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Quelli che i numeri non dicono
Veicoli commerciali, tra calo immatricolazioni e nuovi utilizzi

Non è stato un buon anno, per le immatricolazioni di veicoli commerciali in Italia: i consuntivi del 2018 parlano di un calo di registrazioni pari addirittura al 6 per cento, con un volume che è tornato ai livelli del 2010, quando eravamo in piena crisi economica. Mentre gli esperti sono al lavoro per individuare le varie e possibili cause di questo stop, nelle città si assiste intanto a qualcosa di innovativo, ovvero la rielaborazione creativa dei "vecchi" furgoni.

Immatricolazioni veicoli in calo, ma aumentano gli utilizzi creativi

Il fenomeno non è nuovo, in realtà, ma ha trovato nuova linfa dalla diffusione dei canali digitali, che hanno consentito a una platea più ampia di operatori di conoscere i servizi offerti online da aziende come Store Van, che permettono di trasformare i veicoli in vere e proprie officine mobili con l'allestimento furgoni con scaffali, barre portatutto, divisori in metallo e così via.

Una nuova vita per i furgoni

Questi servizi sono offerti rispettando rigorosamente le certificazioni europee e le norme relative ad esempio alla sicurezza e al fissaggio del carico, e sono messi a disposizione di tutti i professionisti che utilizzano camion e furgoni per effettuare consegne o trasportare materiale imballato, oppure ancora per trasformare il mezzo in una officina mobile che può eseguire interventi in ogni parte delle città. Il tutto è declinato per i principali modelli del mercato di veicoli commerciali, che possono quindi essere "reinterpretati" in maniera originale e pratica, più affine alle necessità specifiche dei professionisti.

Ma il mercato compie passi indietro

Di certo, però, la spinta di reimpiegare in maniera "creattiva" i veicoli commerciali non basta da sola a motivare il crollo delle immatricolazioni registrato nel corso del 2018, ma si inserisce in un contesto genericamente negativo per il mercato. Le chiavi di interpretazione arrivano da Michele Crisci, Presidente dell'Unrae (l'associazione delle case automobilistiche estere), che rivela i dati finali dell'anno passato e offre spunti di riflessione molto utili.

Ritorno alle vendite del 2010

Innanzitutto, nel 2018 sono stati venduti in Italia 182.100 autocarri con portata fino a 3,5 tonnellate, più di 12 mila unità in meno dell'anno precedente; il dato più preoccupante è quello relativo al solo mese di dicembre, quando la contrazione delle vendite è risultata pari all'11,6 per cento e appena 20.723 veicoli venduti. Eppure, l'anno si era aperto con maggiore ottimismo e aveva mantenuto una media accettabile, ma poi a settembre si è fatto sentire un doppio colpo: da un lato, l'indisponibilità di prodotti rispondenti alle nuove norme di omologazione, entrate in vigore proprio il primo settembre per gli autocarri di fascia di peso più bassa, e dall'altro l'incertezza degli operatori in un contesto macroeconomico di rallentamento.

Le cause del crollo

Secondo Crisci, insomma, il mercato italiano ha fatto una serie di passi indietro, disperdendo il lavoro fatto nei periodi precedenti e tornando ai livelli di immatricolazione del 2010: "in questi ultimi 8 anni, solo il 2016 e 2017 sono riusciti a recuperare i drammatici cali, posizionandosi intorno alle 200 mila immatricolazioni", spiega il presidente di Unrae.

Serve un intervento del Governo

Tra le altre cause negative, poi, non vanno trascurati gli effetti della "presenza del Superammortamento in forma ridotta" rispetto al passato: fattori che, uniti, non hanno offerto ai professionisti delle agevolazioni per completare il processo di "rinnovo di un parco circolante composto per oltre la metà da veicoli con più di 12 anni", che in realtà necessita di uno "svecchiamento", anche per ridurre "i conseguenti riflessi negativi su sicurezza e impatto ambientale", come aggiunge Crisci, che conclude invitando il Governo italiano a intervenire "in modo concreto con provvedimenti strutturali orientati al rinnovo dei veicoli più anziani e con misure che al momento non hanno purtroppo trovato spazio nell'ultima manovra finanziaria".    

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