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Quelli che i numeri non dicono
Innovazione: come accedere agli incentivi del Piano Transizione 4.0

Attraverso il Piano Transizione 4.0 le imprese hanno la possibilità di usufruire di incentivi e agevolazioni per gli investimenti destinati a garantire lo sviluppo tecnologico. Lo sviluppo di un’impresa ha bisogno di analisi ex ante per tutti i fattori: il che è vero anche per l’accesso ad agevolazioni e finanziamenti che dovrebbero permettere la sua crescita. Sarebbe un errore pensare di non aver bisogno di fare affidamento su figure esterne con una forte competenza sul tema. I board aziendali e gli imprenditori hanno bisogno di consigli che aiutino loro a implementare la narrazione della loro crescita e al tempo stesso identificare gli strumenti che a questo scopo saranno necessari e portatori di benefici.

La progettazione

La progettazione è il frutto dell’analisi, e decidere in questo momento di offrire alle aziende uno strumento che poi dovrà essere adattato alle necessità più diverse non può garantire dei benefici concreti. Proporre vuol dire prima tradurre gli strumenti scelti per la singola azienda in economie, in tempi e in numeri. Questa è la sola strada che si può percorrere per arrivare a presentare azioni interconnesse e correlate in grado di offrire un vantaggio competitivo vero.

Il supporto dei consulenti

Le agevolazioni che il Ministero dello Sviluppo Economico ha previsto si configurano come opportunità importanti, che tuttavia in molti casi hanno bisogno del sostegno di consulenti. Insomma, servono delle competenze specifiche, che a loro volta siano coordinate da una regia ben orchestrata, grazie a cui le imprese possano trovare la strada migliore fra numerose occasioni. Prima di tutto, però, occorre introiettare una cultura dell’innovazione, e per riuscirci si deve puntare su indicazioni metodologiche che aiutino ad approcciare incentivi importanti ma che per essere ottenuti richiedono un certo impegno.

In cosa consiste la quarta rivoluzione industriale

Il concetto di impresa 4.0 viene spesso associato all’Internet delle Cose o addirittura alla quarta rivoluzione industriale. Quando si menziona questa nozione, ad ogni modo, si fa riferimento a uno specifico modello di produzione aziendale e di gestione imprenditoriale che è contraddistinto da alcuni elementi ben precisi: analisi complesse effettuate con i Big Data, connessioni tra sistemi digitali e sistemi fisici e adattamenti real time. In termini più concreti, l’industria 4.0 presuppone l’impiego di macchinari collegati a Internet, una maggiore flessibilità per la gestione del ciclo di produzione e l’analisi delle informazioni ottenute grazie a Internet.

Investimenti consistenti

Da qualche anno, ormai, l’impresa 4.0 è stata in grado di attirare investimenti molto importanti, mentre la regia della UE ha coordinato i diversi piani governativi. La realtà produttiva è destinata a cambiare, mentre vengono studiate strategie che servono a incentivare la digitalizzazione della manifattura: un obiettivo che si spera di promuovere anche con l’aiuto di pacchetti fiscali ad hoc. In base alle analisi che sono state pubblicate, il segmento in questione si caratterizza per un elevato valore di mercato: entro il prossimo anno, più di 152 miliardi di dollari, secondo le stime della società di ricerca Markets&Markets. A colpire è anche il valore del tasso di crescita annuo composto, che corrisponde alla crescita percentuale anno dopo anno, e che sfiora il 15%.

Come cambia il mondo del lavoro

Uno degli interrogativi che meritano di essere presi in considerazione, però, è quello che ha a che fare con l’occupazione. È chiaro, infatti, che nel momento in cui un numero sempre più elevato di lavori viene robotizzato il rischio è quello che tanti posti di lavoro vadano persi. Va detto che su questo tema gli esperti non sono concordi, e accanto agli allarmi di chi ritiene che la digitalizzazione possa provocare milioni di disoccupati ci sono proiezioni dalle tinte più rosee che sottolineano come l’Internet delle Cose possa favorire nuove carriere. In base a un report che la Commissione lavoro del Senato ha pubblicato poco tempo fa, la quarta rivoluzione industriale porterà più del 40% dei lavoratori a dover modificare le proprie competenze, mentre 1 persona su 10 rischia di dover cedere il proprio posto a un robot.

Industria 4.0 e automatizzazione: che cosa cambia?

Sarebbe una semplificazione eccessiva, e dunque sbagliata, pensare che l’industria 4.0 corrisponda solo a un’automatizzazione delle mansioni. Insomma, lavorare nella quarta rivoluzione industriale non vuol dire per forza che si sarà sostituiti, ma che sarà necessario aggiornare le proprie competenze. Le macchine non lavoreranno da sole, ma sarà necessario imparare a interagire con loro, per analizzare i dati che saranno raccolti. Resta da capire che tipo di lavori verranno generati e in quali numeri. Le professionalità sono destinate a essere rinnovate in misura consistente, e in più ne nasceranno di nuove. Tra i profili manageriali, per esempio, ci sarà sempre più bisogno di responsabili dello sviluppo di strategie basate sui device connessi, i cosiddetti Iot business designer, ma anche di manager che si occupino di supervisionare l’uso in azienda dell’Internet delle Cose.

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