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The Ghost Writer
L’intelligence come tutela della democrazia del Paese

Roberto Gervaso affermava “i servizi segreti si chiamano segreti perché nell’ombra trovano più di quello che troverebbero alla luce del sole”. Se poi l’ombra si amplia a tal punto da diventare cyber-oscurità allora il lavoro degli 007 diventa molto più complicato.

La domanda da porsi, anche alla luce della recente decisione presa dal Premier Draghi di declassificare dossier relativi all’organizzazione Gladio e alla loggia massonica P2, è quella relativa allo stato di salute della nostra Intelligence.

Il recentissimo attacco hacker ai sistemi informatici della Regione Lazio ha messo in luce un problema che riguarda tutto il Paese e che va ben oltre le policy, più o meno stringenti, legate alla protezione di dati e sistemi digitali. La sicurezza di una nazione e dei suoi cittadini non può prescindere ormai da un continuo monitoraggio del cyberspazio. E non è pensabile che sia solo una responsabilità di chi si occupa di difesa nazionale o che, lato azienda, tutto pesi sulle spalle dei team IT.  Occorre investire molto, utilizzando le risorse del PNRR, e lavorare secondo un approccio sistemico, mettendo in sinergia pubblico e privato, raccogliendo le migliori competenze e facendo un grande lavoro di analisi.

Non è sufficiente istituire agenzie e strutture dedicate. Sono contenitori, sistemi ad alto valore tecnologico, ma pur sempre contenitori. La nostra intelligence si deve distinguere a livello nazionale e internazionale sia sotto il profilo delle infrastrutture digitali sia soprattutto dal punto di vista delle competenze. Le conoscenze e le buone pratiche derivano da un processo di cooperazione tra università, centri di ricerca, hub e cluster ipertecnologici, capace di abilitare le competenze. Ma non basta: occorre attivare un upskkiling e un reskilling continuo delle persone, per comprendere le evoluzioni e i linguaggi del Cyberspazio, ed essere così in grado di prevedere o quanto meno gestire tempestivamente possibili perforazioni dei sistemi di sicurezza. E’ una questione di democrazia oltre che di protezione nazionale. E' necessario ampliare gli spazi di democrazia e di pluralità informativa del nostro Paese, fortificando la nostra Intelligence, mettendola nella condizione di proteggerci non solo via terra, mare o cielo, ma anche nello spazio sconfinato della rete, dove l’ombra diventa oscurità. E’ una questione di competitività, di politica, di cultura, di difesa.

Il Ministro Colao recentemente ha dichiarato che il 93-95% delle infrastrutture dati della PA non è in condizioni di sicurezza, occorre investire in cloud sicuri. Diversi studi confermano che esiste infatti una diretta correlazione fra una strategia di implementazione cloud ed un ritorno a livello Paese in termini di produttività e incremento del Pil. 

Per arrivare quindi a standard di altissima protezione capaci di garantire sicurezza e competitività occorre essere in rete, mettere a sistema le migliori tecnologie e le esperienze di cybersicurezza più significative, rafforzando la nostra Intelligence Nazionale e contemporaneamente promuovendo in modo capillare la cultura della sicurezza digitale. Una scelta che consente alle imprese e ai cittadini di poter capire come meglio tutelare quel patrimonio prezioso e unico rappresentanto dai propri dati. Un patrimonio capace anche di influire sulle scelte politiche di un Paese. 

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