Politica

Napolitano: azione in Libia 2011 fatta con ampio consenso

"Da questo mondo cosi' gravido di pericoli non possiamo scappare, non possiamo evadere. Questo e' il nostro dovere". Lo ha detto, nell'aula di Palazzo Madama, il senatore a vita Giorgio Napolitano, in un passaggio del suo intervento dopo l'informativa del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Per Napolitano l'Italia "deve fare la sua parte". "Ho chiesto la parola per esprimere anch'io grande apprezzamento per le dichiarazioni del ministro degli Esteri, per la serieta' e l'equilibrio di queste dichiarazioni", ha detto in Aula Napolitano. "L'ho fatto anche perche' - ha sottolineato - sono stato gentilmente citato per il ruolo da me svolto negli anni trascorsi, compreso quello delle settimane e dei giorni in cui venne deciso che l'Italia partecipasse a un'iniziativa multilaterale di carattere militare di fronte alla situazione venutasi a creare in Libia", ha spiegato.

"Vale la pena di ricordare che fu un'azione decisa in comune, fu una comune assunzione di responsabilita', incentrata su chi nel nostro sistema costituzionale aveva ed ha la responsabilita' delle decisioni in materia di politica estera e di difesa, cioe' il governo della Repubblica. Vorrei pero' ricordare che ci fu un amplissimo consenso parlamentare con la risoluzione approvata il giorno 18 marzo dalle Assemblee della Camera e del Senato, che fu qualcosa di molto significativo e importante", ha osservato. "Alle spalle di quelle decisioni italiane, anche parlamentari oltre che di governo, vi erano state le prese di posizione in sede di Nazioni Unite, in modo particolare l'approvazione della risoluzione del 17 marzo sulla no fly zone e, immediatamente a seguire, le decisioni che vennero prese dall'Italia", ha detto ancora. Ma "le gratuite polemiche sulla partecipazione dell'Italia all'intervento Nato del 2011 dimenticano che non solo il governo Berlusconi vi aderi' sulla base dell'autorizzazione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, ma che fu proprio l'Italia ad adoperarsi perche' l'operazione, iniziata estemporaneamente - ha proseguito Napolitano - non dimentichiamo, da Francia e Regno Unito, rientrasse interamente nel quadro di gestione politica e militare dell'Alleanza atlantica". "Un quadro da cui l'Italia, ritenemmo tutti quanti all'epoca, e anch'io nella mia qualita' di Presidente del Consiglio supremo di difesa, che pure non e' un organo decisionale, non potesse in alcun modo estraniarsi. Naturalmente, anche la piu' ampia legittimazione internazionale non esclude che si possano commettere errori", ha sottolineato.

"L'errore giu' grave e' consistito in una sorta di disimpegno di larga parte della comunita' internazionale nella fase successiva a quella dell'intervento militare e della caduta o dell'abbattimento del ruolo del presidente Gheddafi", ha detto ancora il Presidente emerito della Repubblica. "Oggi il quadro e' anche piu' complicato per quanto riguarda la legittimazione internazionale, che ancora si puo' dire in fieri nonche' sottoposta ad incognite, ed e' abbastanza difficile a realizzarsi pienamente per debolezze che non possiamo negare nell'organizzazione piu' rappresentativa della comunita' internazionale, e cioe' nell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che e' molto travagliata di fronte alla molteplicita' delle sfide e delle crisi che in questo momento attraversano il mondo", ha aggiunto. "Credo che bisogna essere molto attenti e molto seri, ma comunque non si puo' escludere che possa venire una minaccia concreta da parte delle forze dell'Isis che occupano una parte del territorio libico, e soprattutto non si puo' escludere la necessita' di una grandissima vigilanza nonche' di una grande attenzione a tutto cio' che va predisposto perche' l'Italia sia in grado di fare la sua parte, se necessario, in un ambito piu' ampio e collettivo di intervento che si renda necessario", ha detto ancora Napolitano. "Un intervento che sia innanzi tutto, e' inutile ripeterlo, politico e diplomatico", ha proseguito Napolitano.

"Ho detto da qualche tempo che la ma convinzione e' che da decenni non si presentava una situazione cosi' gravida di pericoli, di sfide e di incognite. Non e' il caso di elencare quanti siano i centri che oggi suscitano preoccupazione e allarme, le situazioni difficili da padroneggiare, le crisi estremamente complicate da risolvere, e pero' c'e' solo da dire che noi non possiamo tirarci indietro, come non ci tirammo indietro nel 2011, rispetto a quello che accade in Libia e a tutte le ricadute della situazione libica - ha osservato ancora - E' stato per citato per tutti il flusso migratorio, in larga parte manovrato e coatto, rispetto al quale le risposte da parte dell'Europa tardano o sono insoddisfacenti, come si e' dimostrato in questi giorni. Tuttavia, da questo mondo cosi' gravido di pericoli quello che e' certo e' che non possiamo evadere, non possiamo scappare, e questo e' il nostro dovere", ha osservato.