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Quelli che i numeri non dicono
Stress da lavoro: che cos'è il burnout e come evitarlo

Un eccesso di stress sul lavoro (per diverse ragioni) può determinare una situazione psico- emotiva seria, con conseguenze di profondo malessere e sofferenza non solo a livello mentale, ma anche fisico. Questa situazione è nota come burnout

Letteralmente, burnout significa “bruciato, esaurito (dall’inglese to burn out, cioè bruciarsi, esaurirsi, appunto). È una vera e propria sindrome, e non una condizione temporanea, che si manifesta con sintomi ben identificabili, da non sottovalutare. Scopriamo quali sintomi di un forte stress potrebbero sfociare in burnout e come cercare di prevenire questa condizione.

  1. Burn out: perché “ci si brucia”?

La sindrome da burnout dipende dalla reazione individuale a una situazione professionale percepita come stressogena e logorante dal punto di vista psicofisico. In queste condizioni, la persona non dispone di sufficienti risorse personali (comportamentali e cognitive) adeguate a sostenere questa sensazione di esaurimento sia fisico sia emotivo.

Dunque, chi ne è soggetto, non è più in grado di affrontare situazioni cognitive o pratiche da semplici a complesse e si sente totalmente insoddisfatto, prosciugato e frustrato dalla quotidianità. Spesso si tende a considerare il disagio psicologico come “accessorio”, non meritevole di attenzione, con la convinzione che passi da sé, senza dover intervenire.

Al contrario, se trascurato nel tempo, il burnout può determinare un distacco mentale dal proprio lavoro, con un atteggiamento di indifferenza, disinteresse e addirittura cinismo verso l’ambiente professionale. Per questa ragione, il burnout non va affatto sottovalutato, valutandone i sintomi come transitori e di scarsa importanza: la demoralizzazione e la negatività verso il proprio contesto lavorativo possono sfociare, non di rado, nella depressione e in altri disturbi psicologici impegnativi da gestire.

1.2. Il burnout riguarda solo la sfera professionale?

In larga parte sì, questa condizione afferisce all’ambito lavorativo: è una forma di stress che non si è in grado di gestire; le persone coinvolte non riescono a far fronte al proprio carico di lavoro quotidiano e finiscono per trascinarsi un esaurimento nervoso che si va cronicizzando nel tempo.

Chiaramente, questo profondo disagio non rimane circoscritto al lavoro, ma spesso tracima, estendendosi anche alla vita privata, alle proprie relazioni interpersonali: questo fenomeno è complesso e assume connotazioni differenti da un individuo all’altro.

2. Quali sono i campanelli d’allarme del burnout?

La sindrome da burnout non compare improvvisamente, ma si sviluppa in diverse fasi e attraverso un lasso di tempo prolungato. Ecco quali fattori tenere d’occhio:

  • Sensazione di sfinimento e di impoverimento delle proprie energie (mentali, emotive, ma anche fisiche).
  • Aumento del distacco mentale dal proprio lavoro.
  • Riduzione dell’efficienza e della produttività sul lavoro.

Nella fase iniziale del problema, molte persone hanno ancora un certo slancio sul lavoro, dando prova di impegno e motivazione. Invece, nella fase avanzata della sindrome da burnout, diminuisce sensibilmente la motivazione, la concentrazione si riduce, mancano le forze, subentrano rassegnazione e abbattimento.

Attenzione a non confondere il burnout con uno stress lavorativo momentaneo, legato a una fase temporale ben delimitata: in questo caso, le reazioni di grande stanchezza rispetto al dispendio energetico e all’impegno psicofisico regrediscono con riposo e pause di recupero.

3. Quali sono le cause del burnout?

 

Il quadro è complesso e presenta differenti caratteristiche da una persona all’altra. Tuttavia, il comune denominatore è lo stress cronico, con fattori di rischio interni ed esterni. 

Fattori interni:

  • Impegno eccessivo.
  • Troppe pretese da se stessi.
  • Elevate (eccessive) aspettative.
  • Difficoltà a dire di no.
  • Perfezionismo.
  • Costanti dubbi sul proprio operato.

 

Fattori esterni:

  • Sovraccarico di mansioni.
  • Mansioni troppo ripetitive.
  • Poche gratificazioni e mancato riconoscimento.
  • Mobbing.
  • Mancanza di potere decisionale.
  • Relazioni interpersonali difficoltose con colleghi, capi o clienti.

 

3.1. Quali sono le categorie professionali maggiormente a rischio?

 

In prima battuta, la sindrome da burnout è stata associata alle cosiddette helping professions, ossia le professioni sanitarie e assistenziali che prevedono un contatto diretto con i pazienti, o le professioni rivolte alla sicurezza pubblica o alla gestione delle emergenze: vigili del fuoco, poliziotti, medici, infermieri, insegnanti, assistenti sociali. Successivamente, si è riconosciuto che il burnout può essere correlato a qualsiasi contesto professionale in cui sussistano evidenti condizioni stressanti e oppressive.

4. Come gestire il burnout?

Lo stress da superlavoro può essere gestito prima che sfoci in burnout. Anzitutto è importante riconoscerne da subito i segnali e non trascurarli. La salute è fondamentale, e quella psicologica non meno di quella fisica. Accusare sempre stanchezza, non riuscire ad affrontare situazioni semplici senza uscirne sfiniti, avere la sensazione di non riuscire a portare a termine compiti cognitivi, provare disagio e alienazione nei confronti di colleghi e capi: se si arriva a questo punto, è necessario fermarsi.

4.1. Riconsiderare obiettivi e priorità

Anzitutto è necessario ri- definire le priorità e porsi pochi obiettivi realmente percorribili, suddividendo impegni, task e mansioni. La società ci impone il multitasking, ma non è fattibile a meno di alti costi emotivi. Proviamo a stilare una lista di piccole incombenze quotidiane, partendo da quelle più semplici, depennandole una volta portate a termine durante la giornata.

4.2. Trovare tempo per sé e per dedicarsi a una leggera attività motoria

Inoltre, è importante imparare ad allentare la presa ricavando per sé piccoli momenti di pausa, anche all’interno della giornata lavorativa, e inframmezzando con brevi momenti di riposo gli impegni ai quali non è possibile sottrarsi. Un’ottima “terapia” è praticare sport. Fare movimento non è consigliabile solo per favorire la circolazione e tenere sotto controllo il peso corporeo, ma anche per scaricare la tensione e le preoccupazioni, liberare la mente e migliorare l’umore. Anche una semplice passeggiata può dare benefici.

4.3. Meditazione e respirazione

Ritrovare il proprio centro, recuperare la connessione con se stessi, sentirsi grounded (ossia ritrovare il contatto con la realtà) sono tutti benefici di pratiche come la meditazione e la respirazione. Che sia un appuntamento quotidiano o meno, meditare e fare esercizi respiratori con regolarità può aiutare a decomprimere la sgradevole sensazione di oppressione.

4.4. Non isolarsi

Spesso si ha la percezione (errata) che le altre persone non capiscano il nostro status emotivo e che si debba sopportare da soli il fardello del proprio stress. Invece, condividere con gli altri le proprie emozioni è un modo per alleggerire il peso del malessere, dare una forma e definire i contorni del proprio disagio, trovare conforto e un confronto utile.

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