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All’indomani dell’allarme lanciato dalla Dda, sul calo di forza nei confronti dei clan camorristici. Nuove accuse cadono su Carmine Schiavone, figlio del boss Francesco detto Sandokan. Altre tre misure di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip di Napoli, nell’ambito di una operazione portata a termine dai carabinieri di Casal di Pirincipe. Carmine Schiavone, Carmine Iaiunese e Luigi D’Ambrosio, questi ultimi ritenuti affiliati al clan dei casalesi- fazione Schiavone, dovranno rispondere di estorsione ai danni di un imprenditore edile dell’agro aversano.

In particolare dalle indagini, coordinate dalla Dda di Napoli, è emerso come Carmine Schiavone, allora reggente dl gruppo criminale, agiva formulando il mandato estorsivo ai coindagati, già arrestati dalla locale Compagnia tra gennaio e febbraio 2013. L’estorsione veniva consumata mediante il pagamento di una prima rata dell’importo di 5.000 euro rispetto ad una richiesta complessiva di 35.000 euro.  Il 5% circa dell’importo doveva essere versato direttamente a  Carmine Schiavone detto ‘Carminotto o Staffone’. Dei due era Luigi D’ambrosio a formulare la richiesta: “ Stai lavorando? Ma tu ti sei messo a posto per questo lavoro?”. Intimando all’imprenditore aversano di pagare la somma di denaro in una unica tranche nel periodo di Natale.

Una vera e propria escalation di imputazioni per il rampollo della famiglia Schiavone. Già ieri un altro provvedimento cautelare gli era stato notificato in carcere, insieme ad altre tre persone ritenute appartenenti al suo gruppo, per vari episodi di estorsione ai danni di imprenditori della zona.

Carmine, secondo dei sette figli del boss Sandokan, è stato l’ultimo a varcare la soglia del carcere. Nel 2010 fu la volta del primogenito Nicola, rinchiuso al 41 bis nel carcere dell’Aquila. A seguire Emanuele, rinchiuso nella casa circondariale di Palermo ed infine Ivanhoe, ora in carcere a Tolomezzo.

Prese  le redini  del clan dopo l’arresto del fratello Nicola. Carmine Schiavone ha basato le sue azioni sull’attività di estorsione nei confronti di molti imprenditori e non solo del casertano. Le indagini condotte in questi giorni, dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, hanno dunque tracciato e ricostruito il giro di affari messo su dall’ultimo capo del clan camorristico dei casalesi.

I provvedimenti di queste ultime ore contro il gruppo criminale, tuonano all’imminente celebrazione del diciannovesimo anniversario della morte di Don Peppino Diana. Figlio e fratello sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo del 1994. Nell’occasione la Diocesi di Aversa ha stilato un intero programma di manifestazioni in memoria del sacerdote. Cercando di lanciare un messaggio che chiama a condividere l’amore per la verità ed una robusta fedeltà alla giustizia. 

 

Ilaria Bencivenga

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