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Quelli che i numeri non dicono
Il mercato del CBD: i numeri di una crescita straordinaria

Il mercato del CBD sta conoscendo una crescita a dir poco straordinaria: lo dimostrano i dati relativi al 2019, che hanno messo in evidenza un rialzo del 700% rispetto al 2018. Ne parliamo con il team di Weedzard, che ci aiuta a capire per quale motivo la domanda di CBD sia sempre più elevata. In effetti, sono davvero numerose le aziende che si mostrano disponibili a investire le proprie risorse in questo ambito, tenendo conto anche della varietà di applicazioni, dai cosmetici ai prodotti alimentari. Senza dimenticare, ovviamente, i medicinali.

Le esigenze degli utenti

Ecco, quindi, che quello del CBD è uno dei mercati più vivaci in tutto il settore della canapa industriale. Una ricerca che è stata condotta da Bds Analytics ha evidenziato che tanti utenti si stanno rivolgendo verso prodotti che hanno una concentrazione di THC inferiore e presentano, al tempo stesso, livelli elevati di CBD, che – come noto – è un cannabinoide non psicoattivo, la cui estrazione può avvenire anche dalla canapa industriale. In tale contesto, gli Stati Uniti possono essere considerati una vera eccellenza sia per l’innovazione che per la ricerca. Nel corso degli ultimi anni, però, più o meno a ogni latitudine sono state promulgate delle leggi antiproibizioniste grazie a cui è stato reso lecito l’utilizzo di cannabis non solo per scopi terapeutici ma anche per finalità ricreative. Ecco, quindi, che il giro di affari correlato a questo prodotto è in crescendo, negli Usa come in Europa, ma anche in Asia e in Australia; lo stesso dicasi per la circolazione di cannabidiolo, a sua volta in aumento.

La situazione negli Stati Uniti

Ma quali sono i motivi per i quali gli Stati Uniti possono vantare un primato in questo ambito? Stando ai numeri forniti dall’agenzia Bloomberg, tra gli Stati americani in cui la canapa viene coltivata ci sono l’Oregon, il Montana, il Kentucky e il Colorado: nel complesso, si parla di 80mila ettari di terreno che nel 2019 erano seminati a canapa, a fronte dei 10mila ettari del 2017. Gli Usa, dunque, sono il Paese che ha messo in evidenza i progressi più significativi nel corso degli ultimi anni: secondo le previsioni degli esperti, il mercato statunitense da qui ai prossimi 3 anni potrebbe raggiungere un valore complessivo intorno ai 24 milioni di dollari. Nel frattempo ci sono parecchi investitori che hanno deciso di puntare sugli apparecchi di estrazione del CBD e sugli impianti necessari per la sua trasformazione. D’altro canto, la competizione internazionale si preannuncia sempre più agguerrita.

Il CBD nel resto del mondo

Sì, perché se gli Stati Uniti si stanno dando da fare, gli altri Paesi non sono da meno. New Frontier riporta che in Cina nel 2017 sono stati piantati non meno di 45mila ettari di canapa: Pechino sta diventando un player decisamente importante in questo ambito, in modo particolare per ciò che concerne la fornitura alle aziende di sementi. E mentre la canapa viene ritenuta una merce agricola anche in Australia, il Canada diventa il secondo mercato al mondo dal punto di vista delle vendite, con un giro di affari complessivo intorno ai 570 milioni di euro. E le coltivazioni si moltiplicano anche in Giamaica, in Grecia e in Colombia, senza dimenticare il Lesotho, nell’Africa meridionale.

Le prospettive per il futuro

Sarebbe un errore, tuttavia, ritenere che il mercato della canapa debba limitarsi unicamente al CBD, dimenticandosi di tutti gli altri estratti che si possono sfruttare nei settori più vari. La fibra di canapa, per esempio, è un materiale rinnovabile, e proprio per questo motivo si accinge a dominare il mercato nei prossimi anni: vi si potrà ricorrere per la produzione di cellulosa e di carta nelle industrie tessili, ma anche per mobili e cantieri edili; il suo impiego, inoltre, potrebbe crescere anche per la produzione della bioplastica e dei biocarburanti.

La legislazione in Italia

In Italia, nel frattempo, dobbiamo ancora fare i conti con una legislazione a dir poco ballerina. Le norme del nostro Paese stabiliscono che non si possono ritenere sostanze stupefacenti le piante di cannabis il cui livello di THC rimane al di sotto dello 0.6%, in considerazione della definizione di sostanze stupefacenti a cui si fa riferimento nel Testo Unico del 1990. Varie ricerche hanno permesso di verificare che la cannabis light non è in grado di generare effetti psicotropi di alcun genere: quando il THC resta sotto lo 0.6%, i fruitori godono degli effetti positivi offerti dal CBD, che non induce assuefazione né mette a repentaglio la salute mentale di chi lo assume.

Come sono cambiate le cose negli ultimi anni

Tra i prodotti della pianta di canapa vendibili lecitamente secondo la legge 242 del 2016 non ci sono le infiorescenze. Tuttavia una circolare del Ministero dell’Agricoltura del 2018 ha chiarito alcuni punti, facendo riferimento al florovivaismo: in questo documento si specifica che non ci sono limiti per la vendita delle infiorescenze, sempre a condizione che il livello di THC resti al di sotto dello 0.6%. In seguito, un decreto del Ministero della Salute sempre del 2018 ha rimosso le limitazioni che erano in vigore per l’uso e la prescrizione di cannabis con finalità terapeutiche. Inoltre, nel novembre dello scorso anno è stato pubblicato un altro decreto che ha indicato i limiti che devono essere rispettati per l’impiego a scopo alimentare dei derivati della cannabis.

La disciplina della cannabis nel nostro Paese

La legalizzazione della canapa light è destinata a inferire un duro colpo ai mercati clandestini che arricchiscono la criminalità organizzata. L’aumento degli e-commerce e dei negozi che offrono l’opportunità di acquistare canapa light è un segnale positivo, soprattutto perché si tratta di punti vendita che mettono a disposizione articoli di provenienza italiana e che consentono di acquistare in condizioni di massima sicurezza. Il fatto che la disciplina italiana della cannabis sia stata fino a questo momento complessa o addirittura contraddittoria non può che rappresentare un danno per l’economia complessiva del Paese: la speranza è che d’ora in avanti una maggiore chiarezza elimini tutti gli ostacoli superati fino a questo momento.

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