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Under 30 e dintorni
Rocco Hunt “Noi giovani siamo già svegli. Si svegli chi ci rappresenta”
Rocco Hunt

Rocco Hunt è diventato un simbolo, un mito per migliaia di giovani. Rappresenta il successo, la voglia di farcela, di darci dentro e di arrivare da qualche parte. Il suo messaggio agli under 30, e a tutti in generale, è chiaro: bisogna credere in se stessi e non mollare mai.

Rocco Hunt, nato a Caserta e poco più che ventenne, da poco ha calcato per la seconda volta il palco di Sanremo, questa volta tra i Big, dopo la vittoria del 2014 nella sezione “Nuove proposte” (sezione che quest'anno ha visto trionfare Francesco Gabbani) . Ma Rocco Hunt ha un passato, una storia di lavoro e sacrifici e proprio grazie a quelli è diventato quello che è e rappresenta un modello per tantissimi altri ragazzi che, come era successo a lui, si trovano a lottare con mille difficoltà

Il 4 Marzo uscirà il suo nuovo album, SignorHunt Wake Up Edition, edizione speciale che contiene, appunto, il sanremese “Wake Up” e altri 8 inediti, tra cui la cover “Tu vuò fa l'americano”.

 

Sei reduce da un nuovo Sanremo, questa volta nella categoria “Campioni”. Cosa ti ha dato questa nuova esperienza?

Sanremo Big è un'esperienza totalmente diversa rispetto alle “Nuove proposte”. Un'ottima esperienza di vita, oltre che musicale. Ti dà moltissimo e, ovviamente, è un'ottima vetrina.

E poi, un'altra grandissima soddisfazione, proprio in queste ore il video di “Wake Up” ha superato quota 7.000.000 di visualizzazioni.

Ormai ti conosciamo tutti come Rocco Hunt, ma prima eri Rocco Pagliarulo. Cosa ti hanno insegnato tutte le esperienze di vita, magari anche difficili, che hai fatto “prima”?

A non mollare mai. Non pensare mai di essere sconfitti, perché tutto è possibile, una vita migliore è possibile. Infatti il consiglio che voglio dare ai giovani è proprio quello di credere nel proprio futuro e nel proprio destino. Siamo noi che cambiamo il nostro futuro e lo creiamo.

Tu non canti temi leggeri, anzi. Canti la strada, i problemi dei giovani e della tua terra. La musica quindi è strumento di denuncia?

Assolutamente sì. Io faccio Rap, che deriva dall'Hip Hop. La denuncia è proprio la vera chiave di questi generi. Al centro di tutto per noi ci sono la protesta, il disagio. C'è proprio un bisogno di denuncia sociale, per richiamare l'attenzione sui problemi.

Citando una tua canzone, la musica è anche speranza?

Senza dubbio. La musica è speranza. Lo è stata nel mio caso in quanto mi ha cambiato la vita, ha dato una svolta al mio percorso. Ma anche per tante altre persone, la musica può essere speranza. Anche se non da un punto di vista professionale e lavorativo. Ma ascoltare un brano, una musica, spesso ti dà speranza, forza per andare avanti.

Come sono i ragazzi italiani di oggi secondo te? Qual è la loro situazione? Collegandoci a Sanremo, qual è appunto il messaggio che vuoi lanciare con il tuo pezzo “Wake up”, che contiene infatti una forte accusa verso lo Stato per l'indifferenza soprattutto nei confronti del Sud Italia?

I ragazzi della mia generazione sono già svegli. Siamo una generazione di nativi digitali, sappiamo ciò che ci circonda, conosciamo la realtà. Per noi tutto è a portata di un clic. Il problema, però, è che si deve svegliare chi ci rappresenta e comanda. Purtroppo oggi siamo dominati dalla gerontocrazia. Invece bisogna assolutamente dare spazio ai giovani.

Quindi, il mio messaggio è “svegliamoci al quadrato”.

 

Cosa pensi che rappresenti Rocco Hunt per tanti giovani e cosa vorresti che rappresentasse?

Penso di essere la prova che ce la possono fare tutti. Partendo dal nulla, si può dare una svolta alla propria vita e arrivare da qualche parte. E lo si deve fare da soli, basandosi sulle proprie forze, con tanto impegno e passione, essendo sempre orgogliosi del proprio lavoro e della propria fatica.

E questo non vale solo per la musica, ma anche in tutto il resto, in tutti gli altri settori. Pensare di potercela fare e metterci impegno, credendo in se stessi.

Come nasce la tua musica?

Dalla vita di tutti i giorni, da ciò che vedo, da ciò che mi sta intorno. La famiglia, gli amici... le cose più semplici e spontanee. La chiave di tutto è la semplicità.

Secondo te qual è la chiave del tuo successo?

Proprio come ho detto prima, la semplicità. Non sono un Divo. Sono, cerco di essere un modello positivo a cui i ragazzi possano guardare, a cui ispirarsi. Un po' come un fratello maggiore, un loro coetaneo.

Poi abbatto le barriere, parto dalla mia generazione e ne parlo. Parlo della mia realtà, che è quella della mia generazione e dei miei coetanei. Temi che sentono vicini, propri.

Come influiscono le radici campane sulla tua musica?

Tanto, tantissimo. Canto spesso in dialetto, anche se non tralascio l'Italiano. Per me le origini sono molto importanti, sono un fattore molto radicato in me, e non le voglio dimenticare, anzi.

E questo è anche una responsabilità. Il fatto di parlare di un territorio, della sua realtà e dei suoi problemi, e di una generazione, con tutte le sue difficoltà, è un'enorme responsabilità di cui sento forte il peso.

Sei giovanissimo ma allo stesso tempo sei un ragazzo di successo, con mille impegni lavorativi. Com'è la vita privata di Rocco ventenne?

Diciamo che lo spazio per la vita privata ormai è ridottissimo. Non che me ne lamenti, tutt'altro. Sono contento e onorato, perché ho avuto una grandissima fortuna. Provo una grande passione per ciò che faccio e voglio che continui ad essere così. E il divertimento e lo svago li lascio nel poco tempo libero che mi rimangono.

Citando di nuovo Rocco Hunt, hai detto che “Non sei più disorientato, sai dove vuoi andare”. Cosa vedi davanti a te?

Penso e spero di aver avviato una buona carriera. Come ho già detto, sono stato molto fortunato. E spero di continuare su questa strada. Di avere davanti a me un lungo percorso di sacrifici e di soddisfazioni.

In concreto, quali sono i tuoi nuovi progetti in campo musicale?

A brevissimo, il 4 Marzo, a Roma partiamo col firmacopie dell'album SignorHunt Wake Up Edition. Un nome, SignorHunt, che vuole anche essere divertente, un doppio senso che gioca col dialetto. Un album che è un doppio disco, in pratica, in quanto il primo contiene 16 brani, il secondo 9.

Poi c'è il tour nelle librerie, che prevede come tappe Roma, Milano, Napoli e tante altre città, in tutta Italia.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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