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Giornalisti 2.0. Intervista a Mario Manca
Mario Manca

Tutto cambia e anche il giornalismo negli ultimi anni si è trasformato. Ormai le notizie viaggiano online e anche tutte le storiche testate italiane si sono dotate della versione web. Proprio di questi giorni la notizia che l'Indipendent abbandonerà del tutto il cartaceo.

E tantissimi sono i giovani che tentano di affrontare la carriera giornalistica e della comunicazione. Sicuramente bisogna abbandonare l'idea classica del giornalista. Oggi la realtà è dominata dai freelance e dai blogger.

Ma per capire meglio il mondo del giornalismo e della comunicazione oggi e per avere qualche dritta sulle scelte migliori da fare per affrontare questo percorso, mi sono rivolto a Mario Manca. Classe 1989, nato a Bari ma oggi vive a Milano, Mario è approdato, dopo una laurea a pieni voti in Editoria e Giornalismo e una specializzazione allo IULM e qualche esperienza di blogger presso il Corriere della Sera, alle redazioni di Vanity Fair e Vogue.

 

Mario, abbiamo detto che oggi scrivi per Vanity Fair e Vogue. Ma qual è stato il tuo percorso? Come sei approdato a due testate così note e seguite?

Quando frequentavo l’Università ho sempre pensato di voler mettere le mani in pasta e scrivere di quello che mi piacesse, così ho iniziato a collaborare con diversi blog di tv e cinema: un’esperienza formativa fondamentale per qualunque aspirante giornalista. Procacciare le notizie, verificare le fonti, essere rapidi e disponibili a qualunque ora era un vero e proprio training per quella corsa che è stata “Solferino28” e la “27esima Ora” del “Corriere”, prima, e “VanityFair.it” e “Vogue.it”, dopo. Dietro c’è stato grande lavoro, testardaggine e un pizzico di fortuna, che non guasta mai.

Torniamo ancora più indietro... quando è nata in te la decisione di intraprendere la carriera giornalistica?

Ogni volta che leggevo un quotidiano era quasi automatico scorrere in fretta le pagine e arrivare in fondo, alla sezione “Spettacoli”. Sapevo che il mio futuro avrebbe avuto a che fare con quel mondo, ma ho capito che mi sarebbe piaciuto fare il giornalista solo dopo la laurea specialistica allo IULM. L’esperienza di blogger mi ha aiutato a scoprire quello che volessi veramente: fare informazione di spettacolo.

Sei molto giovane, ma hai già raggiunto degli obiettivi importanti. Eppure il percorso per diventare giornalisti e redattori oggi è spesso difficile e accidentato. Hai incontrato anche tu delle difficoltà che ti hanno, momentaneamente, scoraggiato?

Assolutamente sì. Non è un percorso facile, soprattutto adesso. Devi essere preparato a ricevere molte porte in faccia, a sentirti dire che “non ci sono posti disponibili” e anche che non vali abbastanza. Mi sono armato di pazienza, impegnandomi a non dubitare mai di me stesso: la fiducia nelle proprie capacità, anche se ancora grezze, in questo lavoro è tutto.

Che consigli daresti, sia per la miglior formazione professionale sia a livello motivazionale, a dei giovani che volessero affrontare il tuo stesso iter?

Di non mollare al primo “no” che ricevono, di crederci fino in fondo e, soprattutto, di essere concreti. Niente panegirici inutili, ma proposte che possano avere un senso per la linea editoriale di questo e quel giornale. Bisogna essere dei topini da biblioteca, smanettare su Internet per entrare in possesso delle informazioni giuste e, soprattutto, dei contatti giusti.

Qual è la vita di un giornalista/redattore, magari freelance, come va tanto di moda oggi? Quali caratteristiche bisognerebbe assolutamente avere per “buttarsi” in questo campo?

La vita di un giornalista freelance è come quella di un pompiere: sempre attento che non scoppi un incendio da dover spegnere. Si dorme poco, si passano molto ore davanti al computer e, spesso, al telefono. Bisogna avere la faccia tosta, portare pazienza quando serve, ma anche farsi sentire.

Qual è la situazione dei media oggi? Cartaceo vs digitale?

Il “Corriere” ha messo alcuni contenuti del suo portale online a pagamento, così come il “New York Times” molto prima. È ovvio che il futuro dell’informazione sia digitale: i giornali si comprano sempre meno ma, soprattutto in Italia, godono ancora di quell’aura autorevole e prestigiosa che il Web fatica a conquistare.

Il mondo dei blog e dei blogger... sono molto “di moda”, ce ne sono tantissimi, di ogni tipo. Come valuti questa nuova realtà?

In realtà non è assolutamente nuova e non capisco perché molti la scoprano solo adesso. Penso che i blog nati prima del 2010 si siano costruiti un nome e una credibilità che non ha nulla da invidiare alla carta stampata. Oggi è molto più difficile che ci si accorga di te se ne apri uno: prima si potevano contare sulle dita di una mano, oggi puoi giocarci al Lotto.

Passiamo ai sogni... un articolo o un servizio che vorresti tantissimo realizzare?

Questa è tosta. Mi piacerebbe realizzare un servizio che racconti qualcosa di nuovo su un volto che pensiamo di conoscere già. Avere la possibilità di scrivere un segreto così intimo e così bello come quello che Tiziano Ferro ha voluto condividere con “Vanity Fair” nel 2010 sarebbe un onore, oltre che un privilegio.

Ti svegli domattina e accendi il tablet. Quale notizia, che magari aspetti da tempo, ti piacerebbe leggere?

Che nel nostro Paese ognuno possa amare e sposare chi vuole senza essere giudicato, né dallo Stato né dalla comunità. Sembravamo così vicini, ma temo che bisognerà aspettare ancora un po’.

Qual è il servizio che ti ha dato maggior soddisfazione e quello invece – se si può dire – che avresti preferito non aver scritto?

Ci sono molti servizi che ho realizzato e mi hanno fatto scoprire delle persone straordinarie: Costantino Della Gherardesca e il suo sogno di avere un figlio, Simona Ventura e la sua energia scoppiettante, lo scrittore Albert Espinosa e il suo coraggio di fronte a un mostro chiamato cancro. Tante soddisfazioni e nessun rimpianto.

Quali sono i progetti futuri di Mario Manca?

Spero di continuare a fare questo lavoro e di essere sereno il più possibile. Non mi dispiacerebbe qualche incursione in televisione e nell’editoria. Chissà.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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