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Quelli che i numeri non dicono
Pit bike: un mercato in costante crescita
Bike park

Nel corso degli ultimi anni in Italia sono diventati sempre più numerosi gli appassionati di Pit Bike e anche le piste dedicate a questo tipo di moto sono apparse come funghi in tutta la penisola. Ne parliamo con il team di PROFIVE, leader italiano nella produzione di Pit Bike, grazie alle loro risposte scopriamo i motivi di questo inarrestabile successo che ha contato un volume di vendite per 50.000 esemplari nel 2019.

Di che cosa parliamo quando facciamo riferimento alle pit bike?

Le pit bike sono mezzi che fanno parte dell’universo delle minimoto: non sono autorizzate a circolare in strada e quindi non possono essere utilizzate in città, mentre è possibile mettersi alla guida nei tracciati dedicati. Nel nostro Paese è solo da pochi anni che se ne sente parlare, ma la storia delle pit bike è più lunga, visto che affonda le radici negli anni ’80 del Novecento.

Chi usa le pit bike?

Questa novità ha saputo conquistare sia i ragazzi che gli adulti: chiunque salga su una pit bike si può rendere conto facilmente delle emozioni che ne derivano e delle scariche di adrenalina che si possono sperimentare stando in sella. L’importante è, ovviamente, rispettare le regole, e quindi correre solo negli appositi circuiti. Per altro si tratta di un hobby poco costoso, perché il prezzo delle moto è basso, così come è modesta la spesa richiesta per trascorrere una giornata in pista.

Qual è la storia delle pit bike?

Una storia complicata e non priva di ostacoli, a dir la verità: basti pensare che il primo modello si dimostrò un vero e proprio flop. Si trattava di una minimoto dotata di una propulsore a 4 tempi e cilindrata da 50 cc, che però non ottenne un buon riscontro dal punto di vista commerciale. Dopo quel parziale insuccesso si è accantonato il progetto per qualche tempo; poi nei primi anni Duemila il modello è stato rilanciato negli Usa, e questa volta le cose sono andate meglio. Negli Stati Uniti le pit bike hanno ottenuto riscontri positivi per la loro praticità e per la loro versatilità: sono, infatti, moto di piccole dimensioni e proprio per questo motivo piuttosto agili, davvero facili da usare.

Quando hanno iniziato ad avere successo le pit bike?

I primi a rendersi conto della comodità di questi mezzi sono stati i piloti da cross, che li impiegavano per muoversi senza difficoltà tra gli spazi stretti dei paddock dei gran premi. A mano a mano, poi, un numero crescente di appassionati si è accorto dei punti di forza delle pit bike. Insomma, non c’è voluto molto tempo perché qualcuno proponesse di utilizzarle anche per delle competizioni. Così è nata una vera e propria mania, che dagli Stati Uniti si è diffusa anche nel resto del pianeta. Oggi queste piccole moto, forse bizzarre ma davvero accattivanti, suscitano anche l’interesse delle case produttrici più grandi.

Dove si può correre in sella a una pit bike nel nostro paese?

Per fortuna da Nord a Sud i tracciati a disposizione non mancano. La spesa da affrontare per una giornata intera in pista è più o meno di 20 euro, mentre si spende qualche decina di euro in più nel caso in cui si voglia prendere parte a una competizione. Le gare sono sempre sicure: i dati dimostrano che la frequenza degli infortuni in questo settore è davvero contenuta.

Ma di preciso come è fatta una pit bike?

Partiamo dalle cilindrate: le soluzioni più diffuse sono le pit bike da 110 cc e quelle da 125 cc. Il costo è al massimo di poche migliaia di euro, anche nel caso di moto per la guida sportiva. La sicurezza è sempre garantita, proprio perché le dimensioni sono contenute. Volendo esplorare il mercato delle pit bike, ci si imbatterebbe in un assortimento decisamente ampio, con modelli di ultima generazione sempre più all’avanguardia: insomma, una ricca gamma che va incontro ai gusti dei professionisti ma può assecondare anche le esigenze degli amatori, fermo restando che i prezzi sono più o meno accessibili per tutti.

Qual è la cilindrata migliore che vale la pena di prendere in considerazione?

Molto dipende dalla propria esperienza, dalle proprie aspettative e dalla propria… età. Le pit bike, infatti, possono essere guidate anche dagli adolescenti o addirittura dai bambini: è ovvio che in questo caso conviene fare affidamento su cilindrate inferiori. Quando la cilindrata aumenta, invece, si ha a che fare con mezzi in cui il motore ha una differente ubicazione: in effetti queste moto non rientrano nella categoria delle pit bike ma vengono definite dirt bike. Nella scelta del mezzo giusto, poi, occorre decidere se puntare su un cambio manuale, semiautomatico o automatico; la trasmissione manuale è la soluzione più frequente. A influenzare le performance, più che altro, sono le ruote, in genere comprese tra i 10 e i 14 pollici.

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