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Quelli che i numeri non dicono
PA: il futuro è sempre più digitale, anche per i concorsi

La Pubblica Amministrazione è l’azienda più grande d’Italia, ma è ancora una macchina lenta e poco moderna: l’obiettivo del Governo è favorire la trasformazione digitale di tutti i settori, cambiando anche le procedure dei concorsi pubblici.

L’innovazione nei concorsi pubblici

E proprio in questo ambito arriva la prima modifica concreta: d’ora in avanti, ha annunciato il ministro Fabiana Dadone, “nei concorsi per le assunzioni nella PA tutte le prove verranno svolte su supporto informatico”. Se finora si usavano ancora con carta e penna, una modalità “romantica, la realtà di tutti i giorni non è questa” e si passerà a mezzi più tecnologici, come il computer.

Addio carta e penna, tutto si muove sui computer

In realtà il settore nel suo complesso ha già dimostrato una certa propensione all’innovazione, con tanti esempi di soluzioni e informazioni che viaggiano online: in particolare, il sito concorsipubblici è attivo sin dal 2004 per offrire tutte le notizie utili sui concorsi aperti in tutta Italia, riportando non solo i bandi in uscita sulla Gazzetta Ufficiale e sui Bur regionali ma anche le segnalazioni degli utenti attraverso il form di supporto.

I numeri della PA in Italia

Tocca ora all’organizzazione pubblica di primo livello ingranare le marce più alte per far viaggiare in maniera ottimale una macchina di assoluta complessità, che attualmente conta su 3 milioni e 200mila dipendenti e impiega il 14 per cento della forza lavoro di tutto il Paese. Numeri che confermano come la Pubblica Amministrazione sia l’azienda più grande d’Italia, a cui ora spetta il “compito di guidare la trasformazione anche digitale del Paese, inserendo servizi digitali e competenze all’interno del mercato”

Parola del ministro Paola Pisano, che ha ricordato come “è dagli anni Ottanta che la digitalizzazione e l’ICT incidono solo per il 5 per cento sul PIL”: questo significa che, guardando solo al PIL, “è come se la trasformazione digitale non fosse mai avvenuta”.

L’evoluzione del lavoro

In termini più ampi, l’innovazione riguarderà anche il lavoro: “Nei prossimi 10-15 anni in Italia circa il 15 per cento dei posti di lavoro potrebbero essere automatizzati, mentre il 35 per cento cambierà in maniera sostanziale e saranno necessarie nuove competenze”, spiega Stefano Scarpetta, Director, Employment, Labour and Social Affairs dell’OCSE nel corso del Forum PA 2020.

L’impatto del telelavoro

Un cambiamento visibile anche e soprattutto nel lavoro a distanza: a metà aprile di quest’anno, per effetto delle misure restrittive causate dalla pandemia, lavorava da casa il 40 per cento dei lavoratori italiani, mentre cinque anni fa la quota si fermava appena al 3 per cento. Una forte inversione di tendenza favorita e accelerata dalla crisi, che il Governo intende consolidare.

Gli effetti positivi dello smart working

Smart Working significa infatti anche una notevole riduzione di sprechi: è stato calcolato che nei tre mesi di lockdown ci sono state 135 milioni di ore di spostamenti in meno, con conseguenze positive sull’ambiente: è stato percorso 1 miliardo di chilometri in meno rispetto ai periodi di normalità, sono stati risparmiati 400 milioni di euro di carburante e sono state immesse nell’atmosfera 127mila tonnellate di CO2 in meno. E, limitandoci solo alla Pubblica Amministrazione, gli enti hanno risparmiato più del 30 per cento di costi a carico PA tra consumi energetici, gestione delle mense e pulizie dei locali.

Il nuovo obiettivo dichiarato dal ministro Dadone è di portare almeno al 40 per cento la quota di dipendenti in smart working per 2-3 giorni alla settimana: tradotto in numeri, significherebbe un risparmio di 128 milioni di ore di spostamenti, 121mila tonnellate di CO2 nell’atmosfera, 384 milioni di euro di carburante e oltre 1 miliardo di km l’anno.

 

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