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Quelli che i numeri non dicono
Quali NFT dovremmo preferire e perché, la trappola delle speculazioni

In un articolo de il Post si è posta l’attenzione su come la critica d’arte tradizionale abbia definito “derivativa, banale e dilettantesca” la criptoarte.

Si tratta di uno dei fenomeni che sicuramente verrà descritto nei libri di storia del futuro, anzi probabilmente tra una manciata di anni sarà all’ordine del giorno acquistare e appendere al muro un NFT riprodotto in uno schermo che avrà preso il posto di un quadro.

Sui libri di storia si racconterà quindi dell’inizio di questa tendenza, e con gran probabilità delle correnti che l’avranno inutilmente ostacolata.

Ammesso che nel prossimo futuro si continui a studiare sui libri, viceversa ci penserà qualche podcast a raccontare come sia andata, o addirittura potrebbe essere un insegnante a tenere delle lezioni in un’aula virtuale direttamente dal metaverso, perciò indossate il visore!

Uno sguardo al mercato, come ci si discosta dall’arte tradizionale

Gli NFT sono certificati di proprietà, rappresentano la garanzia del veder indiscutibilmente riconosciuta la titolarità di un bene, sia esso un’immagine, un audio, un video, un testo o qualsiasi altro prodotto digitale dal valore unico (di solito è un’immagine).

Da qualche anno ormai, il Web si è riempito di notizie sugli NFT, specialmente riguardo i prezzi folli raggiunti dai pezzi di collezioni ormai stranote come i Cryptopunks, o le ricercatissime opere di Beeple.

Per riprendere le osservazioni del collega de il Post che sintetizza le disamine artistiche sul mondo NFT, «è abbastanza diffusa l’impressione che a definire il valore estetico delle opere, nel caso degli NFT, siano convenzioni unicamente legate ai fenomeni di collezionismo che queste opere riescono a generare a prescindere dal loro concreto valore artistico» e ancora vi è «il sospetto che a determinare le cifre della criptoarte siano attualmente fattori diversi e sostanzialmente slegati dal valore artistico delle opere», verrebbe quindi da chiedersi cosa sia l’arte?! 

Volendo preservare le grosse commissioni delle gallerie, a cui gli artisti sono obbligati a lasciare le proprie opere pur di accedere a una rubrica contatti ricca di possibili acquirenti, viene da dire che l’arte non sia nulla più che il costoso parere di un esperto disposto -per soldi- a definire cosa sia il bello, cosa debba piacere e cosa no.

Invece l’arte non è più ciò in cui l’avevamo trasformata, è evidente e bisogna accettarlo.

Grazie alla rivoluzione degli NFT si parla finalmente di arte come libertà di espressione, come distaccamento dai concetti antiquati di mecenatismo speculativo, come valorizzazione delle esperienze più che dell’estetica piegata all’economia.

Basti pensare che qualche anno fa un oggetto ben più fondante delle nostre vite sia stato completamente stravolto: i soldi. 

I soldi erano sì delle persone, ma anche delle banche. Gli istituti finanziari sono da sempre i regolatori del mondo finanziario, da qualche anno però le criptovalute hanno cambiato lo status quo, e lo stanno ancora facendo in ogni campo di applicazione delle regole della finanza, compresa l’arte.

Come può quindi non cambiare il concetto stesso di arte e instradarsi sul suo naturale percorso.

Prendiamo ad esempio la definizione di Wikipedia, comunemente data per buona e accettata per la stessa natura decentralizzata dell’enciclopedia: l'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza. Pertanto l'arte è un linguaggio, ossia la capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione.

Accettando l’assunto per cui l’estetica sia descritta nella dimensione assolutamente più filosofica di sé, senza più badare a canoni e proporzioni ben definite, l’arte è ormai unicamente e serenamente definibile come qualcosa di profondamente intimo, in grado di suscitare emozioni nel possessore dell’opera, e negli osservatori, giustificate dal solo fatto di poter possedere o soltanto addirittura vedere e conoscere la sua storia. 

