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Campania
ERASMUS MARTA CEFALO

«E’ un’esperienza che ti apre la mente, ti incuriosisce, ti permette di conoscere nuove culture e imparare una lingua diversa. L’Erasmus oltre a “riempire” la carriera universitaria, riempie il proprio bagaglio sia dal punto di vista di vita vissuta sia da un punto di vista culturale. Ti insegna ad apprezzare cose alle quali prima neanche pensavi».

Marta ha 24 anni e fa parte dei tanti ragazzi che ogni anno decidono di partire dall’Italia per ampliare il proprio percorso di studi all’estero. In Campania, secondo le ultime stime, sono quasi 1400 i ragazzi che attualmente si trovano nei Paesi dell’Unione Europea, grazie al progetto Erasmus. In questi giorni si è parlato molto di loro.

Motivo? Le prossime elezioni, che decideranno l’assetto del nuovo Parlamento. E nonostante la volontà politica, il perentorio invito dell’Ue e gli auspici venuti da ogni parte, il 24 e 25 febbraio loro non potranno votare nei Paesi che li ospitano. «Difficoltà insuperabili» ha detto il Consiglio dei ministri, dovute al tempo ridotto di intervento ma soprattutto a motivi di costituzionalità. Marta, una laurea di primo livello già in tasca in Scienze dell’Educazione all’Università degli Studi di Salerno, sta frequentando la specialistica in Scienze Pedagogiche.

La scorsa estate – dopo aver riempito tutte «le scartoffie necessarie» - prepara la valigia e parte da Manocalzati, in provincia di Avellino. Destinazione Vilnius, capitale della Lituania. «Dopo tanti sacrifici e lavori saltuari – ci racconta - sono arrivata al secondo anno del mio corso di studi. Volevo una svolta e così ho deciso di intraprendere un nuovo percorso. Per aprire nuovi orizzonti, vivere e confrontarsi in un contesto diverso da quelli a cui si è abituati.

Marta completerai il tuo percorso a giugno, mancano 5 mesi al tuo rientro in Italia. Si vota a febbraio, ma tu non potrai. Trovi ingiusto che gli studenti all’estero non possano votare? «Ci ritengono “una difficoltà insuperabile”. Che dire? Il significato di anni e anni di mortificazioni delle nostre generazioni è racchiuso in queste poche righe. Per il nostro Paese da risorsa siamo diventati un peso. Pesiamo sulle risorse da destinare alle scuole, all’università, alla cultura. Noi non abbiamo il diritto di chiedere. Chi è nato prima di noi ha pensato bene di toglierci il futuro e rimanerci in tasca soltanto la carta d’identità. In questa Nazione siamo solo dei numeri, noi Erasmus neanche quello». In queste ore, la Libera università degli Studi per l’Innovazione e le Organizzazioni di Roma, ha deciso di consentire il rimborso delle spese per i suoi studenti Erasmus. Spero che il resto delle Università italiane si adegui e faccia lo stesso».

Parole dure le tue. Tornerai per votare? «Non lo farò».

Perché? «In questo momento di crisi, una crisi che attanaglia tutte le famiglie italiane, compreso la mia, non trovo giusto chiedere ai miei genitori ulteriori sacrifici. Sono profondamente convinta che con l'antipolitica non si costruisca nulla, e sono consapevole dell’importanza di andare a votare ma debbono metterci in condizioni di poterlo fare. Così non si può andare avanti. E’ davvero sgradevole, tutto questo. E’ infame un Paese che non riconosce i suoi giovani, la classe dirigente del futuro che si distacca dalle proprie case (e che non è di certo choosy o bambocciona), che non ha paura di partire e che affronta numerosi sacrifici per formarsi altrove, sperando di ritornare nella propria terra e mettere in pratica ciò che si è studiato in tanti anni di sacrifici. Ma sono solo miraggi o forse deliri, di una ragazza come tante». Direi il contrario. Sono legittime rivendicazioni.

Un’altra accusa fatta troppo spesso ai giovani è il disinteresse nei confronti della politica. Tu la stai seguendo? «Da piccola mi piaceva andare al circo, oggi non ho più bisogno di pagare il biglietto. Le apparizioni mediatiche, i saltimbanchi e le giravolte dei nostri politici vecchi e nuovi ci offrono uno spettacolo, oserei dire – e non intendo offendere i veri artisti circensi - uno dei più belli della storia politica italiana. Tecnici e politici si confrontano sul niente, sono pronti soltanto a spartirsi i posti di potere».

Dove vivi attualmente cosa pensano dell’Italia e del nostro Governo? «Molti pensano che il nostro sia uno dei Paesi più belli del mondo e hanno pienamente ragione, dove si mangia bene, dove ci sono bellezze artistiche e naturali di ineguagliabile misura, con artisti e imprenditori che portano alto l’orgoglio del nostro popolo, e penso al made in Italy. Ma c’è anche chi schernisce la nostra burocrazia, i privilegi della nostra politica, la corruzione, le mafie che non hanno niente a che fare con molti di noi, ma che comunque trattano con il nostro “Stato”. E poi, c’è chi ridicolizza le nostre scelte sul piano politico. Una su tutte: Berlusconi. Uno dei miei professori, per tutto il corso di studi, mi ha ricordato le vicende giudiziarie e indegne dell’ex capo del governo italiano. In una gremita aula universitaria, piena di cinesi, inglesi, americani. In quelle ore di lezioni, c’era sempre una parola – non tanto dolce - per Berlusconi».

Dopo questa esperienza all’estero come vedi adesso il tuo Paese? E soprattutto rientrerai ad Avellino? «Sono ancora più convinta che l’Italia abbia delle risorse incredibili, delle potenzialità ancora da scoprire. In particolare, la nostra terra: l’Irpinia. E da qui, dalle nostre tipicità, dalle nostre tradizioni, che dobbiamo ricominciare “senza se e senza ma”. Affrontando le annose questioni che ci portiamo dietro da anni, forse dovremmo farlo con un po’ di quella rigidità e fiscalità che non manca al resto dei Paesi Europei e che molte volte non appartiene al nostro, di Paese. Ma vi assicuro che a volte gli “stranieri” sanno essere davvero glaciali, la nostra solarità e la nostra creatività ci contraddistingue, ovunque andiamo. E’ un marchio per il nostro Paese. Personalmente sono molto legata alla mia terra spero di ritornare, un giorno. Per il momento mi hanno proposto di fare il dottorato all’estero, poi si vedrà».

Caspita, complimenti e in bocca al lupo. Insomma viva l’Erasmus? «Spero di poter ricominciare partendo da questa esperienza davvero unica, e da tante altre ancora. Voglio rimettermi in gioco e voglio poterlo fare proprio nel mio Paese. Uno stivale che amo, profondamente. Con le sue mille differenze, dialetti, specialità».

 

Enza Petruzziello

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