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Un giorno in pretura, a scuola di cronaca nera

 

La televisione italiana è da tempo in overdose di cronaca nera: i programmi di infotainment come La vita in diretta e Pomeriggio 5 ci hanno abituati a collegamenti da Avetrana, mariti imputati che colpiscono con un mattone l'inviata di Barbara d'Urso e da ultimo contaminazioni con la politica e la fiction, come nel caso del pensionato di Vaprio d'Adda (magari tra poco si scoprirà che l'anziano signore correrà con Salvini, ricordando le atmosfere di 1992). Sono nate trasmissioni tematiche, il palinsesto noir di Real Time e addirittura una tv tematica come Crime + Investigation su Sky. Feticci come il plastico di Vespa.

 

E dimenticatevi il cangurotto il dì di festa: Domenica in ha arruolato Salvo Sottile come a voler rispondere agli ESCLUSIVO di Domenica Live. Il risultato è quasi sempre ansiogeno, con il rischio di far credere ai telespettatori di vivere in un'escalation di violenza (in realtà il numero di omicidi secondo gli ultimi dati Istat è in calo).

 

Sfugge a questa inquietante massa di prodotti ansiogeni e morbosi Un giorno in pretura, in onda il sabato alle 00.15 su Rai3 con la conduzione di Roberta Petrelluzzi. In onda dal 1988, il programma mostra i processi dei casi più importanti di cronaca nera italiana e in questa prima puntata del nuovo ciclo si è occupato dell'omicidio del tassista milanese Alfredo Famoso.

 

Questi in breve i fatti: il 23 febbraio 2014 Davide Righini e la compagna incinta al nono mese escono dal supermercato e al momento di attraversare la strada un taxi non dà loro la precedenza. Righini colpisce l'auto con una delle bottiglie d'acqua che aveva in mano e il tassista scende accusandolo di aver rotto lo specchietto. Da lì inizia un litigio che sfocia in una colluttazione: Righini colpisce Famoso al volto con un'altra bottiglia. L'uomo barcolla e batte la nuca contro la ruota di una jeep alle sue spalle. Perde i sensi. Morirà due giorni dopo. Righini viene accusato di omicidio preterintenzionale e condannato a dieci anni di reclusione.

 

È davvero difficile non appassionarsi a Un giorno in pretura. La trasmissione del processo porge al telespettatore un dono a cui anni di becchini televisivi avevano dato indegna sepoltura, ovvero la chiarezza. Al centro il racconto in aula dell'imputato, della sua compagna, dei testimoni oculari (a questi ultimi vengono pixellati gli occhi per privacy, ma questa scelta appare ridicola nell'era di Facebook, dove i più giovani sono facilmente rintracciabili). Ma è soprattutto il contorno a conquistare: il gesto di stizza di un signore tra il pubblico, l'inquietante sorriso perenne di una signora con la fascia tricolore, le disquisizioni su una virgola. I particolari diventano oggetto di discussione sui social, anche in maniera ironica. Un giorno in pretura diventa così un rito collettivo del sabato sera.

 

Puntuali le incursioni pacate di Roberta Petrelluzzi dalla sua poltroncina rossa in cabina di regia, che ricapitola in pochi secondi i fatti come a non voler farci cadere tra le braccia di Morfeo.

 

 

 

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