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The Ghost Writer
Fare o non fare, non esiste provare

“Fare o non fare, non esiste provare”, gli appassionati della saga Star Wars ricorderanno questa frase tratta dai dialoghi tra Luke Skywalker e il vecchio maestro Yoda, siano nel quinto episodio, l’impero colpisce ancora.

“Fare o non fare, non esiste provare” risulta essere un monito terribilmente attuale: associando l’emergenza sanitaria a quella economica risulta evidente che occorre fare, e fare presto, sotto molti punti di vista. Il fatto che l’Italia sia ad oggi in una situazione complicata ma non drammatica in termini di contagi, rispetto ad altri paesi europei ed extraeuropei, non può e non deve bastare, soprattutto perché ormai si è compreso quanto Covid-19 possa propagarsi in modo rapido e incontrollabile. Non a caso in questi ultimi giorni il numero di positivi è tornato a salire in tutte le regioni italiane.

Esiste quindi una questione sanitaria che deve però essere osservata sotto diverse prospettive, è importante lavorare per un nuovo vaccino ma nel frattempo servirebbe anche occuparsi di come riorganizzare e ristrutturare i presidi ospedalieri, di come stoccare in magazzini regionali i dispositivi di protezione individuale, in modo da non farsi trovare impreparati nel caso la situazione dovesse nuovamente precipitare, ci auguriamo che non accada ovviamente, e, a livello centrale o regionale, venissero decisi parziali chiusure.

Esiste quindi un fare legato alla sanità, esiste un fare legato ai tanti ingranaggi che fanno andare avanti il Paese: l’ultima analisi del Centro Studi di Confindustria è impietosa, sia dal punto di vista dei danni provocati dalla pandemia sia dal punto di vista della capacità del governo centrale di rendere operativi provvedimenti necessari per la sopravvivenza dell’economia e quindi dei consumi. Un conto infatti è stanziare fondi a copertura di spese e investimenti, altro è renderli immediatamente utilizzabili attraverso i decreti attuativi. La burocrazia ha provocato ancora una volta uno stallo, rendendo caotica l’interpretazione della legiferazione e generando conseguentemente un’incertezza su tutti i fronti, a cominciare da scuola e imprese.  

Sempre secondo Confindustria alla fine di questo sciagurato e bisestile anno, l’Italia avrà perso dieci punti di ricchezza prodotta rispetto all’anno precedente. Gli effetti della pandemia incideranno in modo significativo sul numero di occupati ( -410 mila persone) e le previsioni occupazionali per il 2021 non sono affatto positive. Per reagire in modo efficace a questa crisi servono poche cose ma occorre farle con metodo, e non solo provarci: investimenti, formazione, ricerca, digitalizzazione.  Questa è la strada indicata con forza al Governo dal Presidente degli Industriali Bonomi.

Gli stati membri dell’Unione Europea sono riusciti a trovare una strada comune per fronteggiare le conseguenze del Covid-19: i fondi sono stati trovati e stanziati, ora serve che ciascun governo agisca in modo veloce e progetti il proprio futuro attuando un piano di riforme reali pensate al medio e lungo periodo. Si è compreso infatti che l’intervento last minute è dannoso tanto quanto l’immobilismo: anestetizza la situazione, ma il risveglio non è mai piacevole. Per questo la partita si giocherà sulle riforme strutturali, puntando sulla burocrazia zero e preparando le nuove generazioni ad una vita diversa rispetto a quella vissuta sino ad oggi: servono più responsabilità e protezione verso le risorse naturali, occorre modernizzare il concetto ancora troppo statico di lavoro, rendendolo meno sindacalizzato e più concentrato sulle persone, in termini di valorizzazione del talento e formazione continua, c’è bisogno di avere una visione produttiva differente, che punti a digitalizzare i processi, ad accelerare la creatività, a comunicare in modo differente le eccellenze. In sostanza serve un Paese, un Governo, una rappresentanza politica, sociale, economica e culturale più coraggiosa, più attenta al merito e più vicina al benessere collettivo.  Non sono solo parole ma intenti che possono diventare realtà purché si decida realmente di fare e non soltanto di provare.  

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