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Under 30 e dintorni
Anche la Barbie è ingrassata
Lisa Montecucco

Una malattia che da decenni colpisce molti giovani di ambo i sessi. Una malattia oscura e segreta, però, di cui spesso, troppo spesso, non si vuole parlare. Si finge, sia con se stessi che con gli altri. Anche perché sovente le cause non sono solo prettamente estetiche, ma profonde e dolorose, con una solida base psicologica.

Si parla da tempo di anoressia, molto noti e interessanti in proposito i libri scritti da Fabiola de Clercq, fondatrice dell'ABA, Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e i disordini alimentari.

Si dà anche la colpa a modelli sbagliati, a strategie di marketing spietate che inducono sempre più a voler inseguire un modello di perfezione estetica che invece porta alla malattia e talvolta alla morte. Sono migliaia, infatti, i siti online che incitano all'anoressia come strumento per raggiungere il folle peso ideale di 35 kg.

Per fortuna ultimamente qualcosa si sta muovendo. Sono stati proposti alcuni, anche se ancora troppo pochi, provvedimenti per vietare le sfilate alle modelle anoressiche e pare che anche la Barbie stia abbandonando le sue irraggiungibili forme da top model.

Ma cos'è davvero l'anoressia? Cosa significa essere malati anoressici?

Ne ho parlato con Lisa Montecucco – dottoressa in Psicologia e attualmente tirocinante presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'Ospedale Galliera di Genova, che proprio all'anoressia ha dedicato la propria tesi di laurea dal titolo L'anoressia in prospettiva etnopsichiatrica –, per capire quanto è rischioso giocare col proprio peso e col proprio corpo. Perché entrare nella malattia è facile, molto più difficile è uscirne.

 

Lisa, si parla sovente di anoressia, a volte senza cognizione di causa. Ci vuoi spiegare meglio in cosa consiste questa patologia?

Innanzitutto grazie per avermi concesso la possibilità di condividere le conoscenze che ho avuto modo di acquisire relativamente a questa patologia, che costituisce una delle prime cause di morte per malattia tra gli adolescenti e i giovani e che attualmente si sta diffondendo anche tra i bambini e le persone più mature.

Ma cos’è l’Anoressia? Come riportato dal “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” l’Anoressia Nervosa è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione caratterizzato da sintomi quali: restrizione calorica e conseguente calo ponderale, intensa paura di aumentare di peso (che porta alla messa in atto di comportamenti in grado di interferire con l’aumento di peso che possono andare, a seconda dei casi, dal digiuno, all’attività fisica eccessiva, al vomito autoindotto, all’uso improprio di lassativi e diuretici), alterazione del modo in cui la persona percepisce e vive il proprio peso o la forma del proprio corpo, mancato riconoscimento della gravità della propria condizione di sottopeso ed eccessiva influenza del peso e della forma del proprio corpo sui livelli di autostima.

Spesso l'anoressia viene considerata una problematica molto settoriale, legata specificamente al mondo della moda. È davvero così oppure ne soffrono anche tantissimi giovani comuni, giovani come tutti noi?

Sicuramente ci sono alcuni ambienti – come il mondo della moda o quello della danza – in cui vi è una maggiore attenzione alla forma del corpo e, in certi casi, una vera e propria “spinta alla magrezza”. Tuttavia è anche vero che tutti siamo costantemente esposti al messaggio secondo cui la magrezza sarebbe equivalente alla bellezza e anche alla capacità e al successo: ciò è evidente nei modelli e negli ideali di bellezza (il più delle volte irrealistici e irraggiungibili) che ci vengono proposti quotidianamente attraverso le pubblicità, i giornali, la televisione, il web e anche le bambole per le bambine. Come dimostrato da molte ricerche, questi ideali possono costituire dei fattori di rischio che, unitamente ad altri fattori predisponenti, potrebbero favorire l’insorgenza di un disturbo alimentare.

