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Quelli che i numeri non dicono
Come reagirebbe il mercato a un crollo del Bitcoin

Difficile dirlo su due piedi, anche se di casistiche ne sono state elaborate tante negli anni, con valori di credibilità differenti. Certo è che non si tratterebbe una cosa di poco conto, sono ormai migliaia di migliaia, se non milioni, i wallet aperti tra le varie piattaforme (online e non) di utenti con un discreto numero di Bitcoin.

Prima di entrare nel vivo delle dinamiche successive a una vera e propria caduta varrebbe però la pena constatare quali potrebbero essere le motivazioni alla base di questo ipotetico crollo.

 

  • L’improvvisa e inattesa scoperta di un flaw nel codice sorgente di qualche exchange o piattaforma di wallet online porterebbe senza dubbio orde di malintenzionati a cercare degli exploit in grado di rubare milioni e milioni di euro (e del resto questa cosa è già successa in passato con conseguenze disastrose a dir poco).
  • L’ascesa di una criptovaluta che superi qualsiasi limitazione attualmente imposta da Bitcoin (come, a titolo esemplificativo, il numero limitato delle transazioni al secondo, i costi di transazione sempre più elevati, la blockchain size, eccetera).
  • Un’operazione congiunta di più governi che potrebbero vietare o limitare gli utilizzi delle crypto, magari facilitando o addirittura imponendo l’utilizzo di criptovalute supportate e gestite da banche o governi stessi.
  • Vendita contemporanea e smodata dei grossi possessori che porterebbe a una frenesia collettiva tale da poter decretare un importante collasso del sistema e un calo repentino dei prezzi.
  • L’improvvisa chiusura di un grande exchange che faccia sparire nel nulla centinaia di milioni se non miliardi di euro di crypto (posseduti dalla maggior parte degli utenti in questo modo che non avendo nozioni di base di sicurezza informatica hanno consegnato a terzi il mantenimento dei propri wallet).

Dunque, alla base di queste prime valutazioni dei fattori di rischio non si può che non constatare che per quanto ormai largamente penetrate, le criptovalute sono ancora in fase “di lancio”, si trovano all’alba della propria era e degli scossoni se non proprio attesi sono quantomeno plausibili. Non è infatti difficile immaginare che in un futuro neanche troppo lontano a farla da padrone saranno delle criptovalute che oggi neanche abbiamo ancora inventato.

Esiste poi il problema della scalabilità dei Bitcoin, un problema che potete approfondire qui, che in realtà rappresenta il primo dei problemi a cui prestare l’occhio quando si parla di instabilità del mercato delle criptomonete. E anche questo è un discorso a prestare attenzione ma per farlo c’è bisogno di rimboccarsi le mani e studiare, approfondire le dinamiche che regolano il mondo delle crypto ed entrare nel vivo dei pro e dei contro che questo affascinante mercato sta generando.

Tutto ciò, naturalmente, non vuol dire che intanto non ci si possa guadagnare enormemente. Basti riflettere sul fatto che all’improvviso sono arrivati investimenti di aziende con storia centenaria e asset reali, a trasformare il proprio capitale in Bitcoin, fiduciosi di trend altamente positivi negli anni a venire.

Per rispondere alla domanda dell’articolo, è tuttavia corretto analizzare quali sono i dati che sono quantomeno consultabili dai più e che hanno fatto compagnia agli appassionati lettori di finanza negli ultimi periodi.

La cripto più famosa del mondo, al momento della scrittura di questo articolo, torna vicino alla propria quotazione record e supera nuovamente la cifra record di 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Una capitalizzazione del genere fa capire che, al netto degli investimenti dei big (Tesla e Square per dirne due), e degli investitori istituzionali che ancora vanno cauti sul futuro, sono davvero troppe le persone che hanno versato parte o addirittura tutti i propri risparmi su un conto digitali di criptovalute, talmente tante da rendere pressoché impossibile un crollo drastico e repentino. Certo, la finanza e la storia dell’economia insegnano che trend positivi e negativi fanno parte dell’andamento fisiologico di qualsiasi asset o mercato, ma quel di cui parliamo è un pendio ripido che impaurisca il mondo intero.

Il crescente interesse, non più solo appannaggio dei geek, riguardo i Bitcoin, ha fatto sì che a tutelare l’intero mercato creato da questa cripto ci siano orde di compratori pronti a comprare e fare proprio questo criptoasset non appena altrettanti investitori in subbuglio si prestino a venderlo: insomma, una ruota molto più che favorevole al sostentamento del Bitcoin, come riportato dalle opinioni degli esperti su eToro.

Crolleranno? Forse. Andranno a picco? Molto meno probabile. Potrebbe ancora essere un buon momento per investire, le proiezioni sono le più disparate e si parla addirittura di cifra da capogiro per fine anno, tra chi dice che il valore nominale di un Bitcoin sarà approssimativamente di 200.000 dollari e chi addirittura azzarda 400.000. Forse la visione più cauta (seppur sempre ottimistica) è quella che vedrà queste cripto rompere il muro dei 100.000 dollari entro la fine del 2021.

Tags:
bitcoinmercato finanziario
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