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Sportivi si nasce e poi si diventa
Mike Tyson, la belva del ring dalle mani bucate

Iron Mike, The Baddest Man on the Planet, Kid DinamiteKing Kong. Quale sia il soprannome che meglio calza alle qualità e alla vita condotta da Mike Tyson non è facile dirlo. Ragazzo del “ghetto” di Brooklin, tipo da strada piuttosto che da salotto, il più giovane campione pesi massimi di sempre (a soli 20 anni), 44 K.O su 58 incontri, eccessi. Eccessi a non finire. La biografia uscita nel 2013, True – la mia storia, aveva rivelato, o confermato definitivamente, l’ossessione per il sesso e i frequenti tradimenti alle diverse consorti, l’uso costante di cocaina addirittura prima dei match più importanti, ma anche l’infanzia difficile senza padre e senza madre in uno dei quartieri più malfamati d’America, il ruolo fondamentale del leggendario allenatore Cus D’amato (l’unico in grado di frenare i suoi istinti, finché fu in vita), e le origini di quel carattere animalesco e riottoso. Ma la storia della vita dissipata e dissennata di Tyson sembra non mancare mai di nuovi dettagli. E che dettagli.

Nel corso del programma 'Powe Lunch' del network Cnbc, Mike Tyson ha dichiarato senza veli di aver sperperato somme immense: cioè "tra i 400 e i 500 milioni di dollari " guadagnati durante una carriera pugilistica che iniziata dalla metà degli anni’80 sembrava in continua ascesa. Un Bad Boy che con i pugni avrebbero potuto sfondare le mura di un castello: e in effetti lo fece, ma quel castello gli crollò addosso. A cominciare dalla condanna del 1991 per lo stupro di Desiree Washington e dai 1095 giorni di prigione  che ne seguirono; poi col famoso morso al rivale Evander Holyfield nel ’97, colpevole – secondo Tyson – di usare troppo la testa e poco i guantoni; per finire alla bancarotta, tragica ed esasperata, del 2003, non essendo in grado di restituire al fisco degli States 38 milioni di dollari. Il minaccioso e indicativo tatuaggio, commissionato quello stesso anno all'artista S. Victor Whitmill, alias Paradox, fatto perché “odiavo il mio volto, e volevo letteralmente cambiarmi i connotati”, è la traccia permanente delle ferite di una vita.

I soldi? Quello non era il mio campionato – ha continuato Tyson durante il programma - Non sapevo come gestirli, e non sapevo come gestire le persone che mi si avvicinavano per il mio denaro. In fatto di soldi ero tossico e pericoloso”. Diamanti da 80 carati, auto di ogni tipo, divorzi milionari, strip club, droga, lussi tanto superflui quanto costosi. Ma anche beneficienza, e non poca. Tutto il contrario di tutto: definirlo, come detto, è cosa difficile. “Ora voglio vivere una vita sobria perché non voglio morire. A volte sono un cattivo ragazzo, ho fatto un sacco di cose cattive e vorrei essere perdonato”.

La storia dello sport insegna che spesso, forse troppo spesso, gli atleti sregolati e irriverenti sono stati anche quelli che hanno avuto più successo, o quanto meno quelli ad aver dimostrato di più. In quel breve lasso di tempo in cui si può condiderarli campioni, e non vittime della loro stessa indole. Ma Tyson probabilmente è andato oltre: i limiti non li ha mai superati, semplicemente perché non li aveva. Nella vita come sul ring, in quanto un fuoriclasse della boxe lo è stato eccome. Una belva dai pugni d’acciaio, lo sguardo invasato, e le mani bucate.

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