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Lo sguardo Rosa
Scatola nera aereo: come funziona e quante ne sono

Le chiamano «scatole nere», ma in realtà sono arancioni. Al netto di questa discrepanza cromatica sono una delle conquiste principali del settore, tanto che aiutano a chiarire quasi sempre perché un aereo ha avuto un incidente.

Cosa sono le scatole nere

Si tratta di due apparecchi,dal costo di 10-15 mila euro ciascuno, installati vicini alla coda del jet e con un compito preciso.Il primo, il Cockpit voice recorder, registra i suoni in cabina di pilotaggio, comprese le conversazioni tra comandante e primo ufficiale, le interazioni con la torre di controllo, gli annunci ai passeggeri.

La memoria è limitata a 2 ore e per questo nei voli lunghi gli audio vengono sovrascritti. Il secondo, Flight data recorder, archivia 25 ore di dati derivanti da 146 mila diversi parametri di volo come la velocità, la quota, la posizione delle ali, la temperatura esterna e le prestazioni dei motori.

Alle scatole si arriva — come sempre in aviazione — dopo un incidente, quello che vede coinvolto nel 1934 tra Australia e Tasmania il padre di David Warren: una ventina d’anni dopo David pensa a un sistema per registrare i dati di volo e nel 1956 spunta il primo prototipo. Bisognerà aspettare altri cinque anni prima che il settore se ne accorga.

Ma perché le «scatole nere» sono arancioni?

Perché sono facili da individuare tra i relitti, spiegano da Honeywell, il principale costruttore. Ogni dispositivo deve essere in grado di proteggere il suo contenuto. Per questo viene fatto sbattere contro un muro di cemento armato a 750 chilometri orari per testante la resistenza, viene posto per almeno cinque minuti sotto a un carico di 2,5 tonnellate, tenuto per un’ora a 1.100°C oppureauna pressione uguale a quella che si trova a 6.000 metri di profondità.

Quando finiscono in acqua le scatole inviano un segnale ogni secondo per trenta giorni. Una volta recuperate — e non è detto che avvenga — vengono portate neilaboratori perl’estrazione prima fisica, poi digitale delle unità di memoria. Ma è una tecnologia che ha bisogno di una «rinfrescata».

Per questo siragiona sempre più — e i modelli sono già a disposizione — su apparecchi costantemente connessi, così da inviare a un cloud i dati in tempo reale. Questo aiuterebbe ad avere le informazioni subito e anche a rispettare le nuove regole dell’europea Easa che richiede ai dispositivi dal 2021 di consentire almeno 25 ore di registrazione audio.

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