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Quelli che i numeri non dicono
Smart working: gli italiani lavorano meglio a casa o in azienda?
Smart Working

Fino a qualche mese fa in Italia si parlava poco di smartworking e quando lo si faceva spesso era in riferimento ad aziende estere o a realtà che apparivano culturalmente lontane. Da parecchi anni si parlava ormai della possibilità di lavorare in modo più flessibile, senza dover per forza di cose andare in ufficio ogni giorno, ma poi nei fatti molte aziende, in particolare nel nostro paese erano spesso restie a dare questa possibilità ai lavoratori. Il lockdown ha cambiato le cose e l’ha fatto rapidamente. Molti italiani di sono trovati a dover per forza di cose lavorare da casa e si sono resi conto di come questo, in molti casi, possa rappresentare un vantaggio.

Certo a molti è mancato incontrare i colleghi e magari socializzare davanti ad un caffè o ad un pasto condiviso in mensa, ma ci si è anche resi conto di come lavorando a casa si possano ridurre tempi e costi ed essere infine più produttivi, portando vantaggi all’azienda oltre che alla propria vita personale.

La pandemia ha cambiato la società e anche il modo nel quale ci si approccia al lavoro, ha fatto cambiare idea e in molti casi mentalità a lavoratori e aziende e ha avvicinato agli strumenti tecnologici anche fette della popolazione che fino a questo momento erano restie ad utilizzarli, in particolare per la propria attività lavorativa.

Fare un meeting online, una call di lavoro su Zoom o Skype, condividere un calendario digitale, scambiarsi dei file tramite il cloud, collaborare a distanza, ognuno da casa propria, oggi è la normalità, così come seguire un corso di aggiornamento online o assistere un cliente da remoto.

Smartworking in Italia, dati e statistiche

Senza dubbio la percezione che molti italiani hanno dello smartworking è profondamente cambiata nel giro di pochi mesi, ma non limitiamoci alle sensazioni, prendiamo piuttosto in considerazione i dati e snoccioliamo qualche cifra. Prima della pandemia, l'Italia era fanalino di coda in Europa per quanto riguarda il lavoro agile. Ora le cose stanno cambiando e senza dubbio cresce la consapevolezza attorno alle potenzialità del digitale.

Il CEO di Twitter, Jack Dorsey, ha dichiarato che i dipendenti del colosso americano del micro blogging potranno lavorare da casa per sempre. In Italia non siamo a questi livelli e molte aziende hanno subito richiamato in sede il personale appena è stato possibile farlo. Restano però dei casi in cui dopo aver sperimentato con successo il lavoro agile, lo si continua ad utilizzare, magari in forma mista, alcuni giorni in azienda, alcuni a casa. In questo modo i lavoratori sono più vicini alle famiglie, senza rinunciare minimamente alla produttività.

Prima e dopo dellockdown

Prima della pandemia in Italia erano appena il 2% dei lavoratori, spesso manager o quadri, a lavorare da remoto. Ora da dati Istat sono oltre il 37% le aziende fino a 50 addetti che hanno proposto e in molti casi continuano a proporre, lo smartworking.

Anche nelle micro imprese, con meno di 10 dipendenti, la percentuale di quelli impegnati nello smartworking inizia a diventare interessante, attestandosi attorno al 18%. Se però si parla di aziende medie e grandi, così come anche in alcuni casi della pubblica amministrazione ecco che le statistiche evidenziando quella che si delinea come una epocale rivoluzione, in primis culturale e senza dubbio anche tecnologica.

Il 90% delle grandi aziende italiane e il 73% in quelle di medie dimensioni in 3 mesi è passata da una percentuale di lavoro agile di poco superiore all’1% ad una dell’8,8%. Dopo il lockdown si è scesi al 5,3%, ma la crescita è comunque molto significativa e vari esperti del settore prevedono prossimamente un’ulteriore possibile accelerazione.

Consigli su come ritagliarsi un angolo per il lavoro anche in una casa piccola

Smart working e home working non sono la stessa cosa. Spesso il lavoro da casa è smart, ma non è così automatico che lo sia. Lavorare da casa (o potenzialmente da ovunque si preferisca) può portare a molti vantaggi, ma nasconde anche insidie non sottovalutabili. Molti in casa faticano a trovare la giusta concentrazione e a ritagliarsi spazi chiaramente dedicati al lavoro, evitando quindi sovrapposizioni che possono creare confusione e incidere non poco sulla produttività.

Per approfondire come ritagliarsi un piccolo ufficio in casa, e avere altri consigli sull'home decor e arredamento, Glamcasamagazine.it è il magazine perfetto per trovare  quotidianamente idee e ispirazioni per la casa.

Organizzazione e “to do list”

Senza dubbio per lavorare da remoto servono una buona dose di organizzazione. Si è più liberi, ma questa flessibilità va gestita. Gli strumenti tecnologici ci sono e con piccoli accorgimenti, anche se si ha una casa piccola ci si potrà ritagliare uno spazio nel quale isolarsi e concentrarsi, almeno per qualche ora al giorno.

Un buon consiglio è quello di non restare tutto il giorno in pigiama e di cercare di rispettare gli stessi orari che avrebbero scandito la nostra presenza in ufficio, anche se come ovvio con un po’ più di flessibilità. Potrà aiutare molto anche creare delle to do list giornaliere e settimanali, in modo da lavorare per obiettivi e mantenere sempre il giusto ritmo.

Quel che è certo è che il nostro modo di lavorare è destinato a cambiare e ad evolversi. Lo era anche prima della pandemia, ma questo epocale evento ha accelerato notevolmente numerosi processi. Immaginare ilfuturo del lavoro è oggi complesso, ma senza dubbio molti limiti e strutture che l’hanno caratterizzato per secoli iniziano a scricchiolare. Siamo davanti ad una sfida, che più che tecnologica, sarà culturale e sociale.

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