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Quelli che i numeri non dicono
Istat, nel 2020 record negativo delle nascite: l'impatto sul commercio

L’Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il report relativo alle dinamiche demografiche che hanno caratterizzato il 2020, con particolare attenzione circa l’impatto avuto dal COVID-19 durante lo scorso anno. Lo studio, denominato “La dinamica demografica durante la pandemia covid-19- anno 2020” rileva un ampio divario tra nascite e decessi (quasi 350mila), secondo solo a quello avutosi nel 1918. 

L’andamento demografico in Italia nel 2020

Il report dell’ISTAT sottolinea come, a dicembre 2020, la popolazione italiana sia diminuita dello 0.6% rispetto all’inizio dello stesso anno; “il declino demografico avviatosi dal 2015” - si legge nella nota stampa dell’Istituto - “è stato accentuato dagli effetti che l’epidemia Covid-19. Alle conseguenze dirette del virus dovute ai decessi si sono aggiunte le ripercussioni che le misure, volte a contenere la diffusione dei contagi, hanno prodotto sulla vita delle persone”. A incidere negativamente sul “saldo naturale” tra le nuove nascite e i decessi è stata certamente la pandemia da COVID-19; non a caso, era stata un’altra pandemia (la “spagnola”) a determinare il peggior dato del ventesimo secolo, un saldo negativo di oltre 600mila unità tra nascite e decessi registrata nel 1918.

L’andamento del tasso di natalità

Stando ai dati raccolti dall’ISTAT, “in tutti i mesi del 2020 si registrano valori percentuali inferiori a quelli dello stesso periodo del 2019, ad eccezione di febbraio con il 4,5% in più, in parte dovuto al giorno in più nel calendario 2020. Il calo delle nascite si accentua nei mesi di novembre e soprattutto di dicembre (-10,3%), il primo mese in cui si possono osservare eventuali effetti della prima ondata epidemica”.

 

Nonostante la pandemia sia in corso da oltre un anno, è ancora presto per stabilire se e quanto abbia effettivamente inciso sul tasso di natalità, modificando un trend che - stando ai rilievi dell’Istituto - è in atto già dal 2015. A tal proposito, l’ISTAT fa sapere che “l’andamento delle nascite nel corso

del 2021 consentirà di avere un quadro più nitido delle conseguenze della crisi economica” e che il calo delle nascite può essere ascritto a svariati fattori, a cominciare da un clima generalizzato di sfiducia e incertezza verso il futuro.

 

Si tratta di un rilievo congruente con quelli formulati circa un anno fa, in un altro report (datato 28 aprile 2020), in cui si osservavano i primi effetti del COVID-19 sull’andamento demografico della popolazione italiana. Per il 2020, in “assenza di un qualunque effetto distorsivo derivante da Covid-19”, la stima relative alle nuove nascite era superiore alle 432mila unità (“scenario medio basso”); la previsione si è rivelata ottimistica, dal momento che i nuovi nati nello scorso anno sono stati poco più di 404mila.

 

L’impatto sul commercio al dettaglio di settore

Se è vero che gli italiani fanno sempre meno figli (non solo a causa del COVID-19), il settore dei prodotti premaman e per neonati non può che risentire di un andamento demografico in leggero (ma costante) calo. I retailer che operano in questo particolare settore merceologico, uno dei pochi ad essere risparmiato dalle chiusure imposte dal sistema delle “zone colorate”, hanno dovuto fare i conti non solo con un trend consolidato ma anche con le contingenze specifiche legate all’emergenza sanitaria. L’arrivo di un figlio comporta spese di ogni genere e, soprattutto nei primi anni di vita, da sostenere periodicamente. Per questo, sempre più neo genitori si affidano allo shopping online per cercare di contenere i costi e, al contempo, acquistare in maniera sicura evitando occasioni di contatto diretto con estranei. Tra le principali alternative ai negozi fisici c’è l’ecommerce di Spio, un rivenditore specializzato con un ampio catalogo di articoli premaman e per neonati fino a 36 mesi.

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