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Quelli che i numeri non dicono
USA: marijuana a chi si vaccina

Gli Stati Uniti sono uno dei paesi in cui la campagna vaccinale contro il Covid-19 procede in maniera più spedita grazie ad un’organizzazione capillare che coinvolge non solo gli hub ma anche farmacie ed altri punti di somministrazione. A dare un contributo significativo alla vaccinazione di massa vi sono anche alcune iniziative locali quantomeno peculiari, come quella intrapresa dallo stato di Washington.

Joints for jabs e non solo

Ad inizio giugno, il governatore Jay Inslee ha annunciato una serie di ‘incentivi’ destinati a coloro i quali avrebbero aderito alla campagna vaccinale; tra questi, vi è anche una canna di marijuana. Nello stato del Nord-Ovest, infatti, il consumo di marijuana è legale già dal 2012, ragion per cui è stato possibile intraprendere l’iniziativa (ribattezzata “joints for jabs”). L’obiettivo non è certo quello di promuovere ulteriormente il consumo di marijuana ma, piuttosto, rilanciare la campagna delle vaccinazioni che, dopo l’abbrivio iniziale, aveva preso a rallentare. L’incentivo (al pari di altri, come ad esempio i biglietti della lotteria che mette in palio un montepremi da due milioni di dollari) fa parte degli sforzi intrapresi dai singoli stati per cercare di centrare l’obiettivo prefissato dal presidente Biden, ossia completare la vaccinazione del 70% della popolazione adulta entro la prima settimana di luglio.

 

Per quanto riguarda, in particolare, lo stato di Washington l’obiettivo del governatore è di vaccinare il 70% della popolazione per poter eliminare le restrizioni vigenti. L’iniziativa “joints for jabs” ha il compito di dare nuova spinta ad una campagna vaccinale rallentata rispetto al ritmo tenuto inizialmente. La proposta di un incentivo tanto peculiare è stata possibile grazie alla legislazione dello stato di Washington che dal 2012 considera legale la vendita e il consumo di cannabis a scopo medico e ricreativa (entro certi limiti di peso). Va però sottolineato come secondo le leggi federali americane la cannabis sia ancora illegale.

 

La situazione in Italia

Dal punto di vista normativo, in Italia non sarebbe stato possibile replicare l’iniziativa intrapresa dallo Stato di Washington, a meno di non ricorrere ai derivati ‘light’ della canapa. Nel nostro paese, infatti, hashish e marijuana sono considerati ancora alla stregua di sostanze stupefacenti; dal 2016, però, l’entrata in vigore della legge n. 242, ha allentato leggermente le maglie delle restrizioni, aprendo un piccolo spiraglio verso una piena legalizzazione di queste sostanze. In sostanza, in Italia è possibile produrre e vendere i derivati della canapa sativa, a patto che questi presentino una concentrazione di tetracannabinolo (THC) - il principio attivo che rende psicoattivi i derivati della cannabis - inferiore o pari allo 0,05%. Entro tali limiti, hashish e marijuana vengono definiti (ufficiosamente) ‘light’, ossia leggeri e possono essere liberamente commercializzati in quanto non considerati come sostanze stupefacenti. La percentuale quasi nulla di THC, infatti, fa sì che tali sostanze non abbiano alcun effetto psicoattivo sul consumatore.

Non è un caso, quindi, che nel corso degli ultimi anni si sia sviluppato un settore merceologico molto variegato; per farsi un’idea di quanto sia ampia la scelta a disposizione dei clienti, basta consultare il catalogo di weed legale in vendita su Prodotti Cannabis.

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