dopo una brutta giornata di trading, allora l’investitore dovrebbe considerare la composizione del proprio portafoglio.

La regola delle famiglie di una volta che recitava “è meglio non mettere tutte le uova in un solo paniere” si applica con facilità anche al mondo degli investimenti. Se un solo evento, nemmeno troppo catastrofico, porta un trader a perdite ingenti, risulta evidente che la concentrazione del portafoglio sia troppo elevata.

Esistono tanti modi per misurare e rilevare la concentrazione di un portafoglio azionario. I diversi metodi si adattano ai diversi livelli di esperienza dei trader, come discusso nel dettaglio nel prossimo paragrafo.

Misurare la necessità di diversificare

Come accennato nel paragrafo precedente, esistono modalità differenti per consentire a trader con diverso profilo di suonare il campanello d’allarme in caso di scarsa diversificazione all’interno del proprio portafoglio:

  • Metodo matematico: gli investitori più esperti possono spingersi sino a calcolare il coefficiente di correlazione di Pearson del proprio portafoglio. Tale coefficiente assume un valore da -1 a +1 e presenta di norma la seguente interpretazione:
    • Valore assoluto maggiore di 0,5: elevata correlazione (e, dunque, concentrazione) tra le azioni presenti nel portafoglio
    • Valore assoluto maggiore di 0,3 ma minore di 0,5: moderata correlazione (e, dunque, concentrazione) tra le azioni presenti nel portafoglio
    • Valore assoluto minore di 0,3: bassa correlazione (e, dunque, concentrazione) tra le azioni presenti nel portafoglio

Va da sé, dunque, che sia preferibile di norma avere un coefficiente di Pearson compreso tra -0,3 e +0,3 all’interno del proprio portafoglio.

  • Metodo grafico: il trader meno portato alla matematica, ma con un approccio comunque analitico, può capire se il proprio portafoglio presenti un eccessivo livello di correlazione mettendo all’interno dello stesso grafico l’andamento storico dei prezzi dei titoli sui quali ha effettuato investimenti.

Se dovesse risultare evidente una similitudine nei movimenti delle varie linee, il rischio di concentrazione sarà troppo elevato e sarà necessario introdurre maggiore diversificazione nel portafoglio.

  • Metodo empirico: il metodo della “scottatura” è il più efficace per chi non ha conoscenze matematiche avanzate e una mentalità poco analitica. Se capita spesso di vedere giornate di trading in cui tutti gli stock presenti in portafoglio risentono di cali, il trader dovrà introdurre un maggiore grado di diversificazione all’interno della propria strategia

Diversificare per azienda

Effettuato l’opportuno chiarimento circa la motivazione sottostante alla necessità di diversificare i propri investimenti sui mercati finanziari e le metodologie principali per misurare l’effettiva concentrazione di un portafoglio, è ora il momento di addentrarci maggiormente nell’argomento cercando di capire bene come incrementare il grado di diversificazione nel mercato azionario.

Il primo metodo da conoscere, per quanto banale, è la differenziazione per azienda. Un portafoglio in cui l’investimento su una singola azienda raggiunge, come peso economico, la doppia cifra percentuale (dal 10% in su) rispetto all’intero importo investito da un trader è un portafoglio poco diversificato dal punto di vista aziendale.

Per quanto questo non sia sufficiente – come vedremo a breve – per costruire un vero portafoglio diversificato in Borsa, il ragionamento fatto sulle singole aziende è senza dubbio un importante punto di partenza che, se non rispettato, rischia di rendere vano ogni altro tentativo di diversificazione.

La diversificazione per settore economico

Non è purtroppo sufficiente investire in azioni quotate diverse per avere un vero livello di diversificazione all’interno del portafoglio di un trader. Il secondo livello che un buon investitore deve considerare sul mercato azionario è quello del settore economico all’interno delle quali le aziende oggetto di investimento operano.

Costruire un portafoglio su venti titoli distinti operanti tuttavia nello stesso settore economico comporta un’illusione di diversificazione che, in seguito ad un controllo tramite una delle metodologie riportate in precedenza all’interno di questo articolo, porterà ad una forte correlazione tra i vari stock sui quali un trader ha investito del denaro.

In altre parole, dunque, sebbene investire in azioni di aziende distinte risulti essere una condizione fondamentale per diversificare, questa non è purtroppo una condizione sufficiente da sola a raggiungere tale scopo.

Una brutta notizia inattesa (o cigno nero, per usare la terminologia in voga sui mercati finanziari) relativa al settore sul quale il trader ha investito può portare a forti perdite sull’intero portafoglio, smascherando quindi una strategia di diversificazione di investimento insufficiente.

La diversificazione per area geografica

Per quanto diversificare per azienda e per settore sia importante, c’è un altro importantissimo livello che il trader medio non si può permettere, in nessun modo di ignorare: quello dell’area geografica.

Per quanto possa essere complesso comprendere in quale modo il valore di un’azienda spagnola specializzata nel settore automotive possa essere legato a quello di una società greca attiva in ambito biomedico, le evidenze del passato mostrano un’evidente correlazione all’interno dei mercati territoriali.

Semplificando, per fini meramente esplicativi, il discorso, potremmo far notare come esistano tanti grossi fondi di investimento che suddividono i propri trade per area geografica. Nel momento in cui si presentano problemi economici e/o politici su un certo mercato, questi fondi puntano a ridurre l’esposizione sui mercati più deboli in quel momento, effettuando operazioni di turnover di denaro verso aree geografiche giudicate più sicure.

Questa operazione, che comporta il movimento di svariati triliardi di dollari, ha il potere di muovere il mercato in maniera evidente, portando le due aziende citate sopra a soffrire cali delle proprie quotazioni in Borsa in caso di crisi economiche/politiche nell’Unione Europea.

Per questo motivo è fondamentale assicurarsi che i titoli azionari presenti all’interno del proprio portafoglio abbiano interessi attivi in aree geografiche ben distinte, una sfida davvero complessa considerando il grado di progressiva globalizzazione del mondo economico.

La diversificazione come protezione dall’ignoranza

Merita infine una menzione speciale il parere originale di Warren Buffett, uno che di finanza e mercati conosce certamente segreti che in pochi al mondo possono dire con credibilità di conoscere.

Buffett ha una visione molto particolare sul tema della diversificazione, in quanto la ritiene un’utilissima arma di “protezione contro l’ignoranza”, per usare le sue parole.

Sostanzialmente, la posizione di Buffett è la seguente: chi ha risorse (tempo, denaro, personale, ecc.) adatte ad effettuare un lavoro di ricerca puntuale e costante al fine di identificare opportunità di investimento non dovrebbe preoccuparsi particolarmente della necessità di differenziare il proprio portafoglio.

Addirittura, Buffett ritiene che diversificare il proprio portafoglio in corrispondenza di una valutazione attenta e studiata sulla crescita di un settore possa essere deleteria per il rendimento degli investimenti di un trader.

Chi invece non ha il lusso di godere di queste risorse (consideriamo che, normalmente, i piccoli investitori non sono trader di professione, ma hanno altri lavori che svolgono durante le proprie giornate) può trarre beneficio – sempre a detta di Buffett – a una sana strategia di diversificazione come quella descritta in questo articolo.

Ripartire il proprio denaro tra investimenti azionari utilizzando regole generiche ma valide come quelle riportate in questa analisi è un buon atteggiamento utile a ridurre al minimo le possibilità di farsi trovare impreparati in caso di crisi aziendali, di settore o di un’intera area economica.

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