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Lo sguardo Rosa
Il coronavirus fa incrementare la vendita della cannabis legale italiana

Le turbolenze normative e giurisprudenziali sembrano lontani

Eppure, il settore non è sembrato passarsela affatto bene nel 2019, quando una serie di turbolenze normative e giurisprudenziali, più o meno annunciate, avevano minacciato di minare alle basi la sostenibilità delle imprese in esso operanti.

A maggio 2019, ad esempio, una nota sentenza sembrava porre una pietra tombale alla vendita di derivati della cannabis, aprendo però all’auspicio che un intervento normativo possa colmare i buchi interpretativi evidenziati. Poi, a novembre dello stesso anno, una nuova sentenza in cui veniva aperta la possibilità di commercializzare i prodotti della cannabis se privi di “efficacia drogante”.

In un contesto così volatile, molti imprenditori del settore hanno dapprima investito, poi ritratto le loro attività (spesso, con chiusura delle serrande dei loro negozi), quindi ripreso a impiegare i propri capitali in un contesto che prometteva grandi ambizioni. Alla fine, chi è sembrato poter trarre le migliori soddisfazioni pare esser stato colui che è rimasto nel mercato anche nei periodi più bui, quando le nubi dell’incertezza della sostenibilità delle proprie attività sembravano essere più intense.

Proprio questa ristretta nicchia di imprenditori è stata altresì la locomotiva che ha guidato il mercato in un 2020 che si è caratterizzato, come possimo vdere su consob.it, per il più grave shock economico dalla Grande Depressione degli anni ’30. Uno shock che non sembra aver interessato il mercato della cannabis light che, anzi, anche in virtù delle determinanti che sopra abbiamo brevemente riassunto, ha potuto beneficiare di una nuova spinta.

Rimane ora da comprendere in che modo il settore potrà  o meno sostenere la propria strada di crescita durante la Fase 2. Per il momento i primi segnali che arrivano dagli e-commerce sembrano essere molto confortanti e, dunque, probabilmente in grado di sostenere il prolungamento di tale incoraggiante trend ancora a lungo.

Un business internazionale

In tale scenario vi è poi un’interessante valutazione evolutiva: la diffusione dei prodotti italiani sul mercato internazionale, con il commercio elettronico tricolore del settore che ha trovato fertile terreno anche al di fuori dei confini nazionali e, in particolar modo, verso Germania, Belgio, Est Europa e alcune nazioni confinanti.

Un riconoscimento della qualità del prodotto italiano, convenienza economica o semplice efficacia delle strategie di promozione online? Difficile trovare una spiegazione troppo sintetica, considerato anche che molti territori di destinazione hanno già i loro operatori di riferimento locali, e che dunque non vi sarebbero apparenti motivi di particolare efficienza nel ricorrere all’import.

Eppure, la competitività delle imprese italiane del  settore sta crescendo in maniera rapida in ambito europeo, dimostrando quanto sia promettente tale business. Peraltro, si noti altresì come i dati statistici rilasciati dai principali operatori italiani di questo mercato dimostrino come il settore sia molto più trasversale di quanto si possa pensare. Sebbene la maggioranza della clientela sia costituita da Millennials dagli under 35, è corposa la quota di over 50 che ha scelto di abbracciare questa tendenza light con particolare enfasi.

Un avvicinamento al mercato legale

Una prima grande determinante del boom della cannabis leggera è certamente da ricondursi alle misure di distanziamento sociale che hanno costretto molti utilizzatori della cannabis “tradizionale” a evitare il ricorso al mercato nero.

Ne è derivato un improvviso incremento delle ricerche di cannabis legale e, sostengono alcuni dei principali operatori e-commerce di questo comparto, esplicite richieste per comprendere se effettivamente i prodotti light siano in grado di “fare effetto” come quelli venduti sul mercato nero.

La risposta è stata ovviamente negativa, considerato il bassissimo livello di THC ma, comunque, è pur vero che questa tappa di avvicinamento ha prodotto una migrazione positiva dal mercato illegale a quello della legalità.

Un secondo motivo è tuttavia da ricercarsi nell’esigenza di trovare dei diversivi che possano favorire un maggiore relax, o almeno l’illusione di un migliore comfort. In un’epoca in cui, quotidianamente, milioni di persone hanno subito un quotidiano bombardamento mediatico di notizie poco rassicurati sulla pandemia, moltissimi (soprattutto, i più giovani), hanno cercato di contrastare l’ansia da coronavirus rivolgendosi (anche) al mercato della cannabis light.

Il processo di graduale superamento di pregiudizi e tabù sulla cannabis sembra aver subito una corposa accelerazione in epoca pandemica, con il nuovo coronavirus che ha contribuito ad avvicinare tantissimi italiani (e non solo) alla c.d. cannabis light, ovvero alla cannabis leggera, a bassissimo contenuto di THC, e dunque legittimamente commercializzabile nei negozi, e anche online.

Un settore che vede l’Italia recuperare il terreno che l’ha lungamente distanziata dal resto del vecchio Continente, e che oggi vede alcuni operatori, come ad esempio l’azienda Italiana CBDexpress, affermarsi non solamente all’interno dei confini nazionali, quanto anche su aree estere.

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