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Sportivi si nasce e poi si diventa
Martina Caironi: storia di una ragazza che non ha mollato

La sera di lunedì 28 dicembre, durante lo speciale "Imagine" di Radio Deejay Tv, ideato e condotto da Roberto Saviano, una radiosa 26enne bergamasca ha raccontato in diretta la sua storia: da un grave incidente automobilistico, con la consapevolezza di non potere tornare come prima, arriva il coraggio di mettersi alla prova, fino alla soddisfazione di entrare tra i grandi dell’atletica con un record del mondo agognato e meritato. Se la quintessenza dello sport è spingersi oltre i propri limiti, come ha affermato lo scrittore di Gomorra e Zero Zero Zero, non c’è dubbio che questa ragazza, che sportiva c’è diventata, abbia trovato la forza di superare i suoi.

La seconda vita di Martina Caironi comincia nel 2007, quando un incidente in autostrada le costa una gamba, e, costretta ad indossare una protesi all’altezza del femore, da comune adolescente qual era si ritrova a fare i conti con una realtà che non sarebbe più stata la stessa. Non le manca però la tenacia: affronta tutti gli ostacoli, tutte le barriere quotidiane col sapore di una sfida. E ben presto la solita routine comincia a non soddisfarla. Nel centro specializzato di Budrio (in provincia di Bologna), dove vengono create le protesi artificiali, nota dei cartelloni raffiguranti atleti amputati. In quel momento nasce un’idea, e con una serie imprevista di reazioni a catena viene catapultata nel mondo dell’agonismo. Fondamentale si rivela l’incontro con Alessandro Kuris (ex-campione paralimpico di salto in alto) e Mario Poletti (suo attuale allenatore), che la trattano da subito come chiunque altro, senza favoritismi o particolari cure. Per Martina l’interesse si trasforma in dedizione, e la corsa, inaspettatamente, in una passione per cui allenamenti estenuanti e privativi – da affiancare agli studi universitari - diventano accettabili, e anzi stimolanti.

A conti fatti, e risultati acquisiti, il gioco vale la candela. Dal 2008 in avanti abbatte ripetutamente il record italiano; nel 2011 vince il titolo mondiale e successivamente  il record sui cento metri piani è suo; con l’oro a Londra 2012, migliora ancora il suo tempo. Il 22 luglio 2013, al Campionato del Mondo di atletica della IPC di Lione, conquista la medaglia d'oro sia nel salto in lungo (con la misura di 4.25 m), sia nei 100 metri. La consacrazione, infine, arriva nel 2015 a Doha, in Qatar, dove il 30 ottobre infrange il muro dei 15 secondi e scende, con un’impeccabile prestazione, a 14’’e 61: è lei l’indiscussa regina della corsa. E per le rivali, soprattutto la tedesca Vanessa Low, restano le briciole.

Io corro, ed è tutto quello che conta”, aveva detto il giorno prima della gara, quando già il tempo registrato nelle prove superava quello del 2013. Una volta siglata la strepitosa vittoria, invece, in una dichiarazione liberatoria e sprezzante, afferma di non considerare un regalo, o una sorpresa, il risultato ottenuto, ma una precisa intenzione concretizzata. Sapeva di poter vincere, e alla fine ha stupito.

Quest'indimenticabile annata, passata al vaglio dai media per non più di qualche ora – perché surclassata dall’attenzione spasmodica verso una Serie A sempre diversa e sempre uguale – sarà oggetto del documentario L’aria sul viso di Simone Saponieri, compagno della bergamasca alle medie, e oggi regista in procinto di affermarsi. Culminato nel successo, il 2015 potrebbe essere il trampolino di lancio decisivo per un altro grande appuntamento: le Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016, in programma dal 7 al 18 settembre. Uno scenario internazionale dove l’Italia può sperare di trovare gloria (ancora una volta) nel sorriso di una campionessa a cui la vita ha tolto una gamba, ma ha regalato il talento di credere in se stessa.

E' una lezione di vita e di sport quella di Martina Caironi. La storia di una ragazza che non ha mollato, e poi, ambiziosa, si è messa a correre. 

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