Ad oggi, un NFT risponde a tutto questo ancor più di quanto non avessero fatto quadri e sculture negli anni fino ad ora: una blockchain registra pubblicamente ogni transazione, testimonia il momento della creazione e lo fa indiscutibilmente, come indiscutibilmente conserva tutte le specifiche tecniche che quell’opera d’arte ha richiesto per essere realizzata. Al momento della sua pubblicazione, quando uno o più dei suoi pezzi (ciò dipendente dal fatto che si tratti di una collezione o di una singola opera) siano diventati di dominio pubblico, lo storytelling, le dichiarazioni, il percorso e le conseguenze della vendita o di un qualsiasi trasferimento resteranno impresse in un grande libro mastro a cui tutela sarà posta l’inequivocabile parola della crittografia. Indietro non si torna, non ci si piega al mercato, è il pubblico che sceglie se sposare o meno la filosofia dell’artista, ed è tutto chiaro fin da subito. 

Pro e contro di un mercato in espansione cosmica

Non è affatto un gioco di parole, l’espansione del mondo crypto con annesso l’universo NFT è ormai senza freni, come un grandissimo Big Bang che non accenna a fermarsi

espandendo lo spazio di secondo in secondo. Sono decine, centinaia se non migliaia le collezioni e le produzioni artistiche che ogni giorno vengono rilasciate.

In questo senso, l’unica osservazione della critica d’arte tradizionale che merita di essere accolta è incentrata su quanto questi prodotti siano effettivamente veicolati da un interesse artistico da parte dei compratori e quanto invece non siano le abili strategie di marketing dei creatori a innescare fenomeni di FOMO in un mercato sempre più eterogeneo.

Non ce la si sente a schierarsi al 100% né dall'una né dall’altra parte. 

Gli artisti che ad oggi compaiono al vertice delle classifiche di vendita, sia per importi che per quantità di NFT venduti sono sempre gli stessi, e ciò è probabilmente dovuto al precoce esordio che questi abbiano avuto sulla scena. 

Pur vero che moltissimi sono gli artisti che invece vivono in sordina (si fa per dire), non riuscendo a garantirsi cifre a parecchi zeri ma fieri di aver trasformato la propria passione in un vero e proprio lavoro riconosciuto e apprezzato senza l’intermediazione degli “opinionisti da salotto”. Prima degli NFT avrebbero potuto difficilmente collocarsi. 

Di contro, sono moltissimi i progetti che invece sfruttano le leve note della comunicazione e della pubblicità per vendere a più non posso certificati di proprietà basati su contratti deboli. Molti di questi sono frutto della mera vanità degli artisti, altri atti soltanto a creare un’impennata delle vendite al momento del lancio per poi tristemente concludersi in un nulla di fatto.

È bene non lasciarsi convincere da progetti approssimativi e senza storia, quando il panorama è ricco di collezioni già scoppiate e altre ancora da apprezzare e che potrebbero non soltanto consegnarci un prodotto ricco di valore intrinseco fine a sé stesso ma anche mettere in cassaforte un vero pezzo d’arte potenzialmente remunerativo.

Nota è la storia a lieto fine del dodicenne (almeno così dichiarava al momento della pubblicazione) che ha lanciato le Weird Whales, arrivate subito al sold out su OpenSea. Meno nota ma di grande valore, presa ad esempio tra alcune interessanti proposte del paniere, la storia dietro gli artisti di Miraculous Medicines, la collezione di due ragazzi italiani che vogliono aiutare la ricerca scientifica in questo momento di dibattito e fiducia-sfiducia sui vaccini e tutto il mondo Pharma, e a tal proposito è altamente consigliata la lettura della storia di uno dei fondatori del progetto che vi farà venire davvero voglia di scommettere su una collection NFT con un significato oltre le immagini.

Tiriamo le somme, NFT e arte sono concetti che andranno d’accordo?

Ce lo auguriamo davvero, non soltanto chi ha investito o semplicemente acquistato per testimoniare la propria dedizione a una causa, sia essa quella dell’artista o quella del mondo crypto.

Tutti sperano che il punto d’incontro tra critica d’arte e criptoarte sia dietro l’angolo, tanti giovani artisti hanno bisogno del supporto di chi questo mercato lo ha regolato e sostenuto fino ad ora, e tanti di questi “vecchi saggi” hanno bisogno di scoprire nuove strade e guardare con nuovi occhi.

La decentralizzazione può partire anche da dove non ce lo si sarebbe aspettati, proprio dal centro, dal desiderio di condividere ciò che di buono si è costruito in solitudine e con anni di sacrificio, al fine di rendere accessibile e comprensibile la propria interpretazione, al fine di concedere a tutti, proprio tutti, la libertà intellettuale di cui l’arte necessita davvero.

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