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Quelli che i numeri non dicono
Quotarsi in Borsa al London Stock Exchange

Dopo un 2020 dedicato alle ricapitalizzazioni, London Stock Exchange (LSE) vede crescere le richieste di quotazione in borsa e, dall’inizio dell’anno, ne ha registrate il più alto numero dopo la crisi del 2008. Ad oggi si è lavorato su 44 IPO (Initial Public Offering) di cui 19 nel settore tech e consumer internet. Londra sembra così essere estremamente attrattiva per chi opera nella tecnologia e nel fintech.

Per chi non lo sapesse, London Stock Exchange è stata fondata nel 1801 ed oggi è la principale piazza finanziaria europea per capitalizzazione. Vanta la più alta percentuale di compagnie internazionali quotate al suo interno ed è in assoluto una delle Borse più grandi al mondo in termini di quotazioni (dopo US e Hong Kong).

Per fare un confronto con delle borse europee, se mettessimo insieme Euronext Parigi e Euronext Amsterdam, vedremmo che negli ultimi 30 mesi il numero di quotazioni in borsa tramite LSE è stato circa il 400% più grande. Inoltre Londra è patria di numerose aziende tech e fintech, molte delle quali hanno scelto la metropoli inglese per quotarsi in Borsa, generando una crescita significativa per le aziende stesse e i loro azionisti.

Oggi stiamo assistendo a un interessante fenomeno relativo a questi tipi di società tech e fintech.  Spotify, Slack e Coinbase (in US) e Wise (in UK), per dirne alcune, hanno deciso di scegliere l’approccio di Direct Listing all’IPO tradizionale. La differenza sostanziale tra i due processi è che l’IPO prevede l’emissione e conseguente immissione sul mercato di nuove azioni mentre nel Direct Listing vengono messe sul mercato azioni esistenti, il cui prezzo verrà deciso, sulla base della legge di domanda e offerta, il giorno stesso in cui l’azienda si apre al mercato con la quotazione. Inoltre il Direct Listing salta la procedura di underwriting da parte delle Banche, questo snellisce il processo ma presuppone una forte capacità da parte dell’azienda che lo sceglie di produrre tutti i documenti richiesti, che vanno dallo sviluppo dell’equity story al working capital analysis passando attraverso altre sei fasi di produzione documenti. Durante questo particolare processo di accesso al mercato azionario, il prezzo delle azioni è determinato dalla interazione tra ordini in acquisto ed ordini di vendita.

Abbiamo  commentato questi fatti con Daniele Marinelli, imprenditore di origine italiana e fondatore di DTSocialize Holding Ltd nonchè visionario creatore del progetto fintech DTCircle. “Ritengo che il Direct Listing sia un’ottima modalità di quotazione. Superate le difficoltà di produzione dei numerosi documenti richiesti, aumenta infatti la certezza di arrivare alla quotazione e generare valore per investitori e clienti. E’ per questo - continua Marinelli - che anch’io ho scelto il Direct Listing, avviando di recente il processo di quotazione al London Stock Exchange.”

Cos’è il Fintech?

Il termine FinTech nasce dalla contrazione di Finance (Fin) e Technology (Tech), a indicare le due radici forti a cui fa riferimento ed è in generale usato per indicare l'innovazione finanziaria resa possibile dall'innovazione tecnologica, che può tradursi in nuovi modelli di business, processi o prodotti, e anche nuovi operatori di mercato -  questo descrive perfettamente la filosofia di DT Socialize Holding.

Negli ultimi anni si è osservato un fiorire di startup Fintech anche in Italia e, secondo Marco Giorgino, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Fintech e Insurtech (Politecnico di Milano), “le opportunità che le tecnologie digitali possono offrire sono veramente importanti e questo farà selezione da qui a cinque anni. Tra cinque anni vedremo un panorama bancario, finanziario e assicurativo molto diverso da quello che oggi stiamo vivendo e uno degli elementi più dirompenti sarà certamente rappresentato dalla tecnologia digitale.”. Per orientarsi in questo settore in evoluzione, le società fintech mettono in atto tentativi encomiabili di sostenibilità economica e finanziaria delle proprie risorse coinvolte nei settori del digital lending, della blockchain, del corwdfunding, dell'open banking e del wealthtech (il risparmio gestito indipendente).

Inoltre, nel comunicato dell’osservatorio stesso, pubblicato il 2 dicembre 2021, si legge che durante il periodo del Covid si è verificata una crescita significativa delle interazioni finanziarie online, con una richiesta degli utenti di miglioramento della user experience, e che si contano 2.541 startup Fintech e Insurtech internazionali, capaci di raccogliere fondi per 55,3 miliardi di dollari. Dato interessante è che più della metà di queste startup collabora con imprese non finanziarie.

Daniele Marinelli commenta a riguardo: “ritengo che si stia creando uno scenario sempre più favorevole a progetti analoghi a quello da me intrapreso con la creazione dell’ecosistema DTCircle e che la tecnologia sarà sempre più protagonista dell'evoluzione del sistema finanziario e assicurativo”.

I dati per le informazioni redatte sono stati offerti dall’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano e da LSEG, FactSet, Dealogic (release: Giugno 2021). Sono state inoltre prese in considerazione le ultime rilevazioni pubbliche della London Stock Exchange al 30 Giugno 2021 con Refinitiv e Dealogic. Per saperne è possibile visitare il sito https://www.lseg.com/ .

 

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