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Quelli che i numeri non dicono
Il costo del Covid tra stadi, ppw e indotto, quanto pesa il bilancio sui club

8,7 miliardi, il “costo del Covid” di cui si son fatti carico, rinunciandovi, i club delle squadre di calcio sparsi per il mondo. Non si parla solo di mero sport, è un pezzo di economia che si è sgretolata portando con sé un indotto miliardario; dati alla mano, i quasi 9 miliardi di introiti in meno sono frutto di revenue mancati, fatturati che invece di segnare l’asticella verde hanno proteso al rosso per ormai circa due anni. Sono 711 i club dei campionati più importanti che avrebbero perso 7,2 miliardi, mentre secondo un’analisi condotta da Deloitte, sono bastati i 20 top club al mondo a diluire l’economia mondiale del calcio a 11 di ben 2 miliardi. Ad avere peso in questa drastica discesa del mercato, sempre secondo uno studio di Deloitte, bisogna annoverare tutte le mancate entrate dagli stadi, che soltanto ora riaprono dopo oltre un anno (-17% per i 20 top club, a 257 milioni), ed il fragoroso tonfo registrato dalla caduta dell’interesse televisivo con conseguente ridimensionamento dei diritti, che in modo del tutto indipendente ha fatto segnare quota -1 miliardo (-23%).

Il mercato calcistico prima del Covid

Non soltanto il Covid a sgretolare le finanze dello sport più seguito del mondo, senza dubbio partecipe è stata la ormai evidente cattiva gestione degli anni d’oro, tra ingaggi e stipendi faraonici, acquisti sconsiderati ed estrema propensione alla gestione societaria passionale più che, appunto, aziendale. Dal 1999 fino a prima della pandemia, i fatturati dei club europei sono cresciuti di percentuali vicine o superiori all’8% anno su anno. L’indotto è evidente: oltre al core dato da calciatori, club, presidenti e lavoratori stipendiati come fisioterapisti e medici, area marketing, preparatori atletici ed altri ancora, anche i procuratori che negli ultimi 7 anni avrebbero introitato fino a 1 miliardo di euro in commissioni sui trasferimenti e sugli ingaggi.

Il futuro

Rimettere in moto la macchina del calcio (che per fortuna di molti non si è mai davvero del tutto fermata, ndr) è l’obiettivo numero uno della UEFA, che non stenta a nascondere il proprio interesse per questi europei e le aspettative non solo sociali e sportive che ne derivano. Gli stessi bookmaker hanno dato una spinta importante alla propria visibilità prevedendo entrate per diverse centinaia di milioni di euro proprio in concomitanza agli entranti Europei. Piattaforme di informazione sulle scommesse online come 123scommesse offrono una panoramica del mercato dei bookmaker in grado di fornire non soltanto un’idea di quello che sarà il palcoscenico delle scommesse per questo torneo, ma una vera e propria istantanea di un mercato in ripresa che non vede l’ora di ripartire.

Ulteriori considerazioni

Al netto dei settori dipendenti in modo stretto dal giro d’affari del calcio, la ripresa economica si sta constatando su molti fronti (come sarebbe stato facile immaginare in previsione della fine della pandemia), quello che c’è da chiedersi è se l’interesse del pubblico possa o meno riversarsi sul calcio secondo le aspettative, poiché è naturale ipotizzare che a concorrere per accaparrarsi gli “ascolti” non vi saranno soltanto più i teleschermi e gli stadi, ma anche la voglia di tornare a vivere viaggiando, incontrandosi e soprattutto lontani dalle mura di casa… che i paesaggi  di mare non si attestino come una prospettiva assai migliore delle tribune di uno stadio? Non c’è da aspettarsi una vera e propria competizione a lungo termine tra settori, ma una cosa è certa: il calcio e la sua macchina da soldi riprenderanno, quanto velocemente non ci è dato saperlo.

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