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Don Matteo è la Sailor Moon dei cattolici

 

Giovanardi e Adinolfi who? In Italia i cattolici pendono solo dalle labbra di Don Matteo, l'immarcescibile prete-investigatore che ogni giovedì raduna orde di telespettatori davanti a Rai1.

In pochi li conoscono, ma appena sentono lo scampanellìo di quella bicicletta eccoli piazzarsi davanti alla tv, regalando all'ammiraglia di viale Mazzini ascolti da capogiro.

 

Non vorrei sembrare il critico con la puzza sotto il naso, ma ho provato a vedere la premiere della decima stagione di Don Matteo e non ho notato alcun cambiamento con le precedenti, a parte un cameo di Maria (!) Belen Rodriguez, mora per l'occasione e curiosamente senza marito sia nella fiction che nella vita reale. L'arrivo della bella argentina inizialmente mi è parso l'inizio di un B-movie anni '70 in salsa cristiana, con il sacrestano dalla testa a forma di parte assicurata da Jennifer Lopez che ha commentato così la visione di Celeste: “È bella come la Madonna di Spoleto”. Io in quel momento ho pensato fortissimo ad Alvaro Vitali, che avrebbe utilizzato ben altra loquela per esprimere lo stesso concetto.

 

Per il resto si conduce con il pilota automatico: don Matteo va a trovare un amico in procinto di sposarsi e dopo due minuti scopre la sorella di costui in una pozza di sangue. Primo cadavere della 10x01? Ma anche no: la donna è solo da ricoverare. Arrivano il maresciallo Cecchini (il sempre ottimo Nino Frassica) e il comandante Giulio Tommasi (Simone Montedoro), con quest'ultimo che ormai non si stupisce più di trovare il sacerdote prima di loro sulla scena del crimine.

 

Come da copione viene fermato il marito, che naturalmente non è l'assassino. Altrimenti ogni puntata durerebbe venti minuti, il che non sarebbe una cattiva idea. E come ogni detenuto appena incarcerato, la prima persona che si vorrebbe vedere è ovviamente un prete: l'uomo giura a don Matteo di non avere nulla a che fare con l'aggressione. Terence Hill gli crede, alza i tacchi e se ne va, ma quando esce scorge Celeste (Belen) in auto con l'avvocato dell'imputato. Ha una prima folgorazione e va a parlare con la donna, che in albergo nasconde suo figlio, un grazioso neonato.

 

Mi sto dilungando perché quello che succede merita di essere raccontato: Celeste – in realtà una escort - viene coinvolta nelle indagini e il bambino dovrebbe essere affidato ai servizi sociali. Ed è qui che succede il miracolo: Tomas, uno degli ex bambini smarriti che vive a spese di don Matteo in canonica, chiede di occuparsi del neonato, essendo suo cugino (Celeste era infatti giunta a Spoleto come sua zia). Il comandante acconsente. Roba che Pomeriggio 5 avrebbe chiuso da un pezzo e Ilaria Dalle Palle sarebbe stata disoccupata.

 

La faccenda si complica, ma per fortuna Don Matteo ha una seconda folgorazione durante la classica partita a scacchi con Nino Frassica, che lavora quanto un impiegato in slip del Comune di Sanremo in procinto di timbrare il cartellino. Il vero colpevole viene individuato dal protagonista – che nel suo pippone cita addirittura Papa Francesco - e tutti vivono felici e contenti. Belen se ne torna a Milano, altrimenti se fosse rimasta in pianta stabile Renzi non avrebbe potuto abbassare il canone.

 

Se in È arrivata la felicità abbiamo visto il sedere di Claudio Santamaria in primo piano – c'è da pensare che forse glielo abbiano permesso per il cognome – qui la trasgressione è servita da un torso nudo di Raniero Monaco di Lapio e una serie di baci dati fuori dal matrimonio.

 

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