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Campania
toni ricciardi

Un’altra chiave di lettura dell’emigrazione italiana. Frutto di studi e approfondimenti portati avanti, nel corso degli anni, dal’irpino Toni Ricciardi, storico delle “migrazioni” dell’Université de Genève che ha raccolto tutto nel libro “Associazionismo ed emigrazione – Storia delle colonie libere e degli italiani in Svizzera”, editori Laterza. Un testo interessante, di approfondimento, da leggere tutto d’un fiato, perché consente davvero di avere una visione completa di un fenomeno che ha caratterizzato – e caratterizza - il nostro Paese.

I riflettori sono puntati sulla Svizzera, una nazione «relegata sempre in second’ordine», mentre invece ha assorbito il 50% del flusso in uscita dall’Italia. Insomma, Toni Ricciardi rompe i vecchi stereotipi, quelli che fanno venire subito in mente le immagini delle miniere di carbone in Belgio o delle industrie in Germania, quando si parla di emigrazione.

«Al contrario, la Svizzera – che dal secondo dopoguerra e fino alla metà degli anni Settanta del secolo scorso ha accolto da sola quasi il cinquanta per cento del flusso migratorio italiano – per lungo tempo è stata sottovalutata e quasi dimenticata dalla storiografia nazionale, nonostante abbia attirato milioni di italiani, prevalentemente del Nord-Est e poi, a partire dagli anni Sessanta, del Sud».

Ed ecco un altro stereotipo che il professore Ricciardi fa cadere, quello della provenienza. «Non partivano soltanto i “quattro straccioni” provenienti dal Meridione. Fino agli sessanta la presenza era in prevalenza settentrionale».

Un altro tema di sicuro interesse del libro è quello dell’associazionismo nel mondo. «In Svizzera è nato il maggior numero di associazioni di italiani, se ne contano all’incirca 1.000, in un Paese che di per sé è molto piccolo. E’ proprio in Svizzera che viene fondata la Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera (Fclis), un’eccezione senza precedenti nella storia dell’associazionismo italiano in emigrazione, nata dall’esigenza di assicurare una rappresentanza unitaria di tutti gli italiani e degli esuli del fascismo».

La presenza italiana in Svizzera sarà caratterizzata da stagionalità e precarietà, oltre che da un alto tasso di clandestinità, la pagina più buia e poco conosciuta dell’immenso mosaico dell’emigrazione italiana, con protagonisti migliaia di bambini. Sono pagine intense, quelle di Ricciardi. Ricche di contenuti, ricche di spunti d’interessante riflessione. Si parla, tra l’altro, della tragedia di Mattmark, la Marcinelle dimenticata. Centrali sono i paragrafi dedicati all’emigrazione intesa come pilastro dell’economia nazionale ed al Sud.

Non si poteva non concludere con uno sguardo all’emigrazione di oggi. «Oggi è più corretto parlare di mobilità transnazionale – spiega il professore Ricciardi - . Certo è importante l’esperienza che si fa all’estero, ma diventa molto complicato se non si riesce ad invertire adesso, da subito, il trend, se non si vuole assistere ad un processo di desertificazione senza ritorno».

Alfredo Picariello
 

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