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Campania
Antonio Manganelli

Avellino piange uno dei suoi cittadini più illustri. Un “lupo” che ha lottato fino alla fine. Un irpino che amava la sua terra e nella cui terra ritornava appena poteva. Per rivedere gli amici di sempre. Per parlare agli studenti. Per correre allo stadio Partenio e tifare la sua Avellino. Con Antonio Manganelli è andato via un simbolo, un punto di riferimento per tutta la città. La sua sete di giustizia e sicurezza. La sua umanità. La sua tenacia. Qualità quest’ultima che a chi glielo chiedeva rispondeva fieramente di aver ereditato dalle proprie origini avellinesi.

 
Un uomo coraggioso, Manganelli. Sempre in prima linea dimostrando l’orgoglio di servitore dello Stato. Nella sua carriera ha indossato la divisa da poliziotto e questo lo ha reso più vicino e attento ai suoi uomini. Amava molto parlare con i giovani. Indelebile è stato il suo ritorno due anni fa al liceo classico Pietro Colletta di Avellino. La scuola della sua adolescenza. È salito in cattedra cercando di rispondere a tutte le domande degli alunni. E proprio nella sua città Manganelli veniva spesso per mantenere vivo il rapporto con le sue radici. Poche settimane fa, prima dell’edema celebrale che gli è stato fatale, ha ricordato che, passeggiando per il corso principale di Avellino, aveva scoperto grazie ad un amico la figura di Palatucci l’eroe di Montella che salvò migliaia di ebrei. “Un irpino come me - dichiarò -. Non sapevo che fosse l'ultimo Questore di Fiume. A farmi scoprire quest'uomo giusto fu un amico, Goffredo Raimo”.  Anche se da anni non viveva più ad Avellino, si è sempre battuto per la sua città. Si schierò con ardore anche a difesa del titolo di capoluogo di provincia.


Ogni volta che ritornava in città per il capo della Polizia era un’occasione per riabbracciare i suoi tanti amici. Gli ex “Rubin’s” la banda del liceo con cui suonava alle feste delle scuole. E poi la sua passione per il calcio. “Io sono un lupo come voi” dichiarava nelle sue ultime interviste mostrando il suo amore per l’Avellino. Quando poteva era il primo a correre allo stadio Partenio a seguire i lupi biancoverdi. Aveva iniziato con la consueta schiettezza la battaglia contro il razzismo nel calcio e nello sport. Le sue tante battaglie non vanno via con lui. Restano nella memoria e coscienza di tutti noi. Purtroppo però da ieri Avellino è un po’ più sola.

Enza Petruzziello

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