Si tende ad associare l'idea dell'anoressia alle ragazze, come se fosse una malattia tipicamente femminile. In realtà colpisce anche i ragazzi? Ci sono differenze?

In effetti, l’Anoressia Nervosa tende a manifestarsi con una frequenza maggiore tra le ragazze (la letteratura solitamente indica un rapporto di 10:1). Tuttavia, tale patologia sembra essere in aumento anche tra i ragazzi, con sintomi per lo più analoghi a quelli riscontrabili tra le persone di genere femminile. Inoltre, tra i ragazzi si sta diffondendo anche la cosiddetta “bigoressia” o “reverse anorexia”, che si caratterizza per la ricerca (attraverso il continuo esercizio fisico, un’alimentazione iperproteica e spesso anche attraverso il ricorso a sostanze anabolizzanti) di un continuo aumento della propria massa muscolare e per la costante insoddisfazione per il proprio corpo, percepito sempre come troppo minuto, anche quando, in realtà, molto muscoloso. In pratica, come suggerisce il termine stesso, si tratta di una sorta di “anoressia al contrario”.

Cosa significa nella realtà di tutti i giorni essere anoressici? Qual è la vita di una persona anoressica?

La vita di una persona anoressica è caratterizzata dalla concentrazione pressoché esclusiva sul cibo e sulla forma del corpo; chi è affetto da Anoressia trascorre la maggior parte del tempo a programmare i digiuni, a calcolare le calorie dei vari alimenti al fine di decidere ciò che è consentito concedersi e ciò che invece è assolutamente proibito ingerire, a praticare attività fisica in modo compulsivo, a monitorare costantemente il proprio peso e a misurare la circonferenza della vita, dei fianchi, delle cosce (che vengono sempre percepiti come troppo abbondanti, nonostante la magrezza a volte estrema) e a cercare di non destare sospetti tra i familiari. Inoltre, chi soffre di Anoressia si ritrova spesso a fare i conti con numerosi sintomi fisici: la condizione di sottopeso, infatti, può andare a determinare una serie di problematiche a livello cutaneo, osseo, cardiaco, gastro-intestinale e anche cerebrale.

Quali sono le cause più frequenti che inducono a cadere in questo vortice? I cattivi modelli di certo marketing e l'ideale della perfezione?

Come ho già accennato prima, l’enfasi che la nostra società pone sulla magrezza costituisce sicuramente un fattore di rischio per lo sviluppo dell’Anoressia Nervosa: i mass-media non solo propongono continuamente ideali di bellezza impossibili da raggiungere, ma suggeriscono anche che tali modelli sono alla portata di tutti, attraverso l’autocontrollo, la dieta e l’attività fisica. Gli scaffali dei supermercati sono pieni di alimenti light e prodotti dimagranti, le bambole con cui le bambine giocano presentano spesso fattezze e proporzioni irreali… in un contesto del genere può accadere che le persone inizino a sentire il proprio corpo come inadeguato e che decidano di intraprendere diete anche molto rigide che, come dimostrato da diversi studi, sono in grado di aumentare di ben otto volte la probabilità di sviluppare un disturbo alimentare.

Oltre al fattore prettamente estetico possono influire traumi o violenze subiti o problematiche irrisolte?

Sicuramente non basta la sola esposizione agli ideali che enfatizzano la magrezza e la perfezione per sviluppare l’Anoressia Nervosa. Questo disturbo è il risultato delle interazioni tra diversi fattori di rischio, come ad esempio la presenza di relazioni familiari disfunzionali, la perdita di un familiare, le carenze affettive, il fatto di essere stati oggetto di umiliazioni o ridicolizzazioni a causa del proprio aspetto fisico, il sovrappeso o l’obesità, tratti di personalità come il perfezionismo, la tendenza all’autocontrollo e la bassa autostima. Altri importanti fattori di rischio sono poi rappresentati dall’abuso fisico e sessuale: riguardo quest’ultimo è stato ipotizzato che i sintomi anoressici possano rappresentare il tentativo di evitare il ripetersi di tale esperienza traumatica rendendo il proprio corpo indesiderabile e poco attraente, oppure un modo per punire sé stessi, ritenendosi in qualche modo responsabili dell’accaduto.

Che consigli daresti a un ragazzo o una ragazza che crede di poter mantenere il controllo sul proprio corpo e invece rischia di entrare nella patologia? E invece le cure e le prospettive per chi ne è già affetto?

Potrà sembrare banale, ma il mio consiglio per i ragazzi è quello di seguire una dieta solo quando necessario e sotto controllo medico. Inoltre sarebbe opportuno che gli adulti, quindi i genitori e gli insegnanti, non trascurassero eventuali segnali di disagio manifestati dai ragazzi, in quanto un intervento precoce è in grado di evitare che i comportamenti anoressici si organizzino in patologia e diventino una vera e propria modalità esistenziale.

Per chi già soffre di questa patologia esistono vari livelli di trattamento, diversi in base alla gravità del disturbo: si va dalle cure ambulatoriali, a quelle erogate da strutture semi-residenziali o residenziali, fino al ricovero ospedaliero. In ciascuno di questi livelli è presente un’equipe terapeutica multidisciplinare (composta da varie figure professionali come psichiatri, medici internisti, medici nutrizionisti, psicologi, psicoterapeuti, dietisti, infermieri…) in grado di offrire contemporaneamente un intervento medico e nutrizionale e un intervento psicologico e psicoterapeutico.

Va detto che, spesso, le persone affette da Anoressia Nervosa faticano a riconoscere la propria condizione fisica e i propri comportamenti come patologici, per cui è facile che vi sia una resistenza alle cure, o addirittura un rifiuto alle stesse.

Anoressia e bulimia. Spesso i due termini vengono accostati. Quali sono le differenze?

Spesso questi due termini vengono accostati perché non è così difficile osservare una “migrazione diagnostica” tra i disturbi dell’alimentazione, per cui una persona potrebbe in un primo momento presentare i sintomi caratteristici dell’Anoressia Nervosa e poi, nel corso della vita, sviluppare sintomi bulimici. Inoltre, questi disturbi alimentari condividono lo stesso nucleo patologico di base, evidente nell’eccessiva importanza attribuita al cibo, al peso, al corpo e al loro controllo.

Tuttavia, la Bulimia Nervosa presenta alcune caratteristiche peculiari, ossia la presenza di abbuffate (durante le quali le persone assumono, in un certo lasso di tempo, quantità di cibo nettamente superiori alla norma e sperimentano un senso di perdita di controllo) e di condotte di compensazione, attuate allo scopo di prevenire l’aumento di peso (si pensi, ad esempio, al vomito autoindotto, al digiuno, all’attività fisica eccessiva, all’abuso di farmaci come lassativi e diuretici).

Pensando al futuro, quali provvedimenti e quali iniziative ti auguri vengano presi per intervenire sia sulle cause – e quindi a livello preventivo – sia a livello terapeutico?

Per quel che riguarda l’aspetto preventivo, come evidenziato dal Ministero della Salute, sarebbe importante investire risorse in programmi di “prevenzione selettiva”, ossia programmi volti a fornire informazioni sui disturbi alimentari e le loro pericolose conseguenze e a modificare gli atteggiamenti disfunzionali nei confronti del peso e i comportamenti non salutari, presenti in moltissime persone e non solo nei pazienti affetti da disturbi alimentari. Per quel che riguarda l’aspetto terapeutico, sarebbe opportuno migliorare sempre di più la rete dei servizi già esistente, in modo tale da poter garantire ai pazienti una continuità assistenziale in grado di rispondere alle varie necessità che possono presentarsi lungo il decorso della malattia.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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    anoressiagiovanimodellepesobulimia